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“Le nozze dell’orso”, tra ‘800 e avanguardia il debutto dell’opera da camera di Schittino e Idonea

Recensioni Al Sangiorgi di Catania, in prima esecuzione assoluta, l’opera da camera, voluta dal Massimo Bellini della città etnea, che nasce dagli atti unici “Una domanda di matrimonio” e “L’orso” di Cechov. Il compositore Joe Schittino predilige una partitura complessa, dal continuo variare agogico, che si presta al sarcasmo del testo ben reso dalla snellezza testuale del librettista Alessandro Idonea e dalla pulsante regia di Davide Garattini Raimondi. L’acume direttoriale di Domenico Famà assembla con fermezza le sezioni strumentali. Incisivo lo spessore vocale dei cantanti

E’ stata rappresentata dal 13 al 15 marzo al Teatro Sangiorgi di Catania, in prima esecuzione assoluta su commissione del Teatro Massimo Bellini della città etnea, l’opera da camera “Le nozze dell’orso”, tempeste da salotto in due atti e nove quadri, da “Una domanda di matrimonio” e “L’orso” dello scrittore russo Anton Pavlovic Cechov. Con l’Orchestra dell’Ente lirico catanese diretta da Domenico Famà, su musica di Joe Schittino e libretto di Alessandro Idonea, l’opera si è avvalsa della regia di Davide Garattini Raimondi, e si ascrive alla produzione contemporanea del 2026 nel cartellone “Opera da camera” al Teatro Sangiorgi, accanto al versante della tradizione promossa dalla stagione del Bellini, entrambe sotto la direzione artistica di Fabrizio Maria Carminati.

Una scena de “Le nozze dell’orso”, foto di Giacomo Orland0

Su fondali che raffigurano boschi verdeggianti e innevati con animazione (tra lo scorrere di cani e fiocchi di neve), all’interno della scena unica con salotto borghese, sotto la direzione degli allestimenti scenici di Arcangelo Mazza, la scenografia e il light design di Paolo Vitale, e i costumi di Giovanna Giorgianni, ci troviamo di fronte ad uno spazio teatrale sobrio, reso vivace dal dinamismo dei dialoghi di pochi personaggi, fragili e umoristici, dietro un velo di dolore e amarezza esistenziale.

Interpretata dai mezzosoprani Lara Rotili e Sofia Janelidze rispettivamente nel primo e secondo atto, la giovane Natal’ja Stepanovna riceve una proposta di matrimonio dal vicino Ivan Vasil’evic Lomov, nel ruolo baritonale di Italo Proferisce (che sarà anche il domestico Luka dell’atto successivo), il quale, vittima di una salute malferma rivela da subito la sua instabilità emotiva quando interloquisce col padre di Natal’ja, Stepan Stepanovic Cubukov, ovvero il tenore Ivan Tanushi, lo stesso che nei panni di Grigorij Stepanovic Smirnov nel secondo atto diventerà “Un orso! Un mostro!… Un rozzo, un bruto….” a detta di un’indignata Natal’ja la quale, rimasta vedova da sette mesi, considera villano il tenente d’artiglieria venuto a riscuotere il debito lasciato dal marito defunto. Le parole si inseguono precipitando nell’insulto, fino a propositi di duello omicida, per poi stemperarsi e sciogliersi in un sentimento d’amore imprevisto, che vedrà alla fine i due l’uno nelle braccia dell’altro.

Una scena de “Le nozze dell’orso”, foto di Giacomo Orlando

Ed è proprio un contesto imprevedibile l’habitat naturale che il musicista siracusano Joe Schittino predilige, con una partitura quanto mai complessa, dal continuo variare agogico che si presta al sarcasmo del testo: qui entra in gioco l’acume direttoriale di Domenico Famà, che assembla con fermezza le sezioni strumentali conducendo l’orchestra del Bellini ad una coesa efficacia comunicativa, tra molteplici richiami al linguaggio tra Otto e Novecento dell’autore siciliano. Da sonorità stridenti di ottoni eclatanti, rulli di tamburi sullo scintillìo di metallofoni, in bilico tra fine Ottocento e un’avanguardia dissacrante, a dialoghi più rasserenanti tra legni, abbiamo colto ascendenze di uno Stravinskij sia classico che seriale, punte sinfoniche alla Mahler, accenti jazzistici alla Gershwin, sino a tinte di lirismo pucciniano, intercalati da una discorsività cinematografica che ha alleggerito il tutto, nell’ampiezza di linguaggio dell’ensemble, sul filo di quell’ironia che ha permeato l’opera grazie alla pulsante regìa di Garattini Raimondi, alla snellezza testuale di Idonea e all’incisivo spessore vocale dei cantanti, nonché all’adeguato interagire scenico degli stessi. Un’interpretazione certamente molto apprezzata, che ha riscosso calorosi applausi e vivi consensi dalla platea del Sangiorgi.

Tutto il cast de “Le nozze dell’orso”, foto di Giacomo Orlando

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