HomeBlog
Blog

Possiamo definirci un Paese civile se…

Blog 25 domande per capire se quello in cui viviamo è veramente un Paese civile e 25 conseguenti risposte che ci fanno capire che, purtroppo, non viviamo in un Paese civile

Possiamo definirci un Paese civile se da trent’anni le strade hanno sempre le stesse buche?

Possiamo definirci un Paese civile se vai al Pronto Soccorso e ti dicono “Non è niente, vada a casa” e poi quel “niente” è un tumore? Se i medici vengono aggrediti e rischiano la vita facendo il loro lavoro?

Possiamo definirci un Paese civile se le leggi diventano lo scudo e la spada delle classi dominanti? 

Possiamo definirci un Paese civile se la gente chiede a gran voce diritti e se ne ostacola acquisizione? Se i leader di partito usano i social e l’IA come dei bimbiminkia?

Possiamo definirci un Paese civile se incendiano campi e boschi e nessuno spiega il perché e a chi conviene?

Possiamo definirci un Paese civile se il dissenso viene messo a tacere… con la violenza?

Possiamo definirci un Paese civile se la dialettica politica è tornata indietro ai tempi del ventennio fascista?

Possiamo definirci un Paese civile se la scuola non stimola il pensiero critico? Se gli insegnanti sono sotto pagati? 

Possiamo definirci un Paese civile se non c’è modo di fermare il bombardamento truffaldino dei call center?

Possiamo definirci un Paese civile se a chi ha poco viene chiesto di togliere il 46% in tasse e ai ricchissimi dell’Hi-Tech viene chiesto il 5%?

Possiamo definirci un Paese civile se i governanti si avvalgono della post-verità e si formano parlamenti fantocci?

Possiamo definirci un Paese civile se il grosso evasore è trattato come un bambino dispettoso a cui va concesso perdono, indulgenza e comprensione?

Possiamo definirci un Paese civile se i giovani vengono picchiati col manganello, e i mafiosi “vanno trattati con umanità”?

Possiamo definirci un Paese civile se si favoriscono nuove forme di feudalesimo?

Possiamo definirci un Paese civile se le periferie e gli emarginati non vengono ascoltati?

Possiamo definirci un Paese civile se il lavoro pagato è all’estero? Se il caporalato non viene fermato? Se si muore di lavoro?

Possiamo definirci un Paese civile se sei una donna che viene sfruttata in casa e al lavoro e da un momento all’altro potresti essere uccisa?

Possiamo definirci un Paese civile se le carceri non vengono riempite dai colletti bianchi del peculato, della concussione, della malversazione, del favoreggiamento, ecc.?

Possiamo definirci un Paese civile se lo Stato è assente e tace, e quando è presente fa paura? Se non accogliamo chi viene dal mare?

Possiamo definirci un Paese civile se pagare le tasse non serve a migliorare i servizi, ma serve a tenere in piedi tutto questo?

La polvere è talmente tanta che un solo tappeto non basta più a nasconderla.  

Immagine generata con IA Gemini

Condividi su

Commenti

WORDPRESS: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.