Libri e Fumetti Scrittura pulitissima come pochi riescono, l'etneo Massimo Maugeri è tornato in libreria con "Quel che facciamo dell'amore", edito da La nave di Teseo, che sviluppa un argomento sotterraneo che non lascia margini di speranza a chi si accorge del sovvertimento di tutto ciò che aveva pensato. Maugeri: «In questo libro il gioco metaletterario è duplice ed è possibile ritrovare elementi connessi al tema del doppio e alla crisi di identità che caratterizza buona parte della mia produzione letteraria». Sabato 7 marzo nuova presentazione editoriale a Catania
Da book blogger a scrittore a conduttore radiofonico, anzi no: blogger, scrittore e conduttore radiofonico che eccelle nel panorama italiano in tutte e tre le aree. “Letteratitudine” è la sua creatura prima, dove tutto ebbe inizio, un blog che lo ha portato a primeggiare, anno dopo anno, fino ad essere riconosciuto il più importante divulgatore, con annesso programma radiofonico, italiano di libri e letteratura. Un’emozione della quale i catanesi si onorano per Massimo Maugeri, cordiale gentiluomo che vive nella provincia etnea, a pochissimi chilometri dalla città del Liotru.
In parallelo Maugeri ha “galoppato” con i suoi libri, tutti pubblicati da case editrici indipendenti finché otto anni fa la “sorpresa”, che in Sicilia non stupì, della firma con La nave di Teseo –potente alternativa alle major dell’editoria, fondata da un nugolo di intellettuali, tra i quali Mario Andreose, Elisabetta Sgarbi e il compianto Umberto Eco – pubblicando il romanzo “Cetti Curfino“ (Premio Musco e finalista al Premio Chianti). Nel 2021 lo abbiamo ritrovato (e intervistato) con “Il sangue della montagna“, candidato da Rosa Maria Cutrufelli al Premio Strega edizione 2022, che ha vinto il Premio Mignosi di Palermo ed è stato segnalato in diversi ulteriori premi di livello.
Sino a giungere al 13 febbraio scorso con la pubblicazione di “Quel che facciamo dell’amore” (pp.230, € 20,00) escavazione nella materia più complessa dell’esistenza, l’amore, miscelata all’arte più seguita dagli esistenti: la musica. Così come Emil Cioran ci raccontava di sprofondamenti verso l’abisso per bussare alla porta del caos, Massimo Maugeri narra di uno scrittore che questo caos lo interseca tra la complessità dei sentimenti e… le melodie dei Beatles.

Una recente foto di Massimo Maugeri
Il libro è stato candidato dallo scrittore Giorgio Nisini all’ottantesima edizione del Premio Strega con la seguente motivazione: «Non è facile trovare una definizione per il nuovo romanzo di Massimo Maugeri, “Quel che facciamo dell’amore”, edito da La nave di Teseo. Questa difficoltà è un punto di forza che spiazza il lettore, perché lo pone di fronte a una narrazione insieme lineare e stratificata. La passione per la musica e per i Beatles, che costituisce il basso continuo dell’intera vicenda, si intreccia con il tema dei diritti civili e della lotta contro il razzismo, trovando il suo punto di saldatura nella figura di Martha, donna americana che il protagonista conosce durante lo storico concerto di Paul McCartney ai Fori Imperiali del 2003. Il risultato è un raro esempio di music novel italiano che si carica di una particolare forza engagé, mantenendo però un’armonia stilistica e una velocità di scrittura che confermano le naturali doti narrative di Maugeri. Al centro resta una domanda sospesa che risuona nel titolo affermativo del libro, come accadeva in “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Qui, tuttavia, non si tratta più di parlare, ma di fare: che cosa facciamo dell’amore? Come sperimentiamo uno tra i più complessi sentimenti umani? Clive S. Lewis ne distingueva ben quattro tipologie: affetto, amicizia, eros e carità. A queste forme Maugeri ne aggiunge un’altra: la responsabilità; il che arricchisce il libro di una tensione etica che lo rende pienamente attuale».

Abbiamo contattato Massimo Maugeri per farci chiarire alcuni significanti dello stile che, ancora una volta, ha sorpreso e crediamo, sorprenderà i lettori.
Maugeri ci risolva l’arcano: come il caos sentimentale dello scrittore protagonista del romanzo si riflette in metafore musicali legate ai Beatles?
«Il protagonista, e voce narrante della storia, ha in effetti una vita sentimentale piuttosto caotica che gli impedisce di avviare relazioni serie e durature. Il legame con Martha, per come si sviluppa soprattutto quando i due si ritrovano a New York, gli fa comprendere che non è mai stato davvero innamorato. La musica dei Beatles e di Paul McCartney è trasversale all’intera storia. Martha parla di “Paul’s panacea”, riferendosi al fatto che nell’ambito dell’intero repertorio musicale di McCartney (sia nel periodo dei Beatles, sia in quello successivo) possono trovarsi canzoni capaci di alleviare qualunque tipo di sofferenza. Anche lo scrittore, a un certo punto della storia, si ritroverà a imbastire una sorta di personale playlist per fronteggiare i disagi di una situazione sentimentale diventata per lui insostenibile».

I Beatles all’Ed Sullivan Show nel 1964, foto di Bernard Gotfryd, pubblico dominio, Collegamento
Lei interseca anche l’uragano Sandy del 2012 che colpì i tropici e la zona orientale del Nord America: come funge da catalizzatore per rivelare traumi irrisolti di Martha, personaggio chiave del suo nuovo romanzo?
«L’uragano Sandy avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia, soprattutto per ciò che concerne l’evoluzione di questo “legame speciale” tra Martha e lo scrittore (nato durante il concerto di Paul McCartney a Roma del 2003). L’uragano Sandy colpisce la città di New York nell’ottobre del 2012. Nell’aria c’è una tensione palpabile. La città, di fatto, si barrica per cercare di contenere la forza distruttrice dell’uragano. Anche Martha e lo scrittore si barricano dentro l’appartamento di lei, mentre al di fuori delle mura di casa Sandy comincia a dare prova della sua furia. Ed è in quel contesto che accade qualcosa di imprevisto che si rivelerà come una vera e propria pietra miliare della storia».
La condizione psicologica, attraverso la ricerca del sé, sembra essere affrontata in sfumature del “gioco di specchi metaletterario”: questo cosa farà emergere nel dialogo interiore dello scrittore durante la crisi identitaria?
«Il gioco metaletterario è duplice. Da una parte c’è quello mio personale, legato al fatto che nel primo capitolo del libro trasferisco allo scrittore voce narrante della storia i miei ricordi legati a quel concerto romano di Paul McCartney del 2003 a cui ho avuto la fortuna di partecipare. E poi, più in avanti, c’è un momento in cui lo scrittore protagonista decide di dare vita a una storia – poi pubblicata dietro pseudonimo – che racconta di un legame sentimentale che si sviluppa tra Roma e New York. Anche in questo libro, dunque, è possibile ritrovare elementi connessi al cosiddetto tema del doppio e alla crisi di identità che caratterizza buona parte della mia produzione letteraria».
Lo scuotimento della “responsabilità affettiva” – che lei lo approfondisce senza appesantire la lettura, tutt’altro – incuriosisce in maniera non indifferente: si intreccia con le coincidenze transformative di quell’asse così importante tra Roma e New York?
«Quello della “responsabilità affettiva” è un altro tema trasversale del romanzo. Lo stesso titolo del libro si rifà a tale tema. Martha, nel corso della storia, fa riferimento a quella frase del brano “The End” dei Beatles che dice che “l’amore che prendiamo è uguale a quello che creiamo”. Questo si riflette anche sull’evoluzione del legame tra i due protagonisti, sebbene il concetto di “responsabilità” va inteso in senso generale e non solo limitatamente al sentimento nell’ambito di una coppia».
Descriverebbe l’evoluzione emotiva di Jodie come ponte tra il passato razzialmente segnato di Martha e il presente?
«Incontriamo Jodie, la figlia di Martha, all’inizio del romanzo nel contesto del concerto romano di Paul del 2003. All’epoca ha tredici anni, la stessa età che aveva la madre quando vide in concerto Paul per la prima volta con i Beatles, in piena esplosione della Beatlemania. Dal punto di vista emotivo, anche e soprattutto rispetto a Martha, Jodie avrà un ruolo importante per via di una disgrazia che le capita e che segnerà la madre molto profondamente».
A chiosa, ci azzardiamo a chiederle se non teme che l’uso di flashforward nel tessuto narrativo, rischia di anticipare le risoluzioni affettive dei protagonisti con relativo ulteriore rischio di svelare il contenuto del romanzo.
«Non credo che ci sia questo rischio. In tal senso i lettori possono stare tranquilli. È vero che nel corso della storia ci sono alcuni cenni “anticipatori” su ciò che accadrà in seguito; ma accrescono la curiosità senza che venga svelato nulla di significativo. Nella parte finale del romanzo – quando i due protagonisti si ritroveranno a Roma vent’anni dopo dal loro primo incontro – le loro reciproche rivelazioni avranno un effetto sorprendente sugli stessi personaggi e, di riflesso, sui lettori».
L’evento
Sabato 7 marzo, alle 17.30, una nuova presentazione editoriale di “Quel che facciamo dell’amore” di Massimo Maugeri al Mondadori Bookstore di Piazza Roma a Catania. L’autore dialogherà con Daniela Sessa.




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