Libri e Fumetti La scrittrice e giornalista catanese Elvira Seminara in “Lunario dei giorni insonni” (edito da Einaudi), racconta il mondo dalla visione prospettica della “notte”, che diviene un itinerario nei meandri dell'anima e nella complessità della società. La protagonista Iris vive in un luogo assolato del Sud ma sogna di vivere ad Alert, l’insediamento umano piú a nord del pianeta e preferisce guardare la realtà immersa nell'atmosfera notturna. Iris si sente parte della categoria degli insonni, "creature di confine che abitano il tempo rovesciato della veglia"
Un libro che entra nel cuore della realtà attraverso l’invenzione narrativa, un romanzo che indaga l’esistenza utilizzando un approccio culturale multidisciplinare. La trama non è fine a sé stessa, ma è un tessuto connettivo tra narrazione e interpretazione, tra scienze umane, filosofia, fisica teorica e realtà empirica. La scrittrice e giornalista Elvira Seminara nel suo nuovo libro, “Lunario dei giorni insonni” (edito da Einaudi), racconta il mondo dalla visione prospettica della “notte”, che diviene un itinerario nei meandri dell’anima e nella complessità fenomenologica della società.
La protagonista Iris vive in un residence sul mare, il luogo è chiaramente ispirato al mondo etneo, precisamente ad Aci Castello. Pur trovandosi in un suggestivo luogo assolato preferisce guardare la realtà immersa nell’atmosfera notturna, con una compagna sui generis, Aida, una vecchia vicina che ha dimenticato molte cose, inclusa la ragione di un dolore che però non la abbandona. Iris si sente parte della categoria degli insonni, “creature di confine che abitano il tempo rovesciato della veglia”. Seminara con profondità psicologica e con scrittura efficace e vivida coglie l’essenza dei personaggi, dei luoghi, e nel contempo palesa i sogni e le utopie di Iris.

Ma chi è davvero Iris?
Seminara la fa emergere con un autoritratto descritto dalla stessa protagonista del romanzo, con un mix di filosofia e psicologia e una venatura ironica. “Il mio nome è Iris. Però io mi chiamo Ariel. Iris è quello nei documenti, inflitto da mia madre, ma io lo detesto per vari motivi che non posso dire. Quando mi chiamo, e cioè parlo con me stessa (è frequente, non parlo con molti altri), per scuotermi o incoraggiarmi, accusarmi e difendermi nel teatro della mia coscienza – il che poi secondo Nietzsche è ciò che fonda la letteratura –, io sono Ariel. Ad esempio, quando esco dalla doccia e temo di rompermi di nuovo le costole, mi dico: Ariel, stai attenta! Quando mi sento bella, raramente e con sospetto, è a lei che parlo: Brava Ariel, è cosí che mi piaci”.
La convivenza con l’amico Jacopo
Iris condivide casa e affitto con Jacopo, un bioarchitetto alla prese con le sue storie, ognuno di loro ha la sua sfera esistenziale. “Il nostro residence si chiama L’ignoto marinaio, tredici piccole case sul mare. La scelta di vivere qui, tre anni fa, io e Jacopo insieme, è stata impulsiva, ma indovinata. Eravamo naufraghi, sconciati e imbruttiti dal disastro di un rapporto, ciascuno il suo. Entrambi in alloggi di fortuna, con grande paura del nuovo, del vecchio, del durante – e dunque urgenza di conforto, fiducia e cambiamento”.

Elvira Seminara e il suo “Lunario dei giorni insonni”
Iris e Jacopo sono personaggi diversi ma similari, hanno impostazioni esistenziali differenti ma molti punti, anche curiosi, in comune. “In effetti, grazie al cielo, io e Jacopo siamo entrambi maniacali, con qualche Doc mascherato da perfezionismo. La cosa bella è che sono tutte ossessioni contigue: io mania della pulizia e lui dell’igiene personale, lui la paura di essere spiato e io l’interesse per i segreti degli altri, io l’avversione per gli animali nelle case e lui l’allergia ai gatti (diceva). Io amo lo Scarabeo e lui il Monopoli, ed entrambi in modo alterno le piante (da curare e da mangiare), Shirley Jackson, i cibi crudi, la frutta cotta, I Simpson”.
Il villaggio sul mare
Centrale nella storia il villaggio sul mare, il luogo dove è ambientata la narrazione. Un sito che rappresenta fisicamente e simbolicamente il mondo ionico-etneo. “Con Aida però non vado sul lungomare, lei si stanca, camminiamo nel villaggio (…). Ci inoltriamo tra i vialetti del villaggio. Cammina veloce con le sue scarpe di tela rosa, lievemente sformate sull’alluce valgo, e i pensieri decantano un po’. Ogni tanto fa strane domande, ad esempio se i pesci dormono, e in questi casi si ferma a guardarmi, curiosa e intenerita. È sorda, e quando non mette gli apparecchi non sente nulla, ma finge di capire tutto e sorride. A volte si abbarbica a una parola afferrata, l’unica, e lí aggancia il suo discorso, scisso dal resto. Oppure parla a cascata, senza pause, per non dover ascoltare”.

Elvira Seminara durante una recente presentazione editoriale del libro
Iris e il buio
“A me piace il buio, apre varchi nei muri e nell’asfalto da cui escono cose audaci, tipo foglie sbandate, lucchetti, gusci di lumache e topi intimiditi. I suoi respiri sono rumorosi, uguali a quelli delle onde. Il mare fa i gargarismi sugli scogli e l’odore del sale fermenta in aria”.
Ma i luoghi pieni di bellezza in cui vive non la soddisfano interiormente, il suo paradiso è Alert, l’insediamento umano piú a nord del pianeta, il luogo a cui rivolge i suoi sogni, non scalfiti nemmeno dai ghiacci che si sciolgono.
Riuscirà a realizzarli? L’utopia diverrà realtà o è solo un’illusione? Lo scoprirete solo aprendo e leggendo il libro, come nel famoso caso della meccanica quantistica, ovvero l’esperimento mentale del gatto di Schrödinger…



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