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La sua musica

Blog Adele Puglisi mi disse che spesso viaggiava, che faceva avanti e indietro dall’Asia, e che presto, sarebbe ripartita per lavoro. E' stata brutalmente uccisa il 1° luglio del 2016 a Dacca, in Bangladesh, vittima di un attentato terroristico. Aveva 54 anni, la mia età in questo momento. Questo podcast è dedicato a lei, alla sua anima e alla sua memoria. E a tutte le vittime innocenti di questo folle mondo

Nel maggio del 2016 l’Associazione culturale Gammazita di Catania mi chiese di rappresentare la mia amatissima pièce “Patrizzia, la vera storia di una sensation seeker”. Riprendere uno spettacolo teatrale non è una banalità, così iniziai di buona lena a ripassare il copione. La prima prova la feci nella mia sala teatrale personale… ‘nda me stanza. E mi bastò leggere la prima parte della sceneggiatura per sentirmi terribilmente stanco. Sapevo bene che per domare quel tipo di spettacolo necessitavo di un allenamento e di una disciplina fuori dall’ordinario.
Riuscire a dare credibilità ad un personaggio così complesso e contraddittorio come quello di “Patrizzia”, era ed è molto impegnativo.

Se non volevo fare brutta figura dovevo trovare un luogo adeguato che mi permettesse di affrontare con serenità le insidie che avrei incontrato durante le prove. Così chiesi a Sergio Zinna, direttore artistico di Zō Centro culture contemporanee: da metà giugno, ogni mattina, tutte le mattine senza riposo, mi recavo di buon ora da Zō – perché, ‘a matinata fa gghiunnata – per provare “Patrizzia”. Tre, quattro ore di lavoro ogni giorno: un’ora abbondante era dedicata solo al fisico, che avrebbe dovuto affrontare la fatica maggiore. Poi lo spettacolo vero e proprio, infine c’erano i vari ripassi. Concludevo la prova sempre con i ripassi, cercando di smussare tutti i momenti più complicati, ovvero quelli che rischiavano di inficiare il buon esito della rappresentazione.
Mi accorsi subito che nella sala attigua a quella in cui provavo faceva bella mostra di sé un pianoforte a coda. Aldo Ciulla, il responsabile tecnico di Zo, ma anzitutto un amico, mi disse che quel piano si trovava lì da mesi e che chissà quando sarebbero venuti a riprenderlo. Così tutte le mattine, prima di iniziare a lavorare, mi mettevo a strimpellarlo. Non so suonare il pianoforte, lo adoperavo per pulire i pensieri.
Mettevo le dita a casaccio sopra i tasti bianchi e neri per una buona mezz’ora finché non mi sentivo leggero e pronto ad affrontare il mio lavoro. Da quelle bizzarre esecuzioni pianistiche mai è uscita una melodia, tanto meno ho mai tentato di riprodurre una canzone già nota… semplicemente su quel piano mettevo le dita “a minchia” per una trentina di minuti. Questo bizzarro training mi rilassava le idee e mi dava lo slancio giusto per iniziare la prova con enfasi e sicurezza.

Poi l’imprevedibile: a una settimana dal debutto, una notizia tremenda mi scosse le viscere, mi devastò. Una donna che avevo conosciuto da poco era morta… e non per una malattia, né si era tolta la vita, e neppure era stata vittima di un incidente. Era stata uccisa barbaramente. Adele, così si chiamava, ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. In un albergo di Dacca, in Bangladesh, durante un attacco terroristico. L’aspetto ancora più beffardo è che l’indomani un aereo l’avrebbe dovuta riportare in Sicilia.

Dai notiziari scoprii che la graziosa Adele si chiamava Puglisi di cognome. Ricordo ancora, nitidamente, il nostro incontro casuale: un pomeriggio di gennaio, o forse febbraio, a casa sua. Lei abitava al Fortino, uno dei più importanti quartieri popolari di Catania. Ci presentò l’amico Pippo Puleo, un’eccellenza per quanto riguarda pubbliche relazioni, intrecci e conoscenze in città. Ricordo perfettamente che Adele mi disse che spesso viaggiava, che faceva avanti e indietro dall’Asia, mi raccontò che presto, sarebbe ripartita per lavoro. Aveva in programma di trascorrere alcuni mesi tra l’India e altri Paesi limitrofi. Ancora oggi ricordo quell’unico pomeriggio trascorso insieme, che è rimasto scolpito nella mia memoria. Eppure normalmente non sono uno che ha buona memoria, anzi tendo a dimenticare, a meno che non succeda qualcosa di straordinario.

Adele Puglisi

E in quel pomeriggio qualcosa di straordinario effettivamente accadde. La casa di Adele era ubicata proprio di fronte a quella che un tempo fu l’abitazione della mia bisnonna… sbirciando dalle finestre riuscivo ad entrare dentro le stanze che avevano abitato i miei avi. Mi fici bbellu flash. I ricordi cominciarono ad affiorare e ad accavallarsi: io piccolino che pettinavo i lunghissimi capelli bianchi della mia bisnonna. Gli zii, le cugine… vedevo i miei nonni giovani, risentivo gli odori e i suoni di una volta. Di questo mio personalissimo viaggio nel passato Adele fu molto partecipe. È stato bello condividere con lei quel momento. Adele era una persona molto interessante, una donna speciale. Una perfetta padrona di casa, dotata di un fascino non indifferente e di un’intelligenza elevata, che però non ostentava. Come diciamo a Catania: Adele era ‘na fimmina spacchiusa.

Riavvolgo il nastro, “Poi l’imprevedibile: a una settimana dal debutto una notizia tremenda mi scosse le viscere, mi devastò”. Sono davanti al pianoforte, consapevole che nonostante tutto la prova “sa dà fa”. Tra lacrime e sospiri le mie dita iniziano a pigiare i tasti del piano. Ma il mio cervello non si svuota, i miei pensieri rimangono ingabbiati dentro i ricordi. Non mollo. Continuo a pigiare i tasti. Per la prima volta da quando eseguo queste stramberie al piano una melodia prende forma, e più tento di cacciarla via e più lei ritorna chiara e prepotente. Alla fine mi arresi: suonai quella musica. Quel giorno la prova finì lì. Solo grazie ai saggi consigli del buon Aldo riuscii ad oltrepassare le “sabbie mobili” di Dacca. Quella mattina è nata “La sua musica”, così chiamai quella melodia, e alcuni anni dopo la utilizzai per un mio spettacolo, ma è la prima volta che ne racconto la storia.

Adele Puglisi è stata brutalmente uccisa il 1° luglio del 2016, aveva 54 anni. Esattamente la mia età in questo momento. Questo podcast è dedicato a lei, alla sua anima e alla sua memoria. E a tutte le vittime innocenti di questo folle mondo.

Al tamburello marocchino e al piano Mimmo Aiola, che ha pure gentilmente messo a disposizione “La fortezza della solitudine” per la masterizzazione del podcast. Buon ascolto!

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