Blog Oggi la filosofa Ipazia di Alessandria è ampiamente riconosciuta come vittima dell’intolleranza religiosa, antifemminista e anticulturale. Mandante subdolo dell’omicidio fu il vescovo di Alessandria, Cirillo, divenuto poi santo e padre della Chiesa. Cirillo, per molti e per troppo tempo, non fu considerato responsabile dell’accaduto: un maschera perfetta di bontà che ogni mandante di misfatti desidererebbe avere. Quanti Cirilli, di diverse stature, ha prodotto la storia?
Oggi la filosofa Ipazia di Alessandria è ampiamente riconosciuta come vittima dell’intolleranza religiosa, antifemminista e anticulturale. Figlia del matematico e filosofo Teone, da lui ereditò la dottrina che insegnava liberamente agli allievi, fino a quando fu massacrata nel marzo del 415 d.C. Le fonti antiche, sia pagane che cristiane, concordano che Ipazia fosse molto preparata, conducesse una vita austera e fosse molto bella. Cose che il potere, se non può piegare per propri fini, è sempre pronto a demonizzare, soprattutto l’intelligenza di una donna bella.
Mandante subdolo dell’omicidio fu il vescovo di Alessandria, Cirillo (divenuto santo e padre della Chiesa) e succeduto al potere dello zio Teofilo. Quando i clan familiari si impossessano delle istituzioni, siano essere ecclesiastiche, laiche o di altra natura, oltre ad avere la convinzione che esse siano della loro “dinastia” irremovibili, iniziano ad agire in modo impunito commettendo atrocità di ogni tipo. Poi magari vengono santificati, come nel caso di Cirillo. Ma restano pur sempre autori di azioni criminali.
Partiamo dallo zio-vescovo, Teofilo. Lo storico del Settecento Edward Gibbon lo definì “eterno nemico della pace e della virtù, uomo audace e cattivo, le mani del quale furono alternativamente macchiate dal sangue e dall’oro”. Una descrizione in cui si possono riconoscere tanti zii della storia.
Durante la sua reggenza si manifestò un fenomeno che molti, in futuro, fecero proprio: l’indicazione, per mezzo di allusioni, del nemico che minacciava il loro potere. Ovvero: l’aizzamento delle masse ignoranti verso un “bersaglio”. Lo scopo è quello di istigare i propri seguaci a fare violenza contro un indesiderato, consentendo così alla propria autorità di restare “estranea” dalle responsabilità dell’accaduto. Non c’è bisogno di fare esempi contemporanei. Così fece Teofilo, e così apprese Cirillo, degno nipote-vescovo di cotal zio.
Tra i frequentatori della filosofa Ipazia c’era Oreste, il prefetto dell’Egitto, nonché l’uomo che contrastò la politica di intolleranza del vescovo di Cirillo. Quando infatti quest’ultimo iniziò una campagna persecutoria contro gli ebrei, Oreste provò a fare arrivare (vanamente) le sue rimostranza al governo centrale. La famiglia vescovile, soprattutto al tempo di Teofilo, non aveva trovato contrasti, quindi un’azione di opposizione, di per sé, veniva vista come un atto di lesa maestà.
Per via dei legami tra Oreste e Ipazia, si prese a pretesto di colpire la donna, in quando donna, libera e pagana. Tra gli altri motivi, c’era il fatto che Cirillo non potesse tollerare che esistessero gruppi non subalterni al suo culto e potere, figurarsi se poteva accettare un cenacolo di filosofi scientifico e neoplatonico, frequentato da chi aveva messo in discussione la sua autorità. Allora, memore della lezione dello zio, iniziò a fare allusioni e ad additare ai suoi zelanti fedeli il bersaglio: la donna libera pensatrice. Come previsto qualcuno si mise in moto e operò il massacro di un’efferatezza che dopo secoli fa rabbrividire e tuttora mette in imbarazzo la Chiesa.
La povera Ipazia, si sa, fu denudata e squartata. Cirillo, per molti e per troppo tempo, non fu considerato responsabile dell’accaduto: un maschera perfetta di bontà che ogni mandante di misfatti desidererebbe avere. Quanti Cirilli, di diverse stature, ha prodotto la storia? Quanti ignoranti e fanatici sono pronti a fare il lavoro sporco per i clan familiari? Quanti, all’indicazione del “bersaglio”, si eccitano in sfoghi di odio immotivato? Cirillo oggi è santo, nonostante la sua pochezza di uomo e la sua subdola vita criminale. Quindi bisogna fare sempre molta attenzione – mentre sono in vita, attivi e governati – ai “buoni” nipoti-vescovi e ai loro zii mentori.




Commenti