venerdì 22 marzo 2019

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Quando la musica dà il potere alla parola il palco diventa agorà

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Riuscita la commistione di linguaggi che la Camerata Polifonica Siciliana ha messo in scena al Sangiorgi di Catania con "Voci", melologo dall'Encomio di Elena di Gorgia da Leontini. La coreutica di Donatella Capraro ha reso multidimensionale la composizione di Giovanni Ferrauto, sorretta dal Coro Lirico Siciliano e dalla recitazione acuta di Emanuele Puglia


di Anna Rita Fontana

Traslato dalla grecità classica a una versione contemporanea, che ne ha contemplato una proficua interazione fra più linguaggi, l’Encomio di Elena scritto da Gorgia da Leontini (l’odierna Lentini in provincia di Siracusa), nel V secolo a.C., è andato in scena al Teatro Sangiorgi di Catania nello spettacolo “Voci” terzo appuntamento della stagione “Un palcoscenico per la città” promossa dalla Camerata Polifonica Siciliana sotto la direzione artistica di Giovanni Ferrauto, in sinergia col Teatro Massimo Bellini.

Il Coro Lirico Siciliano, Emanuele Puglia, Donatella Capraro, foto di Giovanni Nicotra

Si è trattato di un melologo, tratto appunto dal testo epidittico di Gorgia, grande sofista nato nel 485 a.C. e discepolo di Empedocle, nel corso del quale si afferma il potere persuasivo del logos, ovvero della parola e del discorso, attraverso la dialettica di Zenone, in luogo dell’essere, del pensiero e del linguaggio come strumento di comunicazione, assumendo come ipotesi le tesi da distruggere. Dopo una esaustiva introduzione di Aldo Mattina, presidente della Camerata Polifonica Siciliana, l’Encomio ha preso corpo in una rivisitazione multimediale ad opera di Giovanni Ferrauto che ne ha composto le musiche - con l’aggiunta di una base elettronica grazie all’editing audio di Vincenzo Toto e Gianluca Aresu - riproponendo il lavoro appunto in una nuova veste, dopo averlo prodotto nel 1988 e allestito nel 2000. La realizzazione si è avvalsa della efficace messa in scena, video e coreografia di Donatella Capraro e dell’incisiva voce recitante di Emanuele Puglia, accanto a un competente e ben differenziato scenario sonoro-vocale: l’ensemble strumentale della Camerata Polifonica - composto da Maria Pia Tricoli e Anna Maria Calì al pianoforte, Alessandra Marino al flauto e Carmelo Dell’Acqua al clarinetto, accanto alle percussioni di Giovanni Caruso, Enrico Caruso e Rosario Gioeni - al quale si è affiancato il Coro lirico Siciliano, istruito a dovere da Francesco Costa.

Giovanni Ferrauto, foto di Giovanni Nicotra

Un insieme composito guidato dalla perentoria bacchetta di Ferrauto nel punteggiare con crudezza espressionistica lo snocciolarsi del melologo condotto con determinazione da Puglia su accenti lapidari e sferzanti, tra cluster pianistici e movimenti seriali dei fiati, e percussioni secche o rullanti, sugli intensi fremiti declamatori del Coro (con richiami allo Sprechgesang di Schonberg) il tutto sullo sfondo di un complesso e indistinto vocìo che inglobava echi e rifrazioni del suono, con effetti elettronici anche di frasi reiterate, come provenienti da lontano, che creavano un’atmosfera surreale contornata da immagini astratte o floreali. Inquietante e sinuosa sin dall’atmosfera iniziale Donatella Capraro, col ruolo di Elena, nell’asciutta essenzialità della messa in scena: col suo apparire sinistro e informe sul palco, avvolta da un telo di plastica nero, e col suo srotolarsi per terra tra l’incedere disinvolto dei 14 componenti del coro, sei uomini e otto donne (ora squadrato in fila, ora in cerchio) e il loro graffiante commentare in veste di personaggio terzo della tragedia greca, accompagnando il dipanarsi dialettico del bravissimo attore, sulle argomentazioni addotte da Gorgia a discolpa di Elena.

Abbiamo di lunga apprezzato i soprani Lella Arrigo, Francesca Iacono, Tiziana Fiorito, Mirella Marletta, Susanna La Fiura e i mezzosoprani Antonella Arena, Antonella Leotta, Daniela Calcamo per il registro femminile, accanto ai tenori Alberto Munafò, Fabio Di Stefano, Rosario Cristaldi e i bassi Riccardo Bosco, Daniele Cannavò e Marco Tinnirello, nel loro graffiante commentare in veste di personaggio terzo della tragedia greca, lungo il dipanarsi dialettico del bravissimo attore, sulle argomentazioni addotte da Gorgia a discolpa di Elena. Non fu lei infatti ad aver scatenato la guerra di Troia abbandonando il marito Menelao per seguire Paride, perché ciò può imputarsi al volere degli dei, al rapimento di Paride, all’essersi lasciata persuadere, o per aver ceduto all’amore quale essere superiore che vince sulla debolezza umana.

Un'altra scena di

Ed è proprio il logos, da gran signore della scena, che, nell’arguto uso della parola con l’abilità dialettica di cui l’autore si compiace (per dirla con Gorgia, “in minutissimo corpo e assolutamente invisibile porta a compimento imprese per eccellenza deputate agli dei”) ribalta la colpevolezza di Elena ergendosi ad unica e autentica filosofia, perché non esiste altra verità se non quella prodotta dai discorsi efficaci e convincenti della parola. Una performance ben strutturata in ossequio allo spirito classico, e per questo meritevole del plauso tributatole: e se vogliamo, il vocìo indistinto è metafora di una società multietnica, che rischia di perdere la sua identità calpestando il valore della parola, in un melting pot che ci impedisce di coglierne la vera essenza.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 21 febbraio 2019





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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