Festival Sacre armonie, quando la lode all’Altissimo è un concerto entusiasmante

Recensioni Nato dalla sinergia tra l'Associazione Anfiteatro, l’Arcidiocesi della città etnea, la Camerata Polifonica Siciliana (che ha rimesso in campo, dopo 20 anni, il Coro) e il Teatro Massimo Bellini, il 18 settembre è stato inaugurato, nello scenario barocco della Chiesa della Santissima Trinità, il festival di musica sacra che ha celebrato, Giovanni Ferrauto direttore, l’immortale Mozart e il brioso ed eclettico Charpentier

Per la musica è un po’ come per le arti figurative: che cosa rimarrebbe di veramente magico se eliminassimo la dimensione sacra? Ed è volto a valorizzare proprio quest’ultima, in un agognato connubio con la città di Catania, lo sfizioso festival Sacre armonie, inaugurato domenica 18 settembre nell’esclusivo scenario della Chiesa barocca della Santissima Trinità in via Vittorio Emanuele, con un concerto entusiasmante, che ha visto come protagonisti due grandi compositori: l’Immortale Mozart e il brioso ed eclettico Marc-Antoine Charpentier.

La chiesa della Santissima Trinità di Catania diventa teatro per la musica sacra

Organizzato dall’Associazione culturale Anfiteatro, in sinergia con l’Arcidiocesi della città etnea, la Camerata Polifonica Siciliana e il Teatro Massimo Bellini, nell’ambito del progetto “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini” del Comune di Catania, il festival nasce da un progetto ambizioso e coraggioso, con l’intento di incrementare e sviluppare un’offerta culturale diffusa grazie ad una proficua sinergia tra le istituzioni cittadine.

Il festival Sacre armonie sancisce inoltre il ritorno sulle scene, dopo oltre vent’anni, del Coro della Camerata Polifonica Siciliana, fondato da Giovanni Ferrauto e attivo dalla fine degli Anni ’80 fino ai primi anni del 2000. E’ importante ricordare che la formazione, nel giro di appena un decennio, riuscì ad arrivare alla ribalta delle cronache grazie a una intensa attività artistica che ha visto il gruppo esibirsi per i più importanti enti e le più prestigiose associazioni concertistiche nazionali. Tra i loro fiori all’occhiello il nutrito catalogo discografico che annovera alcune prime registrazioni assolute degli Stabat Mater di Alessandro Scarlatti e Emanuel Rincon d’Astorga, della Missa pro defunctis di Giuseppe Geremia e della Messa in sol minore di Vincenzo Bellini.

Giovanni Ferrauto dirige la Camerata Strumentale Siciliana

Dunque, se il buongiorno si vede dal mattino, andiamo incontro a giornate radiose in questo autunno musicale catanese. Il maestro Giovanni Ferrauto, infaticabile organizzatore e originale compositore, con la sua magica bacchetta dotata della solita verve, ha energicamente diretto il Coro della Camerata Polifonica Siciliana e l’orchestra della Camerata Strumentale Siciliana, insieme alla brava e puntuale Maria Solozobova al violino solista.

Maria Solozobova, violino solista con la Camerata Strumentale Siciliana

L’ensemble ha dato vita dapprima all’esecuzione del Concerto n. 3 in Sol maggiore K216 per violino e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart, una pagina magistrale del musicista austriaco, che, oltre ad avere una precoce vocazione per gli strumenti a tastiera, fu diciannovenne Konzertmeister come violinista-compositore al servizio del principe-arcivescovo di Salisburgo, sulla scia del padre Leopold. Durò poco la sua carriera violinistica, solo qualche mese, lasciando un capolavoro appunto come il Concerto n. 3 K216, primo dei cinque concerti per violino, composti a Salisburgo fra l’aprile e il dicembre 1775.
Nell’esecuzione catanese di domenica 18 settembre, ci è stata donata una Maria Solobozova in stato di grazia, col suo strumento  capace di dialogare fecondamente con l’orchestra, raggiungendo l’acme interpretativo nel sommesso dialogo col primo oboe e non trascurando, per la gioia delle orecchie degli intervenuti, di cimentarsi in un coinvolgente recitativo prima del conclusivo Rondò, dove l’orchestra ha regalato effetti strumentali brillanti.

 

Se azzeccata si è rivelata la scelta del Mozart compositore per violino, la seconda parte del concerto ha poi trasportato gli intervenuti, anche se solo per un attimo, alla corte di Francia del Re Sole. Eppure il celeberrimo Te deum – reso famoso in epoca contemporanea per essere diventato, nel suo incipit del Preludio, sigla delle trasmissioni televisive in Eurovisione -, non fu scritto per la corte, ma, con ogni probabilità, per una delle chiese di Parigi con cui Charpentier collaborava tra il 1688 e il 1698, forse il Collegio dei Gesuiti della chiesa di Saint Louis-le-Grand in rue Antoine.

L’Orchestra Strumentale Siciliana e il Coro della Camerata Polifonica Siciliana

 

Il soprano Jennifer Schittino, l’alto Francesca Aparo, il tenore Alberto Munafò Siragusa e il basso Daniele Bartolini, grazie alle suggestive articolazioni  della partitura fra solisti, coro e orchestra, hanno fornito un’ottima prova, manifestando pregevoli doti canore ed interpretative, in perfetta armonia con un Coro ben istruito, attento a quella sintesi unica fra sacro e profano della composizione, in un sapiente mix tra tradizione popolare francese e l’ordinario liturgico per la celebrazione del Natale. Dal bellissimo inizio con il brillante e maestoso Preludio fino alla conclusione con il gioioso “In Te Domine speravi”, le note di Charpentier hanno pervaso ogni angolo del miracolo barocco della Chiesa della Santissima Trinità, invadendo cuori e menti degli ascoltatori, catturati dalle voci cristalline dei cantanti, peraltro dotati di una buona pronuncia della lingua latina.

Da sinistra Daniele Bartolini, Alberto Munafò Siragusa, Francesca Aparo e Jenniffer Schittino

 

Davvero un fausto inizio – salutato da calorosi applausi per tutto il cocnerto del pubblico che ha riempito la chiesa, fino all’ovazione finale -, dunque, per il festival Sacre armonie, che ritornerà per il secondo appuntamento domenica 25 settembre sempre nello stesso scenario con l’Ensemble Medievales Aetnei diretto da Salvatore Coniglio – ensemble di riferimento per il repertorio di musica sacra e profana nel Medioevo – per la prima esecuzione a Catania del dramma sacro Ludus Danielis, considerato il più antico esempio di teatro musicale, composto nel XII secolo dagli studenti della cattedrale di Beauvais (Alta Francia).

Tripudio finale per il Coro della Camerata Polifonica Siciliana



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