Agatha, la santa “diva” della musica

Recensioni Dedicato alla festività di Sant’Agata il concerto sinfonico-corale straordinario, svoltosi al Teatro Massimo Bellini, che ha visto impegnato l'ente lirico catanese anche quest’anno nella valorizzazione del culto agatino, con la rappresentazione di due opere firmate dalla penna di compositori siciliani di successo, la "Passio Sanctae Agathae" del siracusano Joe Schittino e "Diva Agatha" del catanese Matteo Musumeci

Interamente dedicato alla festività di Sant’Agata il concerto sinfonico-corale straordinario, svoltosi al Teatro Massimo Bellini sabato scorso, che ha visto impegnato l’ente lirico catanese anche quest’anno nella valorizzazione del culto agatino, con la rappresentazione di due opere firmate dalla penna di compositori siciliani di successo, ovvero il catanese Matteo Musumeci e il siracusano Joe Schittino,  entrambe eseguite dall’Orchestra e dal Coro del “Bellini” sotto la direzione di Antonino Manuli.

Concerto di Sant’Agata al Bellini di Catania, Matteo Musumeci e Joe Schittino, foto di Giacomo Orlando

Del musicista aretuseo, classe 1977 (formatosi all’Istituto Musicale catanese “Vincenzo Bellini”  con i maestri Luca Ballerini e Giovanni Ferrauto e perfezionatosi in seguito all’Accademia di Santa Cecilia con Azio Corghi e Ivan Fedele), direttore dal 2017 dell’Istituto Musicale “Pietro Vinci” di Caltagirone, abbiamo assistito, in incipit di serata, alla “Passio Sanctae Agathae”, cantata in otto parti e un interludio per coro e orchestra, nel libero adattamento e traduzione dell’autore dalla “Vita” di Sant’Agata del Manoscritto 173 che si conserva nella Biblioteca Capitolare di Trento. Una composizione intessuta da Schittino con rigore e abilità contrappuntistica su un testo integralmente in latino, che si impronta alla scuola dodecafonica del Novecento, fondata da Schonberg e proseguita dagli allievi Berg e Webern: a tale arduo dettato l’autore perviene attraverso un severo e certosino studio della polifonia bachiana e dell’impianto evolutivo di tale lezione dal diciottesimo secolo in poi , aprendosi al tempo stesso con acume al nuovo procedere del linguaggio atonale e politonale del ventesimo secolo. Roboante la conclusione con l’interludio finale, che sancisce con l’imponenza delle percussioni e un crescendo strumentale sotto l’efficace bacchetta di Manuli, l’ascensione al cielo della martire.

La seconda parte della serata verteva sull’esecuzione dell’opera “Diva Agatha” per mezzosoprano, coro e orchestra (la cui prima assoluta avvenne nel febbraio del 2017) su testo di Massimiliano Costantino e musica di Matteo Musumeci, con gli interventi solistici inframezzati dal coro, dell’artista Josè Maria Lo Monaco. Lungo i dieci quadri che articolano la struttura dell’opera (tra i quali l’ottavo è un Intermezzo per sola orchestra) si ripercorrono i momenti salienti della storia di Agata, dall’invocazione iniziale dei cittadini (Cittadini, evviva Sant’Agata! Viva! Invochiamo la Santuzza, invochiamola!) al toccante  Il Martirio chiosato da Gloria ad Agata (…Stringa nel pugno un cero votivo ogni fedele che chiede grazia a Dio come hai fatto tu, con il cuore, con tutto il cuore, anima buona, anima santa!…), attraverso il Mistero, Agata e il suo popolo, La processione, La tentazione, Il processo: un excursus che ha lasciato affiorare l’accurata conoscenza di Costantino e la creatività compositiva di Musumeci. Varia è infatti l’atmosfera della partitura musicale, trascorrendo da un incedere marcatamente ritmico a distensioni  liriche soavi e struggenti che il mezzosoprano ha condotto con limpido trasporto e rifinita dicitura espressiva, tra la mitezza di Agata, la sua accorata professione di fede e il fermo rifiuto a qualunque tentazione, sebbene talora la cantante sia stata offuscata dall’orchestra. Quest’ultima ha mostrato come sempre notevole impegno, a fianco della nutrita compagine corale che, ben istruita da Luigi Petrozziello, ha intercalato la delicata figura di Agata con toni ieratici su effetti madrigalistici, nella declamazione del testo di Costantino, nonché su reiterati cromatismi dalle tinte plumbee (nel riquadro della tentazione) che hanno contribuito non poco alla tensione emotiva dell’opera.

Più che positiva la risposta della platea, che ha applaudito con calore  al termine della serata, manifestando interesse e devozione per la Santa Patrona di Catania.

Concerto di Sant’Agata al bellini di Catania, gli applausi a “Diva Agatha” di Matteo Musumeci, foto di Giacoo Orlando

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