Matteo Musumeci, quel sostrato cinematografico che alimenta la melodia

Recensioni Un assemblare di immagini, spunti multimediali e contenuti del proprio vissuto musicale, è quanto si è percepito nella Terza Sinfonia in re maggiore op. 82 (in prima esecuzione assoluta) composta dal musicista catanese Matteo Musumeci, che ha aperto il secondo appuntamento della stagione sinfonica al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. L'orchestra del Bellini, diretta da Francesco Di Mauro, ha poi eseguito "La strada" di Nino Rota per celebrare i 100 anni della nascita di Federico Fellini

Un assemblare di immagini, spunti multimediali e contenuti del proprio vissuto musicale, che scaturiscono da un background di ampio spettro, è quanto si è percepito nella Terza Sinfonia in re maggiore op. 82 (in prima esecuzione assoluta venerdi scorso, con replica l’indomani) composta dal musicista catanese Matteo Musumeci, che ha aperto il secondo appuntamento della stagione sinfonica al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. Sul palcoscenico l’orchestra dell’ente, che ha ben fruito di una bacchetta anch’essa nostrana,  sotto l’accorta direzione di Francesco Di Mauro, già in passato sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, valida realtà locale di cui il maestro coordina attualmente la direzione artistica.

Da sinistra Vito Imperato, Matteo Musumeci e Francesco Di Mauro, foto di Giacomo Orlando

Già emergente nell’attuale panorama siciliano e non solo, Musumeci in questa nuova opera si muove con disinvoltura tra una preparazione di impianto classico, da un lato, nutrita di solidità bachiane e ampie aperture al sinfonismo ottocentesco, e un fluente sostrato cinematografico dall’altro, che si alimenta di incisi melodici reiterati, secondo un procedere compositivo tipico del minimalismo americano: il tutto valorizzando le sezioni strumentali a partire dall’eloquio degli archi, tra delicate ed eccellenti sortite solistiche di flauto traverso e ottavino, fagotto, arpa e ottoni, che hanno visto emergere il talento musicale dei nostri orchestrali.

L’orchestra del Bellini di Catania diretta da Francesco Di Mauro, foto di Giacomo Orlando

In omaggio al centenario della nascita di Federico Fellini (1920-2020), la seconda parte della serata verteva sull’esecuzione  de “La strada” suite dal balletto per l’omonimo film felliniano del 1954, su musiche di Nino Rota, il quale la produsse dopo una precedente versione cinematografica di successo, ampliandone la colonna sonora originaria con altri temi già composti  di suo pugno per diversi film del regista riminese. Quest’ultimo acquisì notorietà internazionale proprio con la suddetta opera, vincendo l’Oscar come miglior film straniero nel 1957; “La strada”, inoltre, rientrò anche nella cernita dei “100 film italiani da  salvare”.

E’ stata ancora una volta la capillare e avvincente direzione del maestro concertatore Di Mauro a condurre un ensemble orchestrale quanto mai solerte nel cogliere le sfumature espressive della partitura, fra accenti malinconici e clowneschi, che discorrono ora sul filo di un velato romanticismo, ora tra intemperanze maliziose di pulsanti ritmi novecenteschi: si è distinta in proposito l’affabile arcata violinistica di Vito Imperato, per una nostalgica Gelsomina (la cui interprete di prim’ordine fu Giulietta Masina), in contrasto con le sonorità eclatanti degli ottoni, nel richiamo di un’alterità chiassosa e amara. Di Mauro ha impresso con la sua bacchetta un’incisiva compattezza all’ensemble, suscitando gli applausi convinti e prolungati del pubblico.

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