Storie Il 5 gennaio di qarantadue anni fa l'omicidio per mano mafiosa di Giuseppe Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo, artista e pensatore a tutto tondo. Lo scorso anno sono iniziate le celebrazioni del centenario della nascita di Fava con la mostra “La cultura e il diavolo" alla GAM di Catania. Il centenario si chiuderà con gli eventi organizzati, dal 3 al 6 gennaio, per il 42° anniversario dell’uccisione. Il 5 gennaio il Premio Fava dedicato ai giornalisti e agli scrittori uccisi a Gaza
Quarantadue anni fa l’omicidio per mano mafiosa di Giuseppe Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo, artista e pensatore a tutto tondo. Cinque colpi di pistola furono sparati contro di lui il 5 gennaio 1984 da alcuni membri del clan mafioso catanese dei Santapaola, davanti al Teatro Stabile di Catania, dove era andato per assistere a una rappresentazione della commedia Pensaci, Giacomino! di Pirandello in cui recitava la nipote, posero fine alla vicenda umana ma non a quella intellettuale di un uomo che con i suoi libri e il suo giornale “I Siciliani” – non ebbe paura di fare nomi e cognomi del gotha mafioso e della “società civile” che con quella mafia faceva affari.
Lo scorso anno sono iniziate le celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Fava, nato a Palazzolo Acreide il 15 settembre 1925, e al centenario della sua nascita è stata dedicata la mostra “La cultura e il diavolo. L’arte di Giuseppe Fava – tra impegno civile, politico e intellettuale” allestita dal professore Vittorio Ugo Vicari alla Galleria d’Arte Moderna di Catania, che ha ricevuto un folto numero di visitatori oltre che gruppi scolastici e culturali. La mostra sarà visitabile per l’ultimo giorno il 6 gennaio e attraverso la Fondazione Giuseppe Fava sarà sempre acquistabile il libro catalogo contenente diversi saggi, la riproduzione di tutte le opere in esposizione, disegni inediti.

Un dipinto realizzato da Giuseppe Fava
Numerose attività collaterali di approfondimento sulla conoscenza dell’opera faviana hanno permesso di definire il ruolo di intellettuale a tutto tondo, spesso rimasto in secondo piano a causa di priorità investigative che avevano impedito un’analisi approfondita dell’opera drammaturgica, narrativa e pittorica.
Tra gli eventi organizzati nel corso della celebrazione del centenario, ricordiamo l’annullo filatelico promosso da Poste Italiane presso l’Istituto Comprensivo Giuseppe Fava di Mascalucia, l’inaugurazione della citata mostra pittorica, gli itinerari di coraggio organizzati a Palazzolo Acreide, il documentario di Carla Virzì e Emanuela Ranucci su La7 “L’ultima fila“, lo spettacolo “le parole di Pippo” di Orazio Torrisi e Angelo D’Agosta, il premio alla memoria all’Etna book festival, la mostra il Mafioso pagliaccio a Todi, l’incontro di approfondimento sui romanzi di Fava a Palazzolo Acreide, la presentazione catalogo della mostra presso la Società di Storia Patria di Catania, incontri nelle scuole e visite guidate alla mostra, proiezione del documentario “Siciliani” di Giuseppe Fava e Vittorio Sindoni al Piccolo Teatro della Città e all’USB di Catania, la presentazione del III volume del teatro “Il sogno è tutto ciò che vogliamo” a cura di Massimiliano Scuriatti; lo spettacolo “Il potere e la beffa, viaggio nella drammaturgia di Giuseppe Fava” di Claudio Fava a Palazzolo Acreide.

Giuseppe Fava
Il centenario si chiuderà con gli eventi organizzati per il 42° anniversario dell’uccisione. Si inizia sabato 3 gennaio, alle 19, nella sede dell’USB in via Ventimiglia 256 a Catania, con la proiezione delle prime 3 puntate del documentario “Siciliani” di Giuseppe Fava e Vittorio Sindoni: “Gaetano Falsaperla, emigrante”, “L’occasione mancata” e “La conversazione mai interrotta”. Seguirà l’incontro-dibattito “Dietro le quinte di uno smascheratore eclettico. Le analogie fra ieri e oggi”. Introduce e modera Dafne Anastasi, coordinatrice USB Catania, intervengono Francesca Andreozzi, presidente della Fondazione Fava, Orazio Torrisi, direttore artistico del Piccolo Teatro e membro della Fondazione Fava, Giovanni Caruso della redazione de “I Siciliani Giovani”.
Domenica 4 gennaio, alle 19, sempre nella sede USB di Catania, saranno proitettate altre 3 puntate del documentario “Siciliani”: “Opere Buffe”, “La rivoluzione mancata” e “Da Villalba a Palermo. Cronache di mafia”. Seguirà l’incontro-dibattito “Dalle immagini di Fava a oggi: un ritratto realistico e ancora drammaticamente attuale della Sicilia”. Parteciperanno Massimiliano Perna, giornalista e membro della Fondazione Fava; Graziella Proto, direttrice de “Le Siciliane”, Mattia Basso, coordinatore regionale UGS Sicilia, e Marcello Failla cice presidente “Eco delle Siciliane”.
Il 5 gennaio si inizia alle 11 con l’assemblea dei “Siciliani giovani” al “Giardino di Scidà”, si prosegue il pomeriggio, alle 16, con il corteo da piazza Roma e alle 18 il presidio alla lapide in via Fava, e si conclude dalle 18.30 al Piccolo Teatro della Città di via Ciccaglione 29 con la consegna del Premio Fava “Nient’altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie” quest’anno assegnato alla memoria dei giornalisti e scrittori palestinesi uccisi a Gaza.

All’incontro “Voci dal silenzio. Gaza e le censure di guerra” parteciperanno lo scrittore e giornalista palestinese Atef Abu Saif e l’attivista siciliana Luisa Impastato, presidente di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, e Marta Bellingreri, giornalista freelance e ricercatrice indipendente. Al termine dell’incontro, che sarà moderato dal giornalista Massimiliano Perna, sarà assegnato il Premio nazionale giornalistico intilato a Giuseppe Fava “Nient’altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie”, quest’anno dedicato alla memoria degli oltre 250 giornalisti, scrittori e poeti uccisi a Gaza durante il genocidio, verrà consegnato simbolicamente ad Atef Abu Saif. Il premio “Siciliani giovani” andrà al giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo unico siciliano fa i partecipanti alla missione umanitaria Global Sumud Flottilla. La partecipazione all’incontro è gratuita.

Il 6 gennaio, dalle 16 sarà possibile visitare la mostra alla GAM, e alle 18 ci sarà la Messa in suffragio per Giuseppe Fava e tutte le vittime di mafia e terrorismo, celebrata in Cattedrale a Catania dall’Arcivescovo della città etnea Mons. Luigi Renna.
Il sindaco di Catania Enrico Trantino: «La forza morale e la limpida testimonianza civile e professionale di Giuseppe Fava, espresse nella sua azione di contrasto alla mafia e agli interessi illeciti, restano un patrimonio vivo per Catania e per la Sicilia, un richiamo costante contro ogni forma di illegalità e contro l’uso distorto delle risorse pubbliche da parte della criminalità organizzata. La ferma condanna della violenza mafiosa, di cui Fava è stato autorevole e coraggioso interprete attraverso il giornalismo, il teatro, l’arte e l’impegno civile, lo ha accompagnato fino all’estremo sacrificio, consegnando alle giovani generazioni un messaggio di responsabilità e di speranza. La sua straordinaria ricchezza culturale è stata ricordata a Catania, in sintonia con le numerose iniziative che si svolgono in tutta Italia, attraverso una lunga esposizione nella Galleria comunale d’arte moderna delle opere pittoriche e dei disegni di Giuseppe Fava, promossa dalla Fondazione a lui intitolata in sinergia con il Comune e che sta per concludersi, visitata da migliaia di cittadini e in particolare da molti studenti che hanno riconosciuto nella sua produzione artistica una forma alta e incisiva di denuncia civile».
Enzo Guarnera, presidente dell’associazione “Antimafia e legalità”: «Sono passati 42 anni dall’uccisione di Pippo Fava per mano di Cosa Nostra catanese. Come spesso accade si scoprono e vengono condannati gli esecutori materiali e mai i mandanti, che rimangono, più o meno occulti. Sui quali semmai vi sono sospetti non utilizzabili in sede processuale. Tuttavia, come diceva Pasolini, sappiamo chi sono, ne abbiamo la consapevolezza morale, ma non le prove. Essi vanno cercati nel complesso e trasversale sistema di potere che ha governato e governa la città di Catania, e non solo. Negli anni sono cambiati alcuni protagonisti ma il sistema è intatto, magari più forte di prima perché più invisibile. Ho in mente alcuni nomi ma, almeno per il momento, non possono essere resi noti. Coltivo la speranza che un giorno, ciò possa avvenire. Nel frattempo, con l’associazione “Antimafia e legalità”, ci impegneremo nelle scuole, affinché le nuove generazioni facciano propria l’etica della legalità e acquisiscono un’autonoma capacità critica e così consentire che un giorno, finalmente, il sistema di potere occulto venga smantellato dalle fondamenta. Questo è un dovere morale e civile inderogabile».



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