HomeSugnu Sicilianu

40 anni dopo l’omicidio di Pippo Fava il giornalismo strumento di irrinunciabile libertà

Sugnu Sicilianu E' una delle frasi contenute nella dichiarazione del Capo dello Stato Sergio Mattarella a dare la cifra della memoria del 40esimo anniversario della tragica morte, per mano mafiosa, del giornalista, scrittore, drammaturgo, saggista e pittore, originario di Palazzolo Acreide, e catanese d'adozione, fondatore e direttore del mensile "I Siciliani", e tra le voci civili più forti di ogni tempo in Sicilia della lotta contro la mafia

5 gennaio 2024: sono passati 40 anni dall’omicidio mafioso, davanti il teatro Verga dello Stabile di Catania, di Giuseppe Fava, il giornalista, scrittore, drammaturgo, saggista e pittore, originario di Palazzolo Acreide, e catanese d’adozione, fondatore e direttore del mensile “I Siciliani”, e tra le voci civili più forti di ogni tempo in Sicilia della lotta contro la mafia.

Giuseppe Fava

Fava fu ucciso materialmente dalla mafia catanese di Benedetto Santapaola ma per il figlio Claudio, come dichiarato nell’intervsta al giornalista Rai Antonello Carbone, la mafia etnea fu solo braccio armato di «un potere forte, collaudato – che sconfinava nella magistratura, nelle istituzioni e nella politica. La determinazione sarà arrivata da uno di questi segmenti. Ma noi siamo ancora creditori di un pezzo di verità».

A Catania, all 11, al Giardino di Scidà, si terrà l’assemblea della redazione de “I Siciliani giovani” con la consegna del premio “I Siciliani giovani”; alle 16 partirà un corteo da piazza Roma. Alle 17 Fava sarà ricordato sotto la lapide nella via che poi a lui fu intitolata.

Alle ore 18, da Zo Centro culture contempornaee, al numero 6 del piazzale Rocco Chinnici, si terrà il dibattito, moderato dalla giornalista Luisa Santangelo, dal titolo “Fare (non solo) memoria”, a cui parteciperanno il magistrato Sebastiano Ardita, il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco, il giornalista e scrittore Claudio Fava, figlio di Giuseppe Fava, figura storica della redazione de “I Siciliani” così come il giornalista e scrittore Michele Gambino, e il giornalista e scrittore Francesco La Licata. Al termine del dibattito, verrà consegnato proprio a Francesco La Licata il Premio nazionale giornalistico “Nient’altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie”. La partecipazione al dibattito è gratuita e aperta alla cittadinanza.

La dichiarazione del Capo dello Stato, Sergio Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Sono trascorsi quarant’anni dal vile assassinio per mano mafiosa di Giuseppe Fava, giornalista che ha messo la sua passione civile al servizio della gente e della Sicilia, impegnato nella battaglia per liberarla dal giogo della criminalità e dalla rete di collusioni che consente di perpetuarlo. La mafia lo uccise per le sue denunce, per la capacità di scuotere le coscienze, come fece con tanti che, con coraggio, si ribellarono al dominio della violenza e della sopraffazione e dei quali è doveroso fare memoria. Fava ha fatto del giornalismo uno strumento di irrinunciabile libertà. L’indipendenza dell’informazione e la salvaguardia del suo pluralismo sono condizione e strumento della libertà di tutti, pietra angolare di una società sana e di una democrazia viva. Un impegno e un sacrificio a cui la Repubblica rende omaggio».

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella

Lo speciale Tv7 su Rai 1

Era il 5 gennaio 1984, quando un commando di Cosa Nostra, a Catania, esplose numerosi colpi contro il giornalista Giuseppe “Pippo” Fava, direttore della rivista “I Siciliani”. Da quel momento partirà un clamoroso depistaggio delle indagini – denuncia Adriana Laudani, avvocata di parte civile della famiglia Fava, al microfono di Maria Grazia Mazzola nello Speciale Tv 7, il settimanale del Tg1 in onda venerdì 5 gennaio alle 23.40 su Rai 1 – con l’intervento di un poliziotto colluso con la mafia, che sposta il corpo del giornalista prima ancora che arrivi l’autorità giudiziaria. Per un anno sarà indagato, con l’accusa fantasiosa di ‘delitto passionale’, il più fedele collaboratore della redazione de “I Siciliani” di Giuseppe Fava, Michele Gambino – oggi giornalista e scrittore – per nascondere killer e mandanti.
Per il delitto Fava, vent’anni dopo, furono condannati il boss Nitto Santapaola e i suoi gregari, ma i veri mandanti sono rimasti impuniti.
Oggi rimangono i ‘semi’ lasciati da Pippo Fava, il giornalismo d’inchiesta, la scuola di scrittura che ha tramandato ai giornalisti che erano parte della sua redazione. Ma qual è la lezione giornalistica, e di attualità, che ancora oggi sopravvive nel ricordo di Pippo Fava?  «L’analisi del potere – risponde Claudio Fava – giornalista, scrittore e figlio del direttore de “I Siciliani” – con le sue collusioni e intrecci economici e istituzionali e l’impunità».

Assostampa Catania: 40 anni dopo l’omicidio Fava la libertà di informazione è sempre in pericolo

La dichiarazione di Assostampa Catania mette in luce il pericolo ancora attuale per l’informazione libera: «L’anniversario dell’omicidio di Pippo Fava coincide quest’anno con il tentativo traversale di affossare l’informazione giudiziaria con l’approvazione della “legge bavaglio”. Ecco perché il presidio e le manifestazioni in ricordo del cronista assassinato 40 anni fa dalla mafia a Catania assumono una valenza ancora più forte”. Silenziando l’informazione si mortificano anche i principi del fondatore de “I Siciliani” e di tutti quelli che hanno dato la propria vita per garantire ai cittadini il diritto all’informazione libera. La strada tracciata da Fava deve invece restare un modello da seguire, senza un ulteriore limite alla libertà di stampa che rappresenterebbe anche una minaccia alle garanzie democratiche di tutti».

La nota dell’Associazione Nazionale Magistrati

«Il 5 gennaio di 40 anni fa la mafia uccideva il giornalista Pippo Fava. Il direttore della rivista “I Siciliani” era da poco uscito dalla sua redazione: venne ammazzato da cinque colpi di pistola mentre si trovava nella sua auto. Fava scriveva di mafia, appalti e connivenze nella sua Catania. Un esempio di giornalista che interpreta il suo mestiere come una missione senza compromessi. Un cronista libero, appassionato e coraggioso. Ricordarlo oggi significa coltivare la memoria di una limpida cultura della legalità e rendere omaggio al suo esempio».

“Un giorno così”. il ricordo della redazione de “I Siciliani giovani”

“I Siciliani vengono avanti nel grande spazio della informazione e della cultura…” 22 dicembre 1982. “I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione” 28 dicembre 1983. “Hanno ammazzato Pippo Fava” 5 gennaio 1984.
Fra queste tre date si dipana la vita di un uomo e anche, a nostra insaputa, la vita di tanti di noi. Quelli che l’avevano conosciuto, quelli che ne avevano sentito parlare, quelli che odiavano lui e tutte le cose che rappre-sentava, quelli che non erano ancor nati ma l’avrebbero riconosciuto dai racconti. Ma oggi non parleremo di queste cose, non parleremo di Pippo Fava. E cosa potremmo dire, che parole? No. Oggi lavoreremo come tutti gli altri giorni, giovani e vecchi. Da quarant’anni siamo qui, o aspettavamo di esserci; o da anche solo da pochi mesi: non aspettatevi paro le nuove, nè profondi discorsi. Noi siamo qui come sempre, senza niente di nuovo (eppure, se c’è qualcosa di nuovo, è ciò che rinasce ogni giorno in ciascuno di noi). Noi siamo contro la mafia. La mafia non è quattro delinquenti, è un potere. La mafia non sta al sud o al nord, la mafia sta in Italia, che è l’unica nazione a averla così dentro, e l’unica dove sia stata tanto combattuta.
Non l’hanno ammazzato “i mafiosi”. L’ha ammazzato un potere, che è ancora qui e comanda ancora. Noi lo sappiamo, non chiediamo tregua e non ne diamo. Diciamo ai vecchi: “Tornate qui, e combattete”. Ai giovani: “Come potete vivere, se non avete il coraggio di lottare?”.

Il libro per ragazzi di Carla Virzì, nipote di Fava

Giuseppe Fava, per gli amici Pippo, è stato un giornalista che per tutta la vita ha osteggiato la mafia, svelandone gli intrighi con mente perspicace e vista aguzza, doti alle quali univa un’eccezionale capacità narrativa, propria di chi nasce col talento di farsi ascoltare. Ha svolto la sua professione con passione e coerenza, senza scendere a compromessi e con la schiena dritta. Un luminoso esempio per chi desidera impegnarsi per costruire una società libera dalla mafia, dalla corruzione, dall’ingiustizia. “Pippo Fava. L’intellettuale che smascherò la mafia” (Buk Buk) di Carla Virzì, nipote di Fava, con i disegni di Vincenzo Sanapo, racconta a ragazzi e adulti una storia esemplare e luminosa, che insegna a costruire una società libera dall’ingiustizia. Età di lettura: da 10 anni. Il 23 gennaio, alle 18, Carla Virzì presenterà il libro alla Feltrinelli di Catania. Insieme a lei Francesca Andreozzi.

Su RaiPlay Sound “Prima che lo uccidano”, la storia di Pippo Fava in un podcast

Condividi su

Commenti

WORDPRESS: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.