Teatro e opera Dal 15 al 25 ottobre il Fringe Catania Off International Festival, ideato e diretto da Francesca Romana Vitale e Renato Lomabrdo, tornerà a trasformare Catania in un grande palcoscenico diffuso. L’edizione fa parte del Network Fringe Italia OFF insieme al Fringe Milano OFF, che quest’anno festeggia il decimo anno dalla fondazione. Il 14 ottobre, con Catania In, si terrà la serata ufficiale di apertura della manifestazione. Si replica al Teatro Stabile, sala Verga, il 20 ottobre, all’apertura della seconda settimana
«Catania ha tutte le carte per divenire capitale del turismo e il Fringe potrebbe rappresentare un volano importante, così com’è stato per Avignone ed Edimburgo». È il messaggio lanciato durante la presentazione della V edizione del Fringe Catania Off da Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo, ideatori e direttori del Fringe Italia Off International Festival. Dal 15 al 25 ottobre il Fringe Catania Off International Festival tornerà a trasformare Catania in un grande palcoscenico diffuso. L’edizione fa parte del Network Fringe Italia OFF insieme al Fringe Milano OFF, che quest’anno festeggia il decimo anno dalla fondazione.
Accanto al cartellone principale torna il Free Fringe, con spettacoli e appuntamenti gratuiti diffusi sul territorio, insieme al Catania Off Lab, che coinvolgerà scuole, associazioni, periferie e giovani, e al Village Off, previsto dal 13 al 25 ottobre a FIRST – Piazza delle Belle, nel quartiere di San Berillo. Il 14 ottobre, con Catania In, si terrà invece la serata ufficiale di apertura della manifestazione. Si replica al Teatro Stabile, sala Verga, il 20 ottobre, all’apertura della seconda settimana.
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A sostenere il progetto sul territorio: la Siae, la Fondazione Sicilia, il Comune di Catania attraverso il progetto “Palcoscenico Catania”. E in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania e l’Università degli studi della città etnea, insieme con le realtà culturali, scolastiche e sociali coinvolte nelle diverse sezioni della manifestazione. «Abbiamo artisti – commenta Francesca Romana Vitale – che hanno girato il mondo. Molti di loro hanno attraversato festival, città e circuiti internazionali, confrontandosi con culture e linguaggi differenti». Il progetto punta a costruire un vero progetto di marketing territoriale capace di unire il centro con le periferie. Per Paolo Di Caro, responsabile della Direzione Cultura del Comune di Catania, il Fringe è una «sperimentazione di un modello che favorisce processi di internazionalizzazione e, allo stesso tempo raggiunge realtà periferiche attraverso incontri e attività rivolte alle scuole».

La presentazione dell’edizione 2026 del Fringe Catania Off festival
Un ruolo centrale è affidato proprio agli studenti, chiamati a cimentarsi concretamente con il teatro, conoscendone quasi “l’anatomia”: linguaggi e meccanismi. Per Francesca Romana Vitale e Renato Lombardo la novità del Fringe consiste nel sovvertire il concetto di teatro come istituzione. Nessuno deve sentirsi escluso. Le proposte sono accessibili e capaci di intercettare pubblici differenti e gli artisti diventano in qualche modo manager di se stessi: si confrontano direttamente con il pubblico e con gli operatori e possono trovare nel Festival nuove occasioni di circuitazione. Sul valore di questa apertura insiste anche Marco Giorgetti, direttore del Teatro Stabile di Catania, convinto dell’idea che «il teatro deve entrare in relazione con la città e con le sue energie, creando occasioni e percorsi capaci di andare anche oltre il singolo spettacolo».
L’essenza del Fringe sta nella sua unicità come progetto culturale e circuito professionale. Non è soltanto un festival che ospita spettacoli, ma una piattaforma capace di mettere in relazione attori, compagnie, autori, registi, operatori e direttori artistici, creando occasioni che possono rappresentare un vero punto di partenza per nuovi percorsi. Partecipare al Fringe significa infatti non soltanto andare in scena davanti a un pubblico, ma anche entrare in un circuito, essere osservati, incontrare professionisti del settore e avere la possibilità di essere selezionati per altri festival, rassegne e teatri. In questo senso il Fringe può diventare un vero trampolino di lancio per attori e compagnie, soprattutto per quelle realtà indipendenti che spesso restano fuori dai canali tradizionali della distribuzione teatrale. È questa una delle caratteristiche che rende il festival diverso da molte altre manifestazioni: lo spettacolo non si esaurisce con l’ultima replica, ma può continuare altrove, trovare nuovi interlocutori e aprire ulteriori possibilità di circuitazione.
La dichiarazione di Francesca Romana Vitale
Attraverso il sistema degli Award, il Fringe Italia Off Network e gli incontri con direttori artistici e operatori, il festival costruisce una rete concreta di opportunità. Un attore può farsi conoscere oltre il proprio territorio, una compagnia può essere invitata in un’altra città, uno spettacolo può trovare una nuova vita su palcoscenici diversi. A questa funzione di lancio si accompagna un’altra componente fondamentale: la capacità di portare il teatro oltre i luoghi tradizionali. Teatri e sale, ma anche piazze, strade, locali, spazi recuperati e luoghi non convenzionali entrano a far parte di una vera e propria mappa performativa della città. Il Fringe valorizza il rapporto diretto con il pubblico e la possibilità di trasformare luoghi normalmente estranei allo spettacolo in spazi culturali. La manifestazione diventa così un laboratorio urbano e artistico nel quale la città incontra il teatro e il teatro incontra la città, ampliando il pubblico e moltiplicando le occasioni di rappresentazione.

Una scena di “Home Sweet Home” di Miriam K.
Questa filosofia affonda le proprie radici nella storia del Fringe internazionale. Tutto nasce a Edimburgo nel 1947, quando otto compagnie escluse dal programma ufficiale dell’Edinburgh International Festival decisero comunque di esibirsi in spazi alternativi. Da quelle performance “ai margini”, on the fringe, nacque un nuovo modo di intendere il teatro: libero, indipendente, sperimentale e aperto alle contaminazioni. Da allora il fenomeno Fringe si è diffuso in tutto il mondo, creando una rete internazionale di festival e artisti. Il Fringe Catania Off Festival si inserisce in questa tradizione e ne interpreta pienamente lo spirito: offrire spazio a chi cerca un’occasione, mettere in connessione talenti e operatori, creare possibilità laddove i circuiti tradizionali spesso non riescono ad arrivare. In Italia il percorso prende forma nel 2016 con il Fringe Milano Off Festival. Nel 2022 nasce il Fringe Catania Off Festival, che porta in Sicilia questa filosofia e costruisce, anno dopo anno, una rete sempre più ampia di relazioni nazionali e internazionali. È proprio la dimensione internazionale a rappresentare uno degli elementi qualificanti della manifestazione: Catania diventa luogo di incontro tra compagnie italiane e straniere, professionisti dello spettacolo e pubblico, favorendo scambi, contaminazioni e opportunità che possono superare i confini regionali e nazionali. A latere i progetti speciali, come “lo studente in giuria”, laboratorio per formare critici competenti con circa 300 studenti tra scuole e università.

Rosy Bonfiglio in una scena di “Eva”
Il cartellone 2026 prevede oltre 60 spettacoli e più di 240 repliche, con produzioni italiane e internazionali e una proposta che spazia dalla drammaturgia contemporanea al monologo, dal teatro fisico alla stand-up, dalla clownerie alla danza, fino al teatro musicale e agli spettacoli per ragazzi. «Il Fringe nasce per creare connessioni – sottolineano Francesca Vitale e Renato Lombardo –. Un palcoscenico può essere l’inizio di un percorso. L’incontro con un direttore artistico può trasformarsi in una nuova programmazione, una replica può aprire la strada a un’altra città. La forza del Fringe sta proprio nel mettere in movimento gli spettacoli e le persone che li fanno vivere».
Per tutte le info e il programma della rassegna: https://cataniaoff.com/



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