Con Monica Guerritore rivive quell’anima buona di Brecht in cerca di tenerezza

Recensioni In scena allo Stabile di Catania fino al 26 gennaio Monica Guerritore, protagonista e regista de “L’anima buona del Sezuan” di Bertold Brecht, nella versione che 39 anni fa ne volle dare il suo maestro Giorgio Strehler

Nel lontano 1981 interpretava un personaggio minore ma quell’opera le è rimasta dentro per anni. E adesso torna a riscoprirla e a inverarla Monica Guerritore, protagonista e regista de “L’anima buona del Sezuan” di Bertold Brecht, nella versione che 39 anni fa ne volle dare il suo maestro Giorgio Strehler.

In scena allo Stabile di Catania fino al 26 gennaio, nella traduzione e adattamento di Roberto Menin e con le belle musiche originali di Edmondo Romano, quest’opera capolavoro di Brecht ha goduto di una messinscena essenziale, fedele ai precetti del grande drammaturgo e dell’altrettanto grande regista. La Guerritore ha dato alla prostituta Shen Te tutta la dolcezza che merita questo personaggio immortale in una Cina quasi da favola, senza precisi riferimenti spazio temporali.

Monica Guerritore è Shen Te “L’anima buona del Sezuan” di Bertold Brecht

Molto efficace è apparsa l’attuazione della tecnica più famosa di Brecht, quell’effetto di straniamento, in omaggio al suo teatro epico, che ha evitato il più possibile il coinvolgimento emotivo del pubblico. Complice una scenografia povera, tutta bianca, con al centro la semplice la tabaccheria di Shen Te e frequenti cambiamenti di scena a sipario aperto, tutto è stato affidato alla recitazione, anch’essa straniata, che ha davvero mostrato i personaggi senza viverli. Così lo spettatore è rimasto voce critica della drammatica vicenda della povera prostituta beneficata da tre dei, che cercano un’anima buona, e che si trova subito addosso uno sciame di parassiti, falsi e veri parenti bisognosi, esigenti fino alla ferocia, da cui è costretta a difendersi. E così si traveste da cugino cattivo e spietato con tutti, fino a quando non s’innamora.

Straniamento, dunque, sulla scia di quel teatro critico che tanto amava Strehler. Eppure la Guerritore e tutti gli altri bravi attori (Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno e Nicolò Giacalone, “buffi, straniti e imperiosi personaggi più veri e precisi che nel mondo reale”) sono sempre riusciti a conferire alle loro figure la piena corposità di un gesto umano, con grande eleganza e sobrietà, in omaggio a quella che poi è sempre stata la cifra attoriale della affascinante attrice italiana.

L’intero cast de “L’anima buona del Sezuan” in scena allo Stabile catanese

Esiste la banalità del male, Hannah Arendt docet. Ma esiste anche la banalità del bene. Non si sa quale delle due sia più triste, ma la bontà deve pur trionfare, seppur soffocata e derisa, nell’arida società capitalistica. “Debolezze tu non ne avevi. Io ne avevo una: amavo”. Il messaggio dello spettacolo della Guerritore arriva forte e chiaro e ci consola, ancora una volta, come tutta la grande Arte, perché non sia mai la morte della tenerezza umana.

 

 

 

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