Intramontabile zampogna, melodiosa compagna della Natività

Tradizioni La riascoltiamo ogni anno nel periodo delle festività natalizie ma lo strumento a fiato per antomasia della Sicilia e di tutto il Sud Italia è un vero testimone di una civiltà contadina oggi tramontata. La sua unicità, e soprattutto insostituibilità, è testimoniata dalla rassegna Zampognarea, giunta alla XIV edizione, in svolgimento a Catania fino al 7 gennaio

Avvolta dall’aura fascinosa di melodie natalizie, la zampogna è a tutt’oggi uno strumento unico e insostituibile. Infatti, dalla tramontata società contadina sopravvive ancora oggi per l’amore dei suoi cultori che ne diffondono il suono ammaliante e suggestivo: ne è riprova la XIV rassegna Zampognarea. Il mondo delle zampogne tra uomini e suoni in corso a Catania, al LAND La Nuova Dogana, ad ingresso libero, frutto della collaborazione fra le associazioni Darshane e AreaSud.. La rassegna, avviatasi l’8 dicembre scorso, prosegue sabato 30 dicembre, alle 19, con lo spettacolo musicale-teatrale “Gli darai nome Gesù – Storia di Giuseppe il falegname” che avrà luogo nella Parrocchia Santuario Santa Maria dell’Aiuto, in via Consolato della Seta alle 19 nella città etnea, con Maurizio Cuzzocrea voce e chitarra, Franco Barbanera zampogna e fiati, Enrico Grassi Bertazzi percussioni e Andrea Alfio Maccarrone voce narrante, e si concluderà il 7 gennaio prossimo.

Ciarameddi a paro

Zampognarea è una mostra di strumenti e fotografie (visitabile negli orari 16-19, chiusa dall’1 al 3 gennaio), ma anche un calendario di performance, concerti, presentazioni di libri, seminari e incontri prevede l’intervento di studiosi, esperti e suonatori. Fra essi, oltre i musicisti sopra citati, anche Franco Barbanera, suonatore di zampogna e fiati, e Mario Gulisano, musicista delle percussioni, lo scorso 10 dicembre hanno tenuto una lezione concerto dal titolo “Il suono della tradizione” all’Istituto Penitenziario Minorile Bicocca; e sempre con lo stesso titolo, lo scorso 22 dicembre, alla Casa circondariale di Caltagirone altra lezione-concerto con il Duo Nabucco, di Viviana Militello (attrice) e Valerio Cairone (organetto, percussioni ed effetti), suoni e cunti. Il 16 dicembre si è svolta la presentazione del libro “Il suonatore matto” di Matteo Incerti (basato sulla storia di David Kirkpatrick, il soldato che salvò un intero paese con la sua cornamusa) e il concerto di world music degli Oi Dipnoi a Palazzo della Cultura, il 19 dicembre. Per domenica 7 gennaio è prevista infine la “Clamorosa chiusura di Zampognarea” i cui dettagli saranno resi pubblici sulla pagina Facebook @zampognarea.

Zampognarea 2017

Definita
tibia utricularis dai latini, nella fattispecie usata da Nerone per far scandire i suoi versi sulla piccola zampogna suonata da una schiava, lo strumento si utilizzava nei riti delle fecondità agro-pastorali, nelle danze della tarantola, nonché nei rituali magico-popolari della medicina e di disincanto esorcistico, come ci testimonia il musicologo tedesco Marius Schneider. Col termine zampogna si allude agli strumenti ad ancia muniti di otre, un sacco di pelle di animale, dove confluiscono le quattro canne ad ancia semplice, a insufflazione tramite cannello d’imboccatura, in vari modelli: tale strumento è tipico dell’Italia meridionale, usato sin dall’antichità nella tradizione natalizia di fine anno, con la Novena dell’Immacolata Concezione (8 dicembre) e la Novena di Natale dal 16 al 24 dicembre, vigilia della Natività. Nella zona del Cosentino, infatti, gli zampognari suonavano davanti ai presepi con i cappelli invellutati a cono, il mantello nero e le zaricchie ai piedi ricevendo spesso dalle padrone di casa vino e fritture, che procuravano loro uno stato di ebbrezza.

Zampogna e friscalettu

In Sicilia,
a Palermo, permane la tradizione di suonare davanti alle cappilluzzi, ovvero icone adornate con agrumi e frutti, dette “coni” in gergo catanese. Nel secolo scorso i ciarameddari di Maletto, partivano a piedi o a dorso d’asino, con i calzoni alla zuava, il berretto di lana nero con giummu rosso e la camicia bianca sotto la giacca di velluto nero, diretti a Catania, Siracusa e Augusta, per recitare la Novena dell’Immacolata, a partire dalla fine di novembre. In Sicilia sono presenti due differenti tipologie di zampogna, che caratterizzano lo strumento a fiato di maggiore peculiarità dell’ambito mediterraneo: quello più diffusa è la zampogna “a paro” per la eguale misura delle due canne melodiche. Si tratta di uno strumento arcaico, in genere del repertorio di danza, al quale si allinea la zampogna “ a chiave” che risale alla tradizione musicale barocca: tale modello, diffuso solo nei territori di Palermo e Monreale (importatovi da Napoli all’inizio del ‘700) ha una connotazione devozionale e si impiega soltanto nel periodo del Natale con un repertorio che si riconduce alla musica sacra organistica di età barocca. In passato si ricorreva a una seconda chiave che consentiva il passaggio al modo maggiore della stessa tonalità d’impianto, mentre oggi lo strumento si suona esclusivamente nella tonalità minore.

Antica foto di ciaramiddari di Maletto

La tradizione della zampogna nel modello a paro si mantiene ancora viva grazie alla rappresentazione della
“Pasturali”, ad opera dell’associazione culturale dei zampognari licatesi, che si rivestono di pelle di capra e col volto ricoperto di una lunga barba offrono al Bambinello canti e melodie di danza simili a quelli eseguiti per le novene: una permanenza dagli antichi officia pastorum, che si rappresenta dal 26 dicembre al 6 gennaio, nella piazza principale di Licata, con una scena allestita sotto una fiuredda, ovvero edicola addobbata su una capanna costruita con legni, cartoni e frasche, maggiormente illuminata rispetto alle novene di Natale, tra un’atmosfera avvolta dal carezzevole suono di strumenti antichissimi.

Zampognari a Licata

Commenti

Post: 0