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Camilleri for president!

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Non c’è dubbio che Andrea Camilleri, il Tiresia siciliano che vede più lontano di ogni normodotato, meriterebbe di essere nominato senatore a vita. Tecnicamente, però, non si può, perché la consuetudine costituzionale vuole che i senatori a vita di nomina presidenziale non siano più di cinque ed oggi già ci sono. Ora toccherebbe alla Regione Siciliana potergli accordare almeno la Medaglia d’oro di benemerenza. In cuor nostro Camilleri resta comunque il nostro “presidente” ad honorem


di Gianni Nicola Caracoglia

Con slancio, oserei dire, giovanilista, mi scappa dalla bocca un “Camilleri for president!”. E non per l’ennesimo successo televisivo – la riduzione per la tv de “La stagione della caccia” ha fatto più di 7 milioni di spettatori vincendo lo share della serata -, non per gli straordinari successi dei due nuovi episodi del Commissario Montalbano delle ultime settimane - non meno di 10 milioni a episodio -, e, certamente non per il tris servito sul piatto con la trasmissione su piccolo schermo, martedì 5 marzo, della “Conversazione su Tiresia” che ci ammaliò – chi scrive può dire “io c’ero” - lo scorso 11 giugno al Teatro greco di Siracusa, degno epilogo dello scintillante biennio di Roberto Andò alla guida artistica dell’Istituto nazionale del dramma antico.

No, non per tutte queste ragioni. La ragione principale è una: a quasi 93 anni e mezzo, Andrea Camilleri è l’intellettuale italiano più “diversamente giovane” e desideroso di futuro che questa martoriata Penisola si permette. E quando dico “diversamente giovane” intendo la rara capacità di eliminare ogni soluzione di continuità tra la storia e il futuro. La “Conversazione su Tiresia” che Roberto Andò ha captato nella fervida creatività dello scrittore empedoclino, non era altro che la materializzazione contemporanea di un personaggio del Mito, l’indovino cieco Tiresia appunto, amato e disprezzato nei secoli, emblema esso stesso dell’identità indefinita, visto e rivisto da Camilleri con la sua ormai collaudata sagacia e forza del racconto. Un “conta-storie” si definisce Camilleri e al pari del suo “gemello” storico, si definisce un uomo “fortunato” nel suo essere “menomato”, in quanto ipovedente, perché finalmente dispensato dal vedere tante brutture di oggi. Fortunato, comunque, perché la sua mente sempre in movimento gli permette di stare al passo con i tempi, di raccontare la cronaca di ieri, di oggi e di domani, perché come il Mito ci insegna, l’uomo, in fondo, è sempre lo stesso.

Andrea Camilleri in Conversazione su Tiresia il 10 giugno 2018 al Teatro Greco di Siracusa

Oggi sono cambiati i “tool”, gli strumenti, come ci ricorda Alessandro Baricco nel suo entusiasta endorsement della rivoluzione digitale riepilogato in “The Game”, ma le logiche umane sono le stesse da migliaia di anni, da quando l’uomo è stato in grado di potersi dare un’organizzazione sociale.

Camilleri, nel suo saper descrivere con arguzia e ironia l’animo umano - e, non nascondiamocelo, con una certa “spocchia” sicilianista, che risveglia un po’ di sano campanilismo sudista che alberga in tutti noi -, non solo piace a molti perché viene letto e amato in tutta Italia ma anche all’estero (e non parliamo dei film su Montalbano che hanno addirittura creato dal nulla, grazie all'abile regia di Akberto Sironi, un luogo turistico internazionale, i cosiddetti “luoghi di Montalbano” nel Sud est dell’Isola), ma è un vero elemento di unità, e non di divisione, aspetto fondamentale oggi in cui l’errore politico più grosso è proprio quella della demolizione di quel poco che resta della nazione italiana.

La comunità nazionale, che in Italia ha sempre stentato ad esistere, oggi è stata seppellita dalla antistorica campagna sovranista del “prima gli italiani” che non ha capito nulla della Costituzione sulla quale in teoria giurano i nostri politici, dove la parola d’ordine dovrebbe essere “prima l’Italia”, e dove la nazione, che è il fondamento del buon funzionamento di uno Stato, è materia viva in continua evoluzione e non roba da impolverate antologie abbandonate alla loro storia. Quindi quando Camilleri ci ricorda che il razzismo è una brutta bestia oggi, lui che il fascismo lo conobbe bene essendo nato nel 1925, che i porti devono restare aperti perché da bravo uomo nato in una città di mare storicamente i porti sono stati sempre aperti, dà lezioni di educazione civica che sono valide sempre. Qualcuno lo rimprovererà di essere il capo di tutti i buonisti, ma se buonismo vuol dire essere persona intelligente, accorta, e, soprattutto, dotata di civili sentimenti, non può che essere un complimento. Quando ricorda Camilleri che fondamentale per tutti è “ascoltare, sempre, le ragioni degli altri”, pone al centro dell’attenzione la costruzione di una comunità e non di schieramenti opposti. Quando ride di cuore Camilleri nel ricordare l’amico Leonardo Sciascia ed il suo monito di “riflettere, prima di pensare”, ci ricorda che il pensiero siciliano vero è sinonimo di progresso. Quando Camilleri ci ricorda che il "sapere si deve seminare come si semina il grano, il sapere non deve essere un'élite" tutto questo è humus per una nazione. Quando a 93 anni e mezzo, Camilleri ci annuncia che tornerà a teatro con una “Autodifesa di Caino” rovesciando ancora una volta ogni presupposto codificato, vuol dire che il tempo che passa aggiunge, e non sottrae, contemporaneità, anzi la esalta.

Camilleri con Roberto Andò

Non c’è dubbio che Andrea Camilleri, il Tiresia siciliano che vede più lontano di ogni normodotato, meriterebbe di essere nominato senatore a vita. Recita l’art. 59, comma 2 della Costituzione che il capo dello Stato può nominare chi abbia «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Chi meglio di lui? Tecnicamente, però, non si può, perché la consuetudine costituzionale vuole che i senatori a vita di nomina presidenziale non siano più di cinque ed oggi già ci sono Liliana Segre, Carlo Rubbia, Renzo Piano, Mario Monti, Elena Cattaneo cui si aggiunge l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il 23 gennaio 2003 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo nominò Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Lo Stato ha quindi fatto il suo. Ora toccherebbe alla Regione Siciliana potergli accordare almeno la Medaglia d’oro di benemerenza. In cuor nostro Camilleri resta comunque il nostro “presidente” ad honorem.


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Pubblicato il 26 febbraio 2019
Aggiornato il 18 luglio 2019 alle 18:26



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Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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