Il ciclo classico diventa festival e Siracusa sogna di essere Avignone

Teatro Dal 10 maggio al 18 luglio va in scena, prevalentemente al Teatro Greco, la più lunga stagione di rappresentazioni classiche dell'Inda, da adesso Festival del teatro greco di Siracusa. L'ex commissario Pier Francesco Pinelli: «Coscienti di guidare un’eccellenza culturale». Il direttore artistico Roberto Andò: «Siracusa punto fermo mondo classico che deve essere vivo»

Il dado è certamente tratto, anche se il nuovo corso della
Fondazione Inda, l’Istituto del dramma antico di Siracusa, non è certo un Rubicone da cui non si possa mai tornare indietro. L’atmosfera, comunque, che si coglie nella storica sala Amorelli di Palazzo Greco, a pochi giorni dal debutto della stagione di rappresentazioni classiche numero 54 al Teatro Greco (si inizia giovedì 10 maggio), è di aperta soddisfazione. Anche se, in maniera diversificata. E’ comunque soddisfatto il sindaco della città aretusea, Giancarlo Garozzo, in quanto primo cittadino presidente del neoeletto consiglio di amministrazione, contento almeno che l’Inda abbia i suoi vertici organizzati proprio quando lui è in procinto di lasciare la poltrona più alta della città in quanto ha ritirato al sua candidatura alle prossime amministrative del 10 giugno. E’ soddisfatto, poi, perché si annuncia il «programma più lungo della storia dell’Inda» e, soprattutto perché «Da sei anni Siracusa è catalizzatrice di turisti, molti dei quali vanno al Teatro greco».

Il Teatro Greco di Siracusa

Come dargli torto.
Ortigia è ormai a pieno titolo la vicaria di Taormina come luogo turistico per eccellenza della Sicilia, e la babele di lingue che si ascolta camminando per il centro storico aretuseo fa ben sperare per questa nuova stagione turistica. E non è un caso che da due anni al Teatro Greco si pensi anche a chi non parla italiano con un servizio di traduzione in simultanea.

E’ maggiormente soddisfatto l’ingegnere Pier Francesco Pinelli, passato il mese scorso dalla figura centrale di “dominus” dell’Inda come commissario straordinario – imposto dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini per rimettere ordine all’ente, dopo la stagione degli scandali e delle inchieste della Finanza -, a quella più defilata di consigliere delegato, di nomina sempre del Ministero dei Beni Culturali, secondo le regole del nuovo statuto da lui stesso “confezionato” a gennaio, ed approvato a Roma lo scorso marzo. Si dichiara «felice» Pinelli, per la nuova fase che si sta aprendo perché l’istituzione finalmente funziona: «Ci sono una legge ed uno statuto». Adesso non può più sgarrare, anche perché le modifiche promuovono una gestione più snella, l’uso trasparente delle risorse, la semplificazione delle norme per la partecipazione di membri privati alla Fondazione (cui confluiscono lo Stato con il Ministero dei beni Culturali, che approva tutto, e il Ministero della Pubblica istruzione, dell’Università e della ricerca, il Comune di Siracusa e la Regione siciliana mentre l’Associazione Amici dell’Inda partecipa ai cda senza potere di voto) e la riduzione dei costi di gestione. I due anni di commissariamento hanno portato all’incremento dell’attività teatrale del 33% e, soprattutto, dei ricavi da biglietteria (+24%). L’Inda e il Teatro Greco sono diventati, finalmente, impresa culturale. Ogni tanto il “deus ex machina” calato dall’alto dallo Stato, contro le guerre di potere locali, produce risultati.

«Innovamento e innovazione» sono oggi le parole chiave di Pinelli, felice di annunciare sei produzioni cui si aggiungono numerosi eventi improntanti alla qualità: «A Siracusa solo produzioni teatrali particolari».
“Eracle” di Euripide per la regia di Emma Dante aprirà giovedì 10 maggio, alle 18.45, la stagione. Il giorno dopo, venerdì 11 maggio, sempre alle 18.45, è in programma la prima di “Edipo a Colono” di Sofocle con la regia di Yannis Kokkos. Le due tragedie, Eracle ed Edipo a Colono si alterneranno dal 10 maggio al 24 giugno. Il 29 giugno è invece in programma il debutto della commedia “I Cavalieri” di Aristofane con la regia di Giampiero Solari, in scena fino all’8 luglio. La stagione 2018, incentrata sul tema “La scena del potere”, costituisce uno sforzo produttivo senza precedenti da parte della Fondazione Inda e si inserisce nel percorso di rilancio avviato negli ultimi due anni che ha permesso di raggiungere nel 2017 oltre 140 mila spettatori, quasi 40 mila dei quali studenti.

Da sinistra, Dante, Andò, Garozzo, Pinelli e Kokkis

L’Inda si mette in gioco e rischia. «Le risorse al 75% sono derivanti da proprie attività e 25% da contributi pubblici – sottolinea Pinelli -. Il rischio è andato bene. Nel 2015 l’Inda ha messo in scena 43 giorni di programmazione, nel 2018 i giorni diventano 66. Spettacoli che poi usciranno dalla Sicilia per andare nei teatri antichi di Segesta, Pompei, Verona, ed Epidauro in Grecia.
Perché lo facciamo? E’ la coscienza di guidare un’eccellenza culturale, del territorio, la cui ultima grande novità è la sartoria. Ed il motore artistico è Roberto Andò».

Il regista palermitano, alla sua seconda stagione come direttore artistico, indubbiamente fa parte della squadra degli innovatori e rinnovatori. A partire dal nome stesso della stagione che smette di essere ciclo di rappresentazioni classiche per chiamarsi semplicemente Festival del teatro greco di Siracusa. Un nome ed un’identità. Come succede da 70 anni ad Avignone, nel Sud della Francia, città più o meno grande come Siracusa e punto di riferimento per migliaia di appassionati e turisti ogni anno a luglio per quanto riguarda il teatro e le arti visive. E a questo modello guarda Andò.

E se il cartellone avignonese principale ha una gestione simile a quella di Siracusa – in Francia sono sette le figure pubbliche di riferimento ed entrambe i festival sono a gestione “non profit” -, nella città siciliana manca la sezione “off”, ovvero un cartellone affidato alle stesse compagnie teatrali che “occupano” vivacemente la città. «Questi due anni come direttore artistico sono stati entusiasmanti – commenta Andò -. Qualcuno non ha gradito la trasformazione in festival?
Siracusa ha la concretezza di un festival. Ciclo? Non è neanche una gran parola. Festival vuol dire un punto fermo sulle discipline dello spettacolo. Siracusa da sempre lo è per il mondo classico che deve essere vivo».

Come dare torto anche ad Andò, il quale formalmente termina il suo impegno siracusano con questa stagione ma lascia aperta la strada ad ogni possibilità. Se mai dovesse andare via terminato questo festival, sarà compito arduo del cda, composto, oltre che dal sindaco Garozzo, da Pinelli, anche dal regista Emanuele “Manuel” Giliberti, dallo storico dell’arte Paolo Giansiracusa e dalla professoressa Margherita Rubino, associato di Teatro e drammaturgia dell’antichità e Tradizioni del teatro greco e latino all’Università di Genova, trovare un degno successore, che prosegua lo stesso lavoro di apertura, sapiente mix tra una ricerca raffinata affiancata dal battitore libero, il filologo e storico Luciano Canfora, ed un approccio emozionale, che vuole gratificare il pubblico. Pubblico, che non ha mancato di sostenere il nuovo corso Inda, e che quest’anno “impone” la ripresa, prima volta nella storia dell’ente teatrale siracusano, de “Le rane” di Aristofane, regia di Giorgio Barberio Corsetti, star i due comici palermitano Ficarra e Picone (dal 12 al 15 luglio).

Quando Andò presenta i registi che ha scelto quest’anno per le tre produzioni principali, non può non partire dall’amica Emma Dante, e non solo per comuni radici palermitane. «Tra i protagonisti italiani del teatro Emma Dante è tra i più amati all’estero. Era assurdo che non fosse a Siracusa, con tutte le sue prerogative d’artista e con la sua compagnia, per come padroneggia la scena. Nell’Eracle di Emma Dante, per la prima volta il potente è depresso, uno che non è padrone di quello che accade ed è accaduto. Uno spettacolo al femminile che ha la sua ragion d’essere». Obiettivo di Andò è quello di riscoprire il mondo classico in modo diverso. Chi meglio di Emma Dante quindi: «In Eracle mi interessa la fragilità – sottolinea la regista -, perché non è la forza né il potere a renderlo virile. È la sua anima e il suo coraggio a fare di lui un essere umano, non certo i suoi muscoli. È un semidio invincibile solitario e nevrotico, che all’apice della tragedia gira i tacchi ed esce di scena, non cerca il sacrificio della pena per i suoi delitti, ma fugge dal dolore seguendo il consiglio dell’amico del cuore. È umano Eracle». La Dante ammette le difficoltà della messinscena sul colle Temenite: «E’ difficile lavorare in questo teatro, è un luogo che non ci appartiene, è anomalo, non è alla nostra portata. Questo spettacolo è un grande tavolo chirurgico con la luce forte, tutto è visibile, è invadente lo sguardo divino che ci controlla. Noi siamo stati umili, questo che è un teatro che fagocita, bisogna dialogare con questo teatro. Ringrazio Roberto Andò per essermi stata accanto». La regista palermitana saluta con un impegno preciso: «Fino a ieri lo spettacolo durava 1 ore e 45, durà 1 ora e 30, lo prometto».

Nello spettacolo diretto da Emma Dante, il cast sarà composto da Mariagiulia Colace (Eracle), Serena Barone (Anfitrione), Naike Anna Silipo (Megara), Patricia Zanco (Lico), Carlotta Viscovo (Teseo), Francesca Laviosa (Iris), Arianna Pozzoli (Lyssa), Katia Mirabella (messaggero), Samuel Salamone (corifeo), Sena Lippi e Isabella Sciortino (figli di Eracle insieme a Pozzoli) oltre alle danzatrici Silvia Giuffrè, Sabrina Vicari e Mariella Celia e le due musiciste Serena Ganci e Marta Cannuscio.

“Edipo a Colono” di Sofocle è un oratorio, un testo meditativo. Andò: «Ero rimasto folgorato da Yannis Kokkos a Gibellina con L’Oresteïa di Yannis Xenakis, domava 400 persone con gentilezza. Kokkos, greco cosmopolita, mi aveva rivelato il suo sogno di mettere in scena “Edipo a Colono”, e io questo sogno l’ho realizzato». E il regista greco, parigino d’adozione, non perde occasione per ringraziare l’Inda e Roberto Andò per avergli concretizzato il sogno di “Edipo a Colono” al Festival di Siracusa. « E’ una tragedia sulle frontiere materiali e metafisiche, sul mistero della libertà umana prima dell’onnipotenza degli dei, della responsabilità, della vecchiaia e della gestione politica della città, “Edipo a Colono” è anche un poema intimo, un viaggio mentale. Bisogna legare le cose più lontane con la modernità. Edipo è un eroe, un salvatore della patria, ma ha anche commesso crimini odiosi ma involontariamente, è colpevole e non colpevole allo stesso tempo. Il luogo finale della sia vita è un luogo di serenità. C’è il rapporto fra una città democratica come Atene con una città tumultuosa e barbara come Tebe, un conflitto sempre attuale. Quello che amo del teatro è la dimensione concreta, piedi a terra e occhi alle stelle».

Cast di altissimo rilievo anche per “Edipo a Colono”, che vede come aiuto regista il palermitano Alfio Scuderi, con Massimo De Francovich che sarà Edipo assieme a lui saranno in scena Sebastiano Lo Monaco (Teseo), Roberta Caronia (Antigone), Danilo Nigrelli (il messaggero), Stefano Santospago (Creonte), Eleonora De Luca (Ismene), Fabrizio Falco (Polinice), Sergio Mancinelli (lo straniero). Il coro dei vecchi è invece costituito dal corifeo Davide Sbrogiò e poi Massimo Cimaglia, Francesco Di Lorenzo, Lorenzo Falletti, Tatu La Vecchia, Eugenio Maria Santovito e Carlo Vitiello. Sia nelle due tragedie che nella commedia il coro sarà composto dagli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico.

E si arriva alla commedia. “I cavalieri” di Aristofane è stata una riscoperta di Luciano Canfora, un testo mai rappresentato a Siracusa. Andò: «Uno dei primi testi politici che tratta il tema del populismo. Ho scelto Giampiero Solari come regista perché non è facile rappresentare il comico, e Solari è laboratorio del comico, tutti i grandi comici hanno lavorato con lui». Grande cast da Pannofino a Antonio Catania, passando per un inedito Roy Paci nelle vesti di attore, a Giovanni Esposito, l’Apicella di “loro 1” di Paolo Sorrentino.

Giampiero Solari

La Rai è media partner del Festival del teatro greco di Siracusa, e 2 o 3 spettacoli si potranno vedere anche in tv. Dopo i due debutti al Teatro greco di Siracusa, sarà la volta del
Festival internazionale del teatro classico dei giovani che prenderà il via sabato 12 maggio al Teatro di Akrai di Palazzolo Acreide. La rassegna fa segnare quest’anno numeri record con 103 istituti da tutta Italia e da Grecia, Francia, Spagna, Belgio, Georgia e Tunisia. Saranno oltre 2.300 gli studenti che si esibiranno fino all’11 giugno e a loro si uniranno gli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico.

Quest’anno il Festival si estende a numerosi eventi speciali. A cominciare dalla
“Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri, in scena al Teatro Greco l’11 giugno. Lo scrittore empedoclino ha scritto per l’Inda questo testo sull’indovino cieco della mitologia greca che rappresenterà in scena in prima persona, con la regia di Roberto Andò: «Camilleri ha scelto Tiresia perché un personaggio simile a lui in quanto non vedente. E poi la letteratura di Camilleri ha avuto sempre la capacità di divinare. La mia sarà una regia discreta, in fondo sarà una festa. Camilleri ha un trascorso anche di attore, ed è straordinario vederlo mettersi in gioco, con la sua voce possente, da contastorie». La stagione sarà poi completata dalla replica di “Palamede” scritto e interpretato da Alessandro Baricco che vedrà tra i protagonisti l’attrice Valeria Solarino, in scena il 18 luglio.

Andrea Camilleri

Il fitto programma allestito dall’Inda prevede poi tre appuntamenti di grande prestigio all’
Orecchio di Dionisio, nel parco archeologico della Neapolis: il 31 maggio alle 17.30, Massimo Cacciari con una lezione su “Il dolore che salva”, il 28 giugno alle 19 Luciano Canfora su “Un ventenne molto protetto: Aristofane contro Cleone” e il 16 luglio alle 19 Alessandro Baricco su “La giustizia e la forza. Tucidide, il dialogo tra Melii e Ateniesi”. Da non perdere anche mostra “Antica Mirabilia. Deus ex Machina e macchine sceniche al Teatro greco di Siracusa” sarà allestita all’ex convento di San Francesco in Ortigia dal 28 maggio al 19 luglio e la rassegna l’Accademia incontra la città in programma dal 25 maggio al 22 giugno. Come annunciato da Pucci Piccione, presidente dell’associazione Amici dell’Inda, il 4 giugno i giovani dell’Accademia del Dramma Antico metteranno in scena uno spettacolo musicale con la partecipazione di Vincenzo Pirrotta. Il 12 giugno, Marta Cartabia e Luciano Violante presenteranno il libro “Giustizia e mito”, edito da Il Mulino. In prima nazionale a Siracusa, il 7 giugno, il processo a Eracle, con il “tribunale” composto dal magistrato Giovanni Canzio, e con Giuseppe Fanfani avvocato della difesa e Antonio Di Pietro che torna a vestire per l’occasione la toga del pubblico ministero.

Alessandro Baricco e Valeria Solarino in Palamede

Quando il 19 luglio si saranno spenti i riflettori che daranno luce non solo al Teatro Greco ma allo splendore di una città, Siracusa, che fa fatica ad amarsi, forse potrebbe arrivare anche il momento di pensare anche al teatro comunale di via Roma, fino ad oggi la bella addormentata delle grandi platee siciliane, che aspetta ancora un principe (leggi un direttore artistico), che la risvegli. Cercando anche di colmare la grave lacuna lunga più di un secolo, che vede Siracusa all’avanguardia con l’accademia del teatro classico, e mai pervenuta per la scuola di prosa. Qui la gatta da pelare dovrebbe essere tutta del prossimo sindaco eletto il 10 giugno (o successivo ballottaggio), che non dovrebbe fare altro che prendere a modello l’Inda, cominciando dalla riscrittura delle regole. Ma questa è tutta un’altra storia.

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