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La trilogia del potere vive ancora per una notte grazie al rock identitario dei Litifiba

Recensioni L'occasione di vedere dal vivo lo scorso 4 agosto alla Villa Bellini di Catania i Litifiba nella vecchia formazione, tranne ovviamente la buonanima di Ringo De Palma, per il quarantennale di "17 re", era troppo ghiotta per cadere nel vuoto. Io che li avevo mollati già nel 1990, ritrovare “quei” Litifiba, i “miei” Litifiba, dopo 40 anni... Lo ammetto: mi aspettavo un bel concerto ma non così bello. I Litfiba nella formazione originaria sono magia pura, un incantesimo da cui non si può prescindere

Il rock è sempre stato identitario e – ha avuto dignità di esistere fino a quando ha conservato la velleità di rappresentare qualcosa o qualcuno, dalla nuova consapevolezza giovanile del mondo post-bellico degli esordi negli Anni 50 passando attraverso il genio pop del beat Anni 60, la rivoluzione mancata della psichedelia frickettona che voleva cambiare il mondo, l’iper-intellettualismo del rock colto degli Anni 70, il sacro fuoco iconoclasta del punk di mezzo secolo fa fino al grido d’aiuto della generazione X col grunge alla fine degli Anni 80. Poi, quando tutto è diventato “pop” nel significato più neutro e plastificato di musica da consumare, il rock non ha trovato più linfa di rinnovamento e campa ancora sulle grandi gesta dei matusalemme del rockn’roll.

Di questo piangiamo con un occhio e poiché nel regno dei ciechi chi ha un solo occhio è re ci accontentiamo di questi immarcescibili agée della musica ribelle. Lo scorso anno ho goduto dei live dei Public Image Ltd di Johnny Lidon, dei sempre nuovi Kraftwerk, ho pianto all’ultimo live dei CCCP – Fedeli alla linea. Fra i nuovi “vecchi” del rock ci sono certamente i Litfiba, ad oggi 46 anni di onesta carriera rockettara. Mezzo secolo quasi di musica piena di scazzi e carriere altre incrociate fra i membri della band fiorentina, come avviene nelle migliori famiglie rock da sempre. Chi scrive, per esempio, ha deciso di mollarli abbastanza presto, terminata la trilogia del potere formata dai tre album fondamentali per la loro storia, “Desaparecido” del 1985, “17 re” del 1986, e “Litfiba 3” del 1988, cui io aggiungo anche la colonna sonora dell’“Eneide” della compagnia di teatro sperimentale Krypton uscita su vinile nel 1983 e il live “Pirata” del 1989.

La decisione, quindi, di Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi di riportare sul palco dal vivo, 40 anni dopo, il doppio “17 re”, forse il più politico della trilogia del potere, non poteva lasciarmi indifferente. I 16 brani di quell’album, per chi all’epoca come me aveva 23 anni – pur reduce dagli ascolti duri e puri dell’adolescenza tra punk, hard core punk, post punk, gothic dark e new wave più sperimentale -, avevano rappresentato, in chiave tricolore, il “know how” italiano su come si faceva musica nuova di qualità. Il 1986 è stato un anno importante, era l’anno di “Affinità e divergenze” dei CCCP – Fedeli alla linea, il punk della provincia padana di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, l’anno in cui si formarono gli Afterhours di Manuel Agnelli. Negli Anni 80 il nuovo rock italiano scriveva pagine fondamentali dai Gaznevada ai Diaframma, dai Gang ai Franti, dai Not Moving ai Pankow solo per fare qualche nome.

Gianni Maroccolo, Ghigo Renzulli, Piero Pelù e Antonio Aiazzi, ovvero i Litifiba, foto di Riccardo Bagnoli

L’occasione, quindi, di vedere dal vivo alla Villa Bellini di Catania i Litifiba nella vecchia formazione, tranne ovviamente la buonanima di Ringo De Palma sostituito ai tamburi da Luca Martelli, era troppo ghiotta per cadere nel vuoto. Ritrovare “quei” Litifiba, i “miei” Litifiba, dopo 40 anni, con lo stesso amore e la stessa passione di allora? Forse, il tempo è sia tiranno sia galantuomo. La mia storia personale mi ha lasciato scolpito nella memoria il concerto del 26 febbraio 1987 alla Perla Jonica di Capo Mulini (Acireale) dove la band presentò il disco appena uscito: dopo il live l’auto dell’amico americano che ci portò là decise di non partire più, con l’avventurosa notte sotto la pioggia incessante che ne seguì per tornare a Catania. Il rock, si sa, è adrenalina, quindi un “incidente di percorso” come quello non fece che alimentare il mito di una serata bellissima di musica.

I Litfiba alla Villa Bellini di Catania, il 4 agosto 2026

E se di adrenalina “up-to-date” parliamo, il tour 2026 del quarantennale di “17 re”, organizzato da Mc2Live con il supporto per la data catanese della iblea Marcello Cannizzo Agency, ha colpito nel segno: dalla prima data il 27 giugno a Perugia, tantissimi i sold out lungo lo Stivale. La Villa Bellini di Catania, il 4 agosto, non ha fatto il sold out ma era piena, oh sì che era piena, e non solo di “brillanti” sessantenni come il sottoscritto, mossi dall’operazione nostalgia. Seppur pochi, anche qualche ventenne non ha voluto perdere quell’occasione più unica che rara di vedere sul palco un pezzo di storia recente della musica italiana. E non se ne è pentito, perché dal più vecchio, il 72enne Ghigo Renzulli al più “giovane”, il 64enne Piero Pelù – in mezzo il 66enne Gianni Maroccolo, il 68enne Antonio Aiazzi e “il giovane” 49enne Luca Martelli -, i Litifiba oggi sono una band in forma strepitosa capace di inchiodare il pubblico per quasi due ore e mezzo con la carrellata dei loro grandi successi.

 

Introdotto dal pezzo “postumo” rispetto all’album, il singolo “17 re”, non inserito nel disco nel 1986 e uscito a maggio a completamento di un percorso artistico durato 4 decenni, il concerto ha vibrato dei 16 brani di quella bellissima raccolta d’autore che fra elettronica primordiale, rock, passione tribale, poesia urbana, misticismo ed emozionalità istintiva, è diventato una pietra miliare del rock italiano, sbeffeggiando il potere e la sua illusoria voglia di eternità.

Pelù è l’istrione di sempre, la sua voce, fortunatamente ancora senza pecca, rapisce. E la sua voce non è solo canto ma è anche riflessione politica, identitaria: i Litfiba da quasi mezzo secolo criticano senza se e senza ma il potere prepotente, e lo stesso fanno ora. Sul brano “Sulla terra” non poteva non apparire, quindi, sul palco la bandiera palestinese perché il rock vero sta dalla parte dei più deboli, e i più deboli oggi sono i martoriati abitanti di Gaza, vittime della animalesca risposta militare dell’esercito israeliano ostaggio del delirio di onnipotenza del criminale governo di Nethaniau e soci.

 

La voce di Pelù è anche coscienza civile quando porta sul palco la bandiera italiana perché il tricolore non deve restare ostaggio della peggiore destra sovranista, populista e neofascista che oggi impazza in lungo e in largo in Italia. E con le parole di identità politica, morale e civile del cantante fiorentino spontaneo e gioioso nasce il canto di “Bella ciao” da parte del pubblico, cantato a cappella con il supporto della band. Perché chi ama i Litfiba ha una coscienza e la esprime.

La voce di Pelù è anche emozione pura quando sul brano “Eroi nel vento”, bellissimo brano antimilitarista che parla di un kamikaze giapponese disertore, ricorda sul palco chi non c’è più, Ringo De Palma, ovviamente, la macchina del ritmo di “quei” Litifiba, morto troppo presto a 26 anni nel 1990 per droga, dopo aver lasciato i Litfiba dopo “3” ed entrato nei CCCP di Ferretti e soci. E ricorda anche il nostro Toni Carbone, l’ex bassista dei Denovo, morto esattamente tre anni fa. La storia del rock italiano ci insegna che nel lontano 1982 i Litfiba vinsero a Bologna il festival “Il rock mette i denti”; dietro di loro i catanesi Denovo.

Ma i Litifiba ovviamente non sono solo Pelù, e i sound maker sono a livelli stellari: “don Ghigo” Renzulli è il solito costruttore di trame sonore, il “Marchese” Antonio Aiazzi ricrea magistralmente con le sue tastiere quell’atmosfera futuribile di 40 anni fa, il sornione Gianni Maroccolo al basso è una macchina del ritmo come pochi. L’ultimo arrivato, Luca Martelli, picchia sui tamburi con energia tutta contemporanea.
Quando poi arrivano i bis, il cuore di chi ascolta va in fibrillazione: non solo “17 re”, la trilogia del potere c’è tutta sul palco, con i brani culto di “Desaparecido” (“Istanbul”, “Eroi nel vento”, “La preda”), “Litfiba 3” (“Tex”) e del live “Pirata” (“Cangaceiro” e “Il vento”).

Tutta la Villa Bellini ha goduto di una serata senza pari e l’eccitazione è aumentata quando Pelù ci ha avvertito che anche Catania era sotto registrazione per il live del quarantennale di “17 re”.

Lo ammetto: mi aspettavo un bel concerto ma non così bello. I Litfiba nella formazione originaria sono magia pura, un incantesimo da cui non si può prescindere. Cari Litfiba, sono felice di avervi ritrovato, anche se per una notte.

La scaletta del concerto:

Febbre; 17 Re; Come un Dio; Oro nero; Sulla Terra; Vendetta; Ferito; Apapaia; Ballata; Re del silenzio; Pierrot e la luna; Univers; Tango; Cafè, Mexcal e Rosita; Gira nel mio cerchio; Cane; Bella ciao, cantata dal pubblico dopo il discorso di Pelù; Resta.

Bis: Il vento; Istanbul; Santiago; Eroi nel vento; La preda; Tex; Cangaceiro

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