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I vescovi siciliani solidali con l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice attaccato per aver difeso i migranti

Società Con un documento ufficiale la Conferenza episcopale siciliana difende l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice dai duri attacchi che ha subito per essersi espresso a favore dei migranti. Il documento difende le parole dell'alto prelato sulle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, ribadendo che la tutela della dignità umana è parte integrante dell'annuncio del Vangelo. Il presidente dei vescovi siciliano Antonino Raspanti: «Il pensiero di monsignore Lorefice è quello della Chiesa tutta»

I vescovi siciliani con un documento ufficiale difendono l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice dai duri attacchi che ha subito per essersi espresso a favore dei migranti. E si esprimono con un documento rilevante sul piano sociale, etico e culturale. Il documento difende con fermezza e rigore morale le parole dell’alto prelato sulle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, ribadendo che la tutela della dignità umana è parte integrante dell’annuncio del Vangelo. I vescovi condannano gli attacchi verbali ricevuti da Lorefice, definendoli segnali di “un’allarmante perdita di umanità” e confermano “l’impegno della Chiesa contro l’indifferenza e la propaganda”. Una presa di posizione che ha anche un valore politico super partes, nel senso della difesa dei valori fondanti della polis, con un senso profondamente cristiano dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani. 

Già in passato vi era stata una presa di posizione unanime dei vescovi siciliani di critica severa alla riforma dell’autonomia differenziata, poi fatta propria dalla Cei nazionale. La nota è a firma del presidente della Conferenza episcopale siciliana e vescovo di Acireale, Antonino Raspanti. 

L’intervento si inserisce in una fase storica in cui Papa Leone XIV ha scelto Lampedusa come suo primo viaggio in Sicilia e nel Sud del Mediterraneo, il prossimo 4 luglio. Scelta dall’alto valore simbolico, religioso e culturale. Raspanti afferma: «Raccogliendo e interpretando i sentimenti manifestati dai confratelli vescovi di Sicilia, esprimo piena e convinta solidarietà al confratello, monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e delegato dei Vescovi di Sicilia per le migrazioni, raggiunto da attacchi verbali e insulti a motivo delle sue recenti parole, cariche di sofferenza, per le vittime del Canale di Sicilia e per le “martoriate acque del Mare Nostro”. Da custode del Vangelo monsignor Lorefice ha difeso il valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti, per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali».
Raspanti aggiunge: «Che non sia possibile scindere l’annuncio del Vangelo dalla difesa della dignità umana
non è l’opinione isolata di un uomo ma il cuore stesso dell’annuncio di Cristo. Il pensiero espresso da monsignor Lorefice è, in verità, il pensiero della Chiesa tutta. Sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco a partire dalla sua visita a Lampedusa nel 2013 e in attesa dell’arrivo di Papa Leone XIV, ribadiamo che la domanda “Dov’è il tuo fratello?” interpella ogni credente, ma anche ogni uomo. La sofferenza e il lutto che l’arcivescovo ha richiamato sono forse di una parte sociale, politica, razziale o entrano nel cuore di ognuno di noi e lo feriscono? E se noi vescovi non li portiamo all’attenzione di tutti, abbiamo difeso l’uomo, il povero, l’indifeso?».

Monsignor Antonino Raspanti, vescovo della Diocesi di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana

Raspanti sottolinea: «Se restassimo indifferenti davanti a tragedie e stragi come quelle richiamate da don Corrado, se ignorassimo che il silenzio e l’indifferenza di molti significa acquiescenza fino alla complicità, avremmo ascoltato la nostra coscienza o l’avremmo messa a tacere? Possiamo ignorare, per altro, che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi? Quale crimine avrebbe commesso don Corrado dicendo che ‘È l’umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo’? È riprovevole ‘Sognare insieme […] un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; […] un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno e i migranti vengano accolti con calore, come persone umane, come fratelli’?».

Raspanti mette, inoltre, in evidenza: «Per questo ritengo del tutto ingiusti e lontani non solo dallo spirito cristiano, ma anche da un senso di umanità, oltre che incompatibili con uno stile di rispetto delle opinioni, gli attacchi e gli insulti rivolti all’Arcivescovo di Palermo. Mi sembra un campanello di allarme che si reagisca con aggressività dinanzi a un richiamo al senso di umanità, alla fraternità e alla libertà. È proprio vero che ogni corpo restituito dal mare è una “chiara denuncia” contro la propaganda che calpesta l’umanità».

Raspanti chiosa: «Rinnoviamo il nostro impegno di vescovi a non far cadere nel silenzio il grido di chi cerca vita, pace e libertà. Facciamo appello alla buona volontà degli uomini di questa terra perché già da qui, da noi, oggi, possa ristabilirsi quel clima di fraternità e amicizia che, solo, può far sì che la giustizia abiti questo nostro mondo». Una presa di posizione chiara, netta, coraggiosa contro l’indifferenza e la propaganda, contro la “perdita allarmante di umanità”.

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