Il vescovo Raspanti e i terremotati: «Troppi anni per riavere la casa»

Società Continua la battaglia del vescovo di Acireale, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, in difesa degli sfollati a causa del sisma dello scorso Natale che ha colpito l'Acese e le zone etnee limitrofe: «L'impegno sociale da parte della chiesa non è un valore aggiunto, è nella natura medesima della nostra religione

La battaglia in difesa degli sfollati del sisma di Santo Stefano da parte del vescovo di Acireale e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, Antonino Raspanti, non conosce soste, continua in maniera costante, con spirito etico e visione realistica. Quella che può esser definita giustamente come una battaglia di civiltà ha una valenza religiosa, morale, sociale, culturale.

Il vescovo di Acireale Raspanti parte da un assunto fondamentale: «Il Cristianesimo è una religione incarnata, lo spirito si è incarnato nella storia. L’impegno sociale da parte della chiesa non è un valore aggiunto, è nella natura medesima della nostra religione. Gesù Cristo si è fatto uomo, il cristianesimo è una religione legata alla vita». Il vescovo Raspanti ha più volte ricordato, anche in interviste su Sicilymag, come l’impegno degli uomini di chiesa sia profondamente legato alla realtà sociale che li circonda. Nella storia della chiesa cristiana gli esempi sono tantissimi, uno dei più grandi modelli nell’ottica dell’impegno sociale degli ultimi secoli è stato quello di un siciliano, del calatino don Luigi Sturzo.

Il vescovo Raspanti durante la processione di Santa Venera a Pennisi, frazione di Acireale

Il vescovo Raspanti è un innovatore di questa nobile tradizione del cattolicesimo sociale, basta porre mente al suo impegno culturale e sociale, alla sua azione di volontariato illuminato che puntando sulla formazione aiuta giovani e meno giovani ad entrare nel mondo del lavoro. E’ riuscito in questi anni facendo incontrare i giovani con grandi manager a formarli nell’ottica degli approfondimenti dei loro studi e della loro specializzazione, al punto che sono nate start-up innovative ad Acireale, e non solo nell’ambito della tecnologia. Ha fatto nascere il Parco culturale ecclesiale, uno dei 5 all’avanguardia in tutta Italia. Un turismo spirituale, culturale e religioso che diviene turismo esperienziale. Non solo riscoperta e valorizzazione dell’enorme patrimonio di beni culturali, monumentali ed ambientali dei territori della Diocesi di Acireale, che si estende dalle coste orientali del Mar Ionio sino ai centri etnei del vulcano, ma anche una dimensione che permette ai giovani e meno giovani di creare delle attività cultural-turistiche innovative ed efficaci. E dato che lo Stato, a diversi livelli, mostra non di rado carenze sul piano della formazione, è riuscito a realizzare una efficace ed armonica sinergia con l’università Cattolica di Milano e la banca Creval che ha portato alla nascita di corsi di formazione per il turismo culturale svolti ad Acireale ed aperti all’intera Isola.

La funzione religiosa davanti la chiesa di Pennisi

Ricordiamo anche l’impegno culturale più ampio, intenso come lievito di crescita sociale dei territori locali e di costruzione di un dialogo positivo con il mondo esterno.

In questo contesto così ampio che unisce grandi eventi culturali e sociali con l’impegno nella formazione, si comprende meglio come la battaglia di Raspanti in difesa dei diritti dei terremotati del sisma di Santo Stefano e di tutti gli altri sismi che hanno colpito l’Italia, sia perfettamente coerente con una visione spirituale, razionale e concreta che vede il vescovo come una persona accanto alle altre persone. Non un uomo che parla ex cathedra ma che condivide i bisogni, le esigenze, le speranze dei suoi diocesani. Una visione moderna ed al contempo profondamente legata al messaggio del Vangelo ed all’insegnamento di Gesù Cristo.

Ecco perché in occasione dei festeggiamenti della patrona di Acireale, Santa Venera, nella processione nella frazione di Pennisi, colpita duramente dal sisma di Santo Stefano ed in attesa di ricostruzione, ha fatto mettere in prima fila gli sfollati.

Chiesa di Pennisi

Il suo messaggio è stato chiaro, la chiesa cattolica è vicina a chi soffre. Anzi, è assieme a chi soffre. Non un messaggio di paternalismo compassionevole ma di vicinanza autentica, di partecipata fratellanza. Ed ecco perché la battaglia del vescovo Raspanti assume un valore simbolico molto più ampio, che trascende il locale e diventa globale.

Sin dalle sue prime dichiarazioni dopo il sisma Raspanti ha più volte sottolineato che accanto alla concreta e splendida solidarietà da parte dei tanti siciliani ed italiani serve l’impegno costruttivo dello Stato. Serve che il governo nazionale dia risposte concrete. Il pensiero di Raspanti è chiaro e lucido: «Non possono trascorrere anni affinché gli sfollati possano riavere una casa, la propria casa. I lavori di ricostruzione vanno fatti bene, con rispetto pieno delle regole, ma vanno realizzati con celerità. Non è pensabile che molte centinaia di persone debbono aspettare parecchi anni per poter tornare a vivere nella propria abitazione. L’esistenza è fatta di memoria intellettuale, spirituale, affettiva ma anche di memoria legata agli oggetti. E vi è l’esigenza primaria, concreta, per tutte le persone di poter vivere in un’abitazione dignitosa».

La processione di Santa Venera a Pennisi

Raspanti ha ben presente la complessità della vicenda e dell’iter burocratico, ma avendo visto anche come rappresentante ai vertici nazionali della conferenza episcopale le lentezze incredibili ed i ritardi pluriannuali nella ricostruzione post-sismica nell’Italia centrale ha continuato e continua con ancor più vigore questa battaglia di civiltà a favore degli sfollati etnei e di tutti gli sfollati d’Italia. Durante i festeggiamenti di Santa Venera il vescovo Raspanti si è dunque recato in pellegrinaggio con il busto reliquiario della Vergine e Martire Venera nelle frazioni acesi: Fiandaca, Pennisi e Piano d’Api, colpite dal terremoto di Santo Stefano.

I danni del sisma alla chiesa del Carmelo di Pennisi e alla statua di Sant'Elmidio

Il vicepresidente della Cei, Raspanti, ha affermato: «Ogni uomo è fragile e non trova sicurezze su questa terra. L’uomo non troverà mai l’equilibrio in questa vita perché essa è instabile, così come è stato reso instabile il nostro territorio dal terremoto. Chi cerca più del dovuto certezze su questa terra alla fine sarà triste perché non le troverà. L’unica rassicurazione è Cristo con il quale ci ritroveremo un giorno insieme a celebrare nella gioia l’eucarestia celeste. Siamo pellegrini insieme a Venera. Pennisi le ha dato nel 1943 alloggio e rifugio per sfuggire alla guerra, oggi le parti si sono invertite. Possa dare la nostra santa patrona conforto e speranza a tutta la comunità. I tempi di una pronta ripresa e ricostruzione dipendono anche da noi uomini».

Ancora una volta, accanto al messaggio spirituale vi è una forte indicazione laica, i «lavori di una pronta ripresa e ricostruzione dipendono da noi uomini”. Il vescovo Raspanti è preoccupato per la lentezza dei lavori di ricostruzione post-sismica, che nonostante i fondi annunciati dal governo nazionale, non sono affatto partiti. E continua ad insistere affinché le luci dei riflettori siano accese sulle esigenze degli sfollati, e la luce della speranza non si affievolisca.

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