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“Hoasca” di Stefano Meli, la musica come veicolo di salvezza per chi la fa e per chi l’ascolta

Musica Il 4 marzo Viceversa Records pubblica il decimo album da solista del chitarrista ragusano, una preghiera elettrica, un approdo dove sentirsi sani e salvi. L'album consacra uno spirito creativo che non conosce stanchezza, la maturità di un artista che ha affidato la sua voce ventriloqua alla potenza esprevviva della chitarra. Numerosi gli ospiti dell'album, dai partenopei Songs for Ulan e Amedeo Ronga, all'americano Buck Curran, ai siciliani Alfio Antico, Cesare Basile, Carlo Natoli, Ugo Rosso, Enzo Velotto e Michele Musarra

Il ragusano Stefano Meli (al suo attivo la militanza in band iblee come La Casbah, Caruana Mundi, Kolarov) in più di quindici anni di musica, si è fatto conoscere come chitarrista di frontiera e di strade desolate e solitarie. Amante dello slide e del delay, negli anni ha affinato un tocco personale e riconoscibile grazie alle accordature aperte e agli arpeggi psichedelici. Un percorso musicale pietroso, anarchico, disertore. Fino ad oggi nove gli album da solista pubblicati, tra i quali un live e una colonna sonora, tutti con Viceversa Records. Niente di accademico, molta improvvisazione e molta strada. Il percorso musicale di Stefano Meli si muove in bilico tra due mondi: il visibile e il sensibile. Il primo è dominato dalla violenza degli umani, sconvolto dalle guerre, consumato dalla brama di potere e possesso. Il secondo, popolato di anime/animali, rifugge dallo sguardo cerebrale per rivelarsi alla coscienza anarchica dell’artista.

Stefano Meli

Il 4 marzo arriva il decimo album della sua esperienza da solista, ancora una volta grazie a Viceversa Records. E dopo essersi rifugiato negli ultimi due dischi nel mondo animale, Meli riattraversa la frontiera tra queste dimensioni dell’essere. Un risveglio da un viaggio di guarigione, richiamato dal titolo “Hoasca”, uno dei nomi della bevanda psichedelica, tipica dello sciamanismo amazzonico, nota come “liana degli spiriti”. Un ritorno – attraverso le lande desertiche di “Sonora”, terzo brano della tracklist – alla realtà degli umani e delle loro traversie. Senza giudizio, ma con un sentimento partecipe della sofferenza per le ingiustizie e le oppressioni. Nove brani, quattro da solista e cinque in collaborazione con amici musicisti, compagni di strada lungo i territori sconosciuti e impervi di questo cammino a ritroso. Come in “Hoasca”, dove la voce di Pietro De Cristofaro e il contrabasso elettrico di Fulvio Di Nocera ovvero i partenopei Songs For Ulan creano un’atmosfera sciamanica, o in “Whisper”, dove la chitarra elettrica del cantautore americano Buck Curran graffia il delay di Meli. E ancora in “Mind”, con le percussioni di Enzo Velotto, “patron” della Vicerversa, e il basso elettrico di Michele Musarra, o in “Unknown” con l’elettronica di Carlo Natoli e la batteria di Ugo Rosso, sodali storici di Stefano Meli.

La copertina di “Hoasca” di Stefano Meli

Per finire con “Efesto”, che vede la collaborazione di Alfio Antico, tamburi e voce, Cesare Basile, lap steel artigianale, e Amedeo Ronga, contrabasso acustico, brano che vibra di suoni ancestrali, trionfo dell’analogico sul digitale, della sperimentazione creativa sulla normalizzazione imposta dall’industria discografica. Il video del brano è stato girato da Vincenzo Cascone nella ex base Usaf della Nato a Comiso. Stefano Meli: «Siamo andati laggiù nella grande città fantasma e abbiamo girato il video e abbiamo incontrato Efesto, il dio caduto. Ex base Nato a Comiso, base militare che ospitava le testate nucleari durante la guerra fredda. Città nata intorno alle bombe atomiche, ad oggi una Ghost City, inquietante come le macerie del nostro tempo. Abbandonata dopo il 1991, la base si presenta oggi come una città fantasma. L’esplorazione del sito diventa una riflessione sulla storia recente, sugli apparati militari e sulle forme di colonialismo armato, ma anche sul tempo che consuma e trasforma ogni potenza. Il video costruisce un dialogo tra i musicisti e il luogo, in cui il suono non accompagna lo spazio ma lo interroga, lo attraversa, lo mette in attrito. Uno spazio che non è definibile dalla sua condizione attuale ma che anzi sembra restituire la sua funzione passata alla luce dei recenti conflitti mondiali. Lo spettatore viene condotto in una dimensione altra, mitica e perturbante, dove l’inquietudine e la solitudine del paesaggio rimandano all’animo tormentato di Efesto. Efesto non è qui il dio della potenza creativa, ma della frattura: il corpo imperfetto, il lavoro incessante, la produzione di armi per gli dèi e, insieme, la sua dannazione, la sua esclusione dall’Olimpo. La base militare diventa così una fucina svuotata, simbolo di una tecnologia senza più scopo, di una forza che ha perso il proprio mito fondativo. Nei titoli di coda, fotografie di repertorio documentano le grandi manifestazioni pacifiste che si svolsero a Comiso negli anni Ottanta contro l’installazione delle armi nucleari e che fecero diventare il comune ibleo un simbolo di pace nel mondo».

Il video è chiuso da una citazione dello scrittore Marco Steiner: «Ci vorrebbero spenti in questo regno di cenere. “Posa l’osso, posa l’osso” canta la tribù del fuoco».

Per Stefano Meli “Hoasca” è la consacrazione di uno spirito creativo che non conosce stanchezza, la maturità di un artista che ha affidato la sua voce ventriloqua alla potenza esprevviva della chitarra. “Hoasca” è un disco ponte, una preghiera elettrica, un approdo dove sentirsi sani e salvi, come recita il titolo del brano che chiude il disco, “Safe and Sound”, felice espressione inglese dove salvo equivale a suono. La musica, per Stefano Meli, è veicolo di salvezza e visione per chi la fa e chi la ascolta. Via di fuga e di redenzione, resistenza alle brutture del mondo ed esercizio di liberazione.

Crediti dell’album

Musiche di Stefano Meli. Hanno suonato: Stefano Meli: chitarra elettrica; Pietro De Cristofaro (Songs for Ulan): voce in “Hoasca”; Fulvio Di Nocera (Songs for Ulan): contrabbasso elettrico in “Hoasca”; Michele Musarra: basso elettrico in “Mind”; Enzo Velotto: percussioni in “Mind”; Buck Curran: chitarra elettrica in “Whisper”; Carlo Natoli: elettronica in “Unknown”; Ugo Rosso: batteria in “Unknown”; Alfio Antico: tamburo e voce in “Efesto”; Cesare Basile: lapsteel autocostruita in “Efesto”; Amedeo Ronga: contrabbasso in “Efesto”.

Registrato in giro, tranne le chitarre, riprese al Little Lost Cat Home Studio Rec, il contrabbasso di Amedeo Ronga e la chitarra di Buck Curran al “The Globe” da Massimo Martines. Missato e masterizzato da Michele Musarra al Phantasma Recording Studio – Catania. Artwork: Giovanni Robustelli.

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