“Apache”, Stefano Meli e il suono dell’anima della pietra

Musica Nuovo capitolo del viaggio musicale interiore del chitarrista ragusano, che a due anni di distanza da "Stray Dogs", ha un nuovo album da far ascoltare, "Apache", pubblicato ancora una volta dalla Viceversa Records di Catania. Banjo e chitarra per 9 i brani dell'album dove il concetto di libertà è sempre il faro, libertà di suono e di ispirazione, libertà individuale che equivale a quella dei popoli

«Esiste un luogo che possiamo chiamare casa, quello dal quale proveniamo, da cui ci allontaniamo per perlustrare altri luoghi, al quale sempre torniamo alla fine di un viaggio. Probabilmente per ciascuno quel luogo esiste non in una, ma in più dimensioni che si intersecano, producendo significati propri, originali, originari. “A casa e ritorno” (titolo preso in prestito da una raccolta di nove racconti di Chris Offutt pubblicata da Minimum Fax), il brano che chiude “Apache”, il mio nuovo lavoro, potrebbe essere un buon punto di partenza per seguire una delle linee narrative di questo disco sotto molti aspetti radicale. C’è un ritorno alle radici del blues, come atteggiamento, e c’è una radicalità delle intenzioni nell’esecuzione».

Torna con un nuovo capitolo del suo viaggio musicale interiore il chitarrista ragusano Stefano Meli, che a due anni di distanza da “Stray Dogs”, ha un nuovo album da far ascoltare, “Apache”, pubblicato ancora una volta dall’etichetta catanese Viceversa Records. Nove i brani dell’album del musicista ibleo dove il concetto di libertà è sempre il faro, libertà di suono e di ispirazione, libertà individuale che equivale a quella dei popoli. «Il minimo indispensabile – sottolinea Meli -, chitarra elettrica, amplificatore, un banjo e un paio di delay analogici riverberati naturalmente dalla pietra ruvida di un’antica casa di campagna costituiscono l’ossatura di una rigorosa presa diretta durante una sola giornata, una domenica di aprile. Tre microfoni, uno per l’ampli e due per l’anima della pietra».

Stefano Meli

L’anima della pietra a secco iblea evoca l’anima nomade del territorio dei nativi americani, da cui il titolo dell’Album: “Apache”. La musica di Meli è un’altrove, poca la matematica, molto il sentire e l’improvvisazione. La chitarra elettrica e un paio di delay analogici creano un mondo lontano ma che ci riguarda, paradossalmente, molto da vicino. La sua, una strada lunga, pietrosa, anarchica. Meli: «E poi, in continuità con il disco precedente, “Stray Dogs”, c’è un posizionamento radicale che percorre la sequenza dei nove brani, legati l’uno all’altro da un unico concept, una storia vissuta. Un propendere senza tentennamenti possibili da una parte, che è quella della libertà di muoversi e di restare, di migrare e di resistere, di appartenere e di fluire, di combattere o fuggire. C’è, nella ricerca di quel suono sporco, polveroso, una limpida dichiarazione di vicinanza ai nomadi della terra, siano essi popoli nativi d’America, o una famiglia di cani liberi che di quei popoli hanno preso il nome come riconoscimento della loro indomita istanza di libertà, della estrema resistenza a ogni forma di domesticazione. Per loro, come per i nativi americani, casa è un territorio aperto, i cui riferimenti non sono muri o recinti, ma sentieri, piste, strade. Quella a cui fare ritorno è una casa mobile, impermanente, transitoria, ma pur sempre casa. Ѐ lì che Apache e i suoi trasformano il difetto in virtù».

L’album è stato registrato e mixato in presa diretta da Massimo Martines allo “Stone Licy Ranch” di Ragusa e finalizzato da Michele Musarra al Phantasma Recording Studio di Catania. L’artwork dell’album è di Gaetano Mangano. Sceneggiatura, riprese e regia del video di “Lakota” sono di Gaetano Mangano e Marcello Bocchieri: «Lakota, compagna di Apache, fiera e libera, si muove nella città come un’ombra, ti chiama se vuole e ti dice seguimi, “noi siamo in pace”».

Classe 1973, Stefano Meli, chitarrista di frontiera, ha pubblicato otto album da solista. Ha suonato dal vivo in concerto per la storica trasmissione “Stereonotte” negli studi di Radio Uno Rai a Roma e i suoi dischi sono in palinsesto da London One Radio a Londra a 3CR Community Radio a Melbourne, Australia. Oltre i dischi da solista ha pubblicato due album con La Casbah, tre album con i Caruana Mundi, un album con i Kolarov”, ha suonato nei dischi di Saint Huck, Defolk, Entrofobesse. Molte le collaborazioni con scrittori, poeti, attori, videomaker, illustratori come Marco Steiner, Giuseppe Schembari (SuoniControVersi), Adriano Padua, Rita Fuoco Salonia, Vincenzo Cascone, Guglielmo Manenti. Sta bene in silenzio con i cani e la birra e non gli piace molto parlare.

Chitarra e banjo, fedeli compagni di Stefano Meli

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