sabato 24 agosto 2019

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Choròs, il sapore antico delle voci della tragedia

Recensioni

Un'altra convincente rappresentazione al teatro greco-romano di Catania dell'Amenanos Festival: con "Choròs", Daniele Salvo, con le voci di Melania Giglio e Giulia Diomede e le musiche dell'ensemble della Cappella Tergestina, ha messo insieme palpitanti spezzoni tratti da per Aiace di Sofocle, Baccanti di Euripide, Edipo Re di Sofocle, Edipo a Colono di Sofocle, Coefore di Eschilo e Eumenidi di Eschilo


di Silvana La Porta

Il secondo appuntamento del gradevole Amenanos festival, prodotto da Michele Di Dio con l’associazione Madè, che si è inaugurato a inizio mese con il bel Prometheus di Eschilo al Teatro greco-romano di Catania, ha riservato ai suoi numerosi spettatori venerdi 10 maggio (con replica l’11) una chicca inattesa, uno spettacolo sicuramente fuori dall’ordinario, intitolato Choròs, le voci della tragedia. Sotto l’attenta e sagace direzione artistica di Daniele Salvo, il programma, nutrendosi di estratti dalle musiche di scena per Aiace di Sofocle, Baccanti di Euripide, Edipo Re di Sofocle, Edipo a Colono di Sofocle, Coefore di Eschilo e Eumenidi di Eschilo, ha presentato, in un susseguirsi delizioso di musica canto e recitazione, le composizioni dell’ensemble della Cappella Tergestina, diretta da Marco Podda per soli, coro ed orchestra scritte per il teatro antico dal 2005 al 2016, però con una nuova orchestrazione e molteplici esecutori sul palco tra cantanti, attori, strumentisti e coristi.

La Cappella Tergestina

Non una sola unica tragedia, ma tante voci che si rincorrono, pausate dalla dolce musica del maestro Podda, le melodie degli archi e l’incisività del piano. Ma soprattutto tre attori all’altezza della situazione, prima tra tutti quella accattivante e decisa Melania Giglio che avevamo avuto modo di goderci nel ruolo dell’invasata sacerdotessa Io nel Prometheus. La Giglio riesce sempre a stupire i suoi spettatori, originale e fuori da qualunque schema com’è: tecnica sicura, padronanza assoluta della voce, mimica efficace, ma soprattutto la capacità di dare grande personalità alle sue interpretazioni. Bella, davvero bella (tanto che ha meritato il bis), la parodo dell’Edipo re recitata in greco antico, in cui davvero i quasi increduli spettatori sono stati proiettati nell’atmosfera di 2500 anni fa, assaporando la magia di quella che doveva essere la tragedia classica, suono puro ed emozione autentica, che ci ha evocato l’Antigone di Irene Papas, in lingua originale con il memorabile sottofondo delle musiche di Theodorakis. Coinvolgenti anche Giulia Diomede, che alle doti di brava attrice ha abbinato la sua splendida voce da soprano solista, e Daniele Salvo, già acclamato regista del Prometheus, che ha interpretato con visionaria lucidità Dioniso, evocando le atmosfere della più tragica delle tragedie, le Baccanti di Euripide.

Uno spettacolo raffinato, prezioso, ma non pedante: intenso come intensa doveva essere quella musica dedicata alla scena che riesce ancora oggi a darci potenti emozioni.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 16 maggio 2019
Aggiornato il 20 maggio 2019 alle 22:39





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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