Il senso del teatro nel mondo nel weekend shakespeariano di Catania

Recensioni La prima edizione dell'Amenanos Festival al Teatro greco-romano si è chiuso con lo spettacolo ideato e direttod a Melania Giglio, la Musa del bardo sul palco, che ha dato corpo con quattro personaggi ai più bei sonetti e, in "Wlliam and Elisabeth", ha messo a confronto due giganti come potere e teatro

E’ stato davvero un weekend shakesperiano sorprendente quello appena trascorso a Catania, che ha visto sulla scena, a conclusione del riuscito Amenanos festival (una produzione Michele Di Dio per Madè), due spettacoli singolari, molto ben congegnati, in uno scenario singolare, quello del redivivo teatro greco romano di Catania. Venerdì 17 e sabato 18 maggio quattro personaggi hanno dato corposa voce e leggero corpo ai più bei sonetti shakespeariani: il bravo Alfonso Veneroso nel ruolo di William Shakespeare, Sebastian Gimelli negli ambigui ed efebici panni del Conte di Southampton, patrono e mecenate di Shakespeare, Francesca Mària nel prosperoso ed esuberante ruolo (molto ben sostenuto) della dark lady, quasi certamente la tenutaria di un bordello londinese frequentato dal Poeta e, svettante su tutti, Melania Giglio (già apprezzata nelle precedenti due performances, Prometheus e Choròs) nel ruolo della Musa del bardo inglese.

Dicevamo uno spettacolo singolare, ideato proprio da Melania Giglio (contemporaneamente traduttrice e regista) per il Globe Teatre di Roma diretto da Gigi Proietti, che non si è configurato come un semplice reading delle celeberrime poesie shakesperiane (una su tutte “Amore non è amore quando muta”), bensì uno sfizioso gioco a quattro tra i protagonisti, tra passioni, delusioni, scoraggiamenti, vita e morte.

Il personaggio più amato si è infine svelato proprio quel William Shakespeare che dell’amore conosceva tutte le pieghe più riposte, tutta l’ambiguità, tutta la carnalità, agitato dalla sua Musa, una Melania Giglio in splendida forma, brava attrice, ma anche vigorosa cantante, interprete di bei brani di Marvin Gaye, Amy Winehouse, Alanis Morissette e la struggente Alleluiah di Leonard Cohen, che ha concluso con grande emozione la performance.

Un duo molto affiatato che (insieme agli stessi bravi Sebastian Gimelli Morosini e Francesca Maria nel ruolo di due attori della compagnia shakesperiana del tempo) ha dato vita, domenica 19 maggio, al secondo sfizioso spettacolo, William and Elisabeth, stavolta incentrato sul fecondo rapporto tra Shakespeare e nientemeno che la regina Elisabetta, la madre del mondo moderno, la donna che sposò non un uomo, quel Filippo II “nano cattolico deforme”, ma l’Inghilterra, rendendola una grande nazione.

Alfonso Veneroso, Melania Giglio, Francesca Maria e Sebastian Gimelli Morosini in William and Elizabeth

Alfonso Veneroso, Melania Giglio, Francesca Maria e Sebastian Gimelli Morosini in William and Elizabeth

Qui veramente la Giglio si è inventata una bella piéce sul senso del teatro nel mondo, sul perché della sua esistenza, sul senso stesso della vita. Perché la regina “è solo un attore, come gli attori recita anche lei una parte”, dice il personaggio in un accorato momento dello spettacolo, e la sua vita, da “puttana eretica” è stata un’immensa giostra medievale. Ne è scaturito uno spettacolo profondo, sul significato del potere, sul prezzo che esso comporta, animato da una recitazione mai sopra le righe, seppur decisa e a tratti ironica. Come quando, dopo la grande emozione tra il pubblico al famoso monologo di Amleto, Elisabeth spezza l’incanto con una bella battuta: “Le parole di questo depresso danese mi saranno di grande aiuto!”

Potere e teatro: due giganti a confronto la cui dialettica culmina nella promessa del poeta alla regina: “Io vi darò fama eterna”. Bella la chiusa con un sentito riferimento a Margaret Hughes, la prima attrice professionista in Inghilterra, che l’8 dicembre 1660 interpretò il ruolo di Desdemona: un evidente omaggio della Giglio alle donne e alla loro affermazione nella società e nell’arte.

L’Amenanos festival chiude così, con grande successo di pubblico, i battenti. Speriamo in una nuova futura stagione, sempre tanto emozionante, nella nostra Catania.

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