Boris Behncke: «Mi son innamorato dell’Etna quando ne ho sentito il respiro»

Siciliani a colori Ogni mattina dalla finestra di casa sua cerca di capirne «lo stato d'animo». Il vulcanologo tedesco in forza all'Ingv di Catania, arrivò per la prima volta sull'Isola in cerca di vulcani inesistenti nel suo Paese d'origine: «L’Etna - ama ripetere- è un vulcano femmina, molto focosa, attraente e misteriosa»

La Sicilia, per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, è stata nel corso dei secoli invasa e conquistata da diversi popoli. Come ebbe a dire un poeta, “molti furono i popoli che vennero per conquistarla, ma tutti ne furono conquistati”. Fra il XVII ed il XVIII secolo l’Isola assistette ad una nuova “invasione”: Il Grand Tour. Un lungo e avventuroso viaggio di studio e conoscenza nel profondo Sud d’Italia per (ri)scoprire le sue antiche radici : la cultura greca e latina. Fra questi viaggiatori sono da ricordare due illustri tedeschi che hanno lasciato testimonianze del loro passaggio in Sicilia: il poeta Wolfgang von Goethe ed il geologo Wolfgang Sartorius von Waltershausen. Goethe nei suoi appunti di viaggio cosi scriveva: “L’Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”. Sartorius , lavorò per molti anni in Sicilia e sull’Etna, i suoi studi sulla geologia, mineralogia e le eruzioni sono state fondamentali. Descrisse accurate mappe del vulcano dando alla scienza ed ai vulcanologi un opera monumentale: “Der Aetna, resoconto di viaggi e cronaca di eruzioni”.

Boris Behncke nel suo ufficio all’Ingv di Catania, foto di Giovanni Musumeci

Nel 1989 uno studente tedesco di geologia, Boris Behncke di Francoforte sul Meno, volle fare un suo personale Grand Tour per seguire la sua grande passione: i vulcani. «In Germania non esistono vulcani ed io ero costretto fin da piccolo a seguire in televisione le trasmissioni che parlavano di eruzioni vulcaniche, in special modo dell’Etna. Avevo costruito nel giardino di casa un mio personale vulcano di terra con cui giocavo fantasticando terribili eruzioni e catastrofi. Da adolescente cominciai a mettere da parte dei risparmi per finanziarmi il mio viaggio in Italia».

Il vulcano costruito in giardino da un piccolo Boris Behncke (a sinistra) nel 1974

Seguendo il filo degli studi universitari Behncke ha visitato i Campi Flegrei, il Vesuvio e le isole Eolie osservando fumarole e fanghi bollenti. Si spostò, quindi, a Catania per «prendere contatto con l’Etna». Salì a piedi fino ai crateri sommitali dove assistette alle fontane di lava nella valle del Leone. «Man mano che mi avvicinavo sentivo aumentare il tremore. Un potente cupo rumore che a intermittenza risaliva dal suolo fino in gola: era il respiro dell’Etna. Alla vista di questo stupefacente, primordiale spettacolo di fuoco e lapilli, per quanto credevo di essere preparato a questo incontro, rimasi semplicemente sconvolto, traumatizzato, estasiato e… innamorato!».

Boris Behncke nel 1989 ai Monti Rossi

L’Etna, così potente, che ora sentiva in maniera epidermica come un “essere” vivente, lo aveva segnato indelebilmente nell’animo. Da quel momento in poi è iniziato un intenso periodo di studi e viaggi fra Catania e l’Università di Kiel per la tesi sul vulcanesimo dei monti Iblei e per imparare da autodidatta l’italiano. Dopo la laurea Behncke  decise di realizzare finalmente il suo antico sogno: diventare un vulcanologo. L’anno successivo partecipò ad un concorso indetto dall’Università di Catania per un dottorato di ricerca e lo vinse. Aprì su internet un sito vulcanologico sull’Etna per condividere con il pubblico questa sua passione. Il blog, che chiuderà nel 2005, venne seguito da curiosi e studiosi con punte di oltre 10.000 visite giornaliere! Nel 2005 vinse un assegno di ricerca all’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia che quest’anno si è trasformato in un rapporto di lavoro stabile.

Le sue giornate all’Ingv sono piene, divise fra la sala operativa, attiva 24 ore, la ricerca sul campo sia nelle isole Eolie che sull’Etna dove sono operative 35 stazioni GPS e 50 stazioni sismiche per i rilevamenti dei tremori e dei gas. «L’Etna è un vulcano fra i più attivi ed anche il più monitorato al mondo, un vulcano spettacolare e gratificante noi vulcanologici». Oltre a questi compiti c’è la ricerca storica, i convegni ed anche le visite all’Ingv di studiosi stranieri.

Oltre il tedesco sua lingua madre e l’italiano, Boris parla l’inglese ed il francese essendo sposato con la francese Catherine. Loro figlia Ida di 14 anni è nata in Francia ma sta in Sicilia da quando aveva 6 mesi. «Quando a casa mia abbiamo delle discussioni accese, ai nostri vicini arrivano una babele di lingue degne di Strasburgo!».

Boris Behncke e la moglie Catherine sul Cratere di Nord Est dell’Etna, foto GIò Giusa

Per Boris, ormai tedesco-siculo, l’amore per l’Etna traspare anche negli animati incontri con le scuole che visitano l’Ingv. La sua esposizione diventa un vivace racconto, di dati, foto, osservazioni  scientifiche che coinvolge il pubblico con intercalari in dialetto. Famosi sono i termini “u puttusiddu” che ha dato ad una piccola bocca attigua al cratere Sud-Est o “Iddu” parlando dello Stromboli.

Boris Behncke durante un incontro con le scuole all’Ingv, foto di Giovanni Musumeci

La cordialità con cui si rapporta con la platea, unito ad un certo umorismo do fondo che condisce il suo modo di esporre, ha favorito le richieste di Behncke nei panni di relatore, nelle riunioni organizzate da pro Loco, comuni, associazioni, per ricorrenze o manifestazioni . «L’Etna – ama ripetere- è un vulcano femmina, molto focosa, attraente e misteriosa». Il suo profilo social è molto seguito. Le sue osservazioni, quando è libero dagli impegni all’Ingv, iniziano di primo mattino quando, aprendo la finestra di casa sulle pendici dell’Etna, il suo sguardo si posa sul Vulcano cercando di scoprire quale sia «il suo stato d’animo». Una occhiata alla cima del vulcano, la neve, al cielo e le nuvole per capire anche come sarà il tempo. Un doveroso saluto, quasi personale come fosse un amico, un parente… un essere vivente.

L’Etna fotografata da Boris Bhncke da casa sua

Commenti

Post: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.