Eduardo Torres Acosta: «Il mio vino tradizionale nasce sull’Etna»

Siciliani a colori L'enologo e viticoltore canariense da qualche anno si è trasferito a Castiglione di Sicilia dove produce "Versante Nord", un vino naturale per il quale non utilizza solfiti e altre sostanze chimiche, né in vigna né durante la vinificazione. Un modello di produzione, il suo, che sta cercando di diffondere ad altri viticoltori della zona

Questa è una storia che parla di vino e terra. È la storia di un giovane enologo, Eduardo Torres Acosta che ha lasciato la sua Tenerife (Canarie) per eleggere, da ormai tre anni, il versante nord dell’Etna a sua nuova residenza di vita e lavoro: come enologo per la Cantina Passopisciaro e come viticoltore dei suoi vini naturali.
Nato a Tenerife 33 anni fa, Eduardo Torres Acosta è cresciuto a stretto contatto con il mondo del vino. «Sin da piccolo – racconta – aiutavo mio padre e mio nonno a produrre il vino patronale di famiglia. Mio padre, ora in pensione, lavorava alle Poste, ma insieme a mio nonno ha sempre avuto una grande passione per la terra e piano piano, negli anni, ha creato una piccola azienda vinicola. Io, nonostante studiassi e fossi impegnato con il calcio (alle Canarie giocava, infatti, a livello professionistico, nda) li ho sempre aiutati in campagna e ho imparato i segreti della vinificazione».

Eduardo Torres Acosta tra i vigneti di Verzella

Con il passare degli anni, Eduardo si laurea in Ingegneria Agraria, ma la passione per la produzione del vino lo contagia sempre di più e dopo qualche anno, decide di trasferirsi ad Alicante, in Spagna, per laurearsi anche in Enologia. «Dopo un anno in Spagna – racconta – ho avuto l’occasione di andare a Conegliano Veneto per l’Erasmus e di conoscere la realtà vitivinicola italiana. È così che ho cominciato a fare parallelismi e differenze tra i vini italiani e quelli spagnoli e in particolare con quelli della mia isola».

In Sicilia Eduardo Torres arriva, la prima volta, nell’azienda Arianna Occhipinti di Vittoria, in provincia di Ragusa. L’interesse per il territorio etneo, vulcanico come quello delle sue isole, però, lo porta presto ad approdare a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia dove lavora come enologo per la Cantina Passopisciaro.
«Non sono mai stato uno che se ne sta con le mani in mano e, dopo poco tempo, ho deciso di affittare piccoli appezzamenti di vigneto in questa zona dell’Etna – nelle contrade Pietramarina, Sciaranuova, Allegracore– , per sperimentare la vinificazione in questa zona così simile alla mia terra ma con cultivar così diverse, come il nerello».

Vigneto di Verzella, nei pressi di Castiglione di Sicilia

Così, la scorsa primavera il viticoltore canariense ha imbottigliato, dopo un anno e mezzo dalla sua prima vendemmia (quella del 2014) le 4000 bottiglie dell’etichetta Versante Nord – che include le uve dei vari vigneti – e un po’ meno sotto l’etichetta Pirrera (realizzato con le uve dell’appezzamento di contrada Sciaranuova). Un vino naturale il suo, prodotto senza uso di solfiti e di sostanze chimiche in vigna e ancor meno durante la vinificazione. Un modello di coltivazione che Eduardo Torres sta anche cercando di esportare presso altri viticoltori della zona.

«Purtroppo – spiega – è difficile per chi ha sempre fatto un certo tipo di agricoltura rinunciare ai trattamenti intensivi e preventivi. Spesso i produttori di vino, per paura che il vigneto venga intaccato da muffe o da insetti, usano trattamenti, purtroppo anche chimici, per preservare le proprie coltivazioni. Nella mia breve esperienza qui sull’Etna, però, posso senz’altro dire che questo tipo di terreno non avrebbe affatto bisogno di trattamenti. Il caldo è secco, mai troppo umido: il clima qui è davvero quello ideale per le viti. E poi io sono convinto che se rispetti il vigneto questo riesce a curarsi da sè e che la pianta abbia tutte le caratteristiche per proteggersi dagli interventi esterni. Sono i trattamenti chimici, purtroppo, a indebolire la forza della pianta. Certo, se c’è una grandinata o una gelata, c’è poco da fare: ma in questo caso sia per chi usa sia per chi non usa trattamenti».

Una delle 4000 bottiglie dell’etichetta Versante Nord

Per questo, Eduardo Torres Acosta, che non ha mai disdegnato la fatica fisica, lavora personalmente gli appezzamenti in affitto solo con zolfo liquido e rame e, una volta vinificato, non tocca il suo vino per 18 mesi. «Anche in questo caso – spiega – l’intervento umano è ridotto davvero al minimo. Nessun uso di solfiti e nessun travaso, perché le uve coltivate in modo naturale non creano una sedimentazione che va epurata. Anzi».
Il risultato di questo modello di lavorazione che il giovane enologo spagnolo sta cercando di proporre ad altri produttori del territorio etneo (giovani, sopratutto) è un vino naturale o, come ama chiamarlo lui, tradizionale.
«Oggi – conclude – si fa un gran parlare di vino biologico, biodinamico, naturale e da agricoltura sostenibile. Io sono convinto che la risposta a tutto sia nel rispetto del vigneto. I vantaggi per il gusto e per la salute sono assicurati».

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