Valeria Geremia: «30 anni dopo il crollo del Muro di Berlino, gridiamo “No More Walls”»

Eventi La coreografa catanese 30 anni fa era Berlino, città dove ha vissuto 10 anni, quando il Muro fu abbattuto. Oggi, nel trentennale dell'evento, insieme con il Comune di Catania, ha organizzato al Palazzo della Cultura la mostra fotografica/performance “Die Mauer - Il muro, Il cielo diviso” con cui raccontare, dal 29 novembre al 5 dicembre, quell’esperienza: «L’approccio con Berlino è stato per me una valvola di sfogo»

«Quel giorno, come al solito, avevo trascorso più di sette ore allenandomi all’Accademia di danza. Allora non esistevano i telefoni cellulari quindi non venni subito a conoscenza del fatto che il muro era stato abbattuto, la consapevolezza arrivò solo il giorno dopo quando vidi le Trabant che giravano per la città e tutti avevano in mano la Coca Cola». E’ questo il primo ricordo che la coreografa catanese Valeria Geremia rammenta di quel 9 novembre 1989 quando a Berlino si fece la storia. Il muro, simbolo estremo della Guerra Fredda, che per oltre 28 anni aveva diviso in due la città e il Paese, era stato abbattuto, non c’era più l’Ovest delle forze americane, francesi e britanniche e l’Est dei sovietici, non c’erano più quei due muri paralleli di cemento armato separati dalla “striscia di morte”.

Valeria Geremia e un pezzo del Muro di Berlino per la mostra ““Die Mauer – Il muro, Il
cielo diviso”

«Chiamai mia madre – prosegue -, eravamo entrambe profondamente commosse dopodiché mi recai sul posto con una radio di Firenze, che tramite amici mi aveva contattato, per fare delle riprese e alcune interviste». Come sempre chi è addentro agli eventi si rende conto solo dopo della loro portata ed è un po’ quello che è accaduto all’artista catanese che a quel tempo viveva nella zona Ovest della Bundesland, la città-stato tedesca. «Ero andata a studiare il tedesco ad Amburgo e durante una gita a Berlino rimasi folgorata dal clima di creatività e stravaganza che si respirava lì, così qualche mese più tardi mi trasferii nella città tedesca. Era il 1986».

Valeria Geremia rimase per quasi un decennio a Berlino e oggi in occasione di un anniversario così importante come il trentennale dalla caduta del muro ha deciso di regalare alla sua città natale una mostra/performance dal titolo “Die Mauer – Il muro, Il cielo diviso” con cui raccontare quell’esperienza. Promossa dall’Associazione Sicula Butoh, realizzata insieme con il Comune di Catania, l’esposizione sarà visitabile dal 29 novembre al 5 dicembre all’interno della Sala Caffè Letterario a Palazzo della Cultura della città etnea. «Dietro a questa scelta – spiega la danzatrice -, c’è una grande voglia di condivisione. Stiamo cercando soprattutto di coinvolgere le scuole per raccontare dove era collocato questo muro, spiegare cosa divideva e perché fu costruito. La dimensione storica è importante ma ci preme in particolar modo evidenziare le vicende umane; il nostro motto è “No more walls” perché oggi come allora i muri li dobbiamo eliminare. Il nostro è un messaggio che racchiude apertura, connessione e lotta alla violenza».

Mostra “Die Mauer – Il muro, Il cielo diviso”: la costruzione del muro di Berlino nel 1961, proprio davanti la Porta di Brandeburgo

All’ingresso la Geremia ha posto un pezzo di muro che ha dipinto personalmente e che a primo impatto spiazza il visitatore. «Nella prima sala si troverà un’istallazione video con una sequenza d’immagini che ripropongono i graffiti originali a colori realizzati da molti artisti. Questi murales non si trovano più a Berlino perché venduti a varie gallerie e musei ma grazie al lavoro di documentazione fatto da Filippo Monaco si avrà la sensazione di trovarsi nella città tedesca. Inoltre, venerdì 29, sabato 30 e domenica 1 alle 18.30 sarà possibile assistere a una performance che ho personalmente ideato e che mette insieme suoni, testi e danza e che vedrà al centro della scena due straordinari performer tedeschi: Natasha Arsalan e Berthold Mannheim. Ho focalizzato l’attenzione attorno alla danza butoh, una forma spettacolare che nasce in Giappone alla fine degli anni ’50 e ha un approccio diverso rispetto alle altre perché più attenta al paesaggio interiore, alle vibrazioni, all’essere connessi con lo spazio. Nella performance ci sarà anche una reminescenza punk e grazie al lavoro che sto facendo con Riccardo Puglisi di Liberotratto si potrà assistere a un video mapping in site specific. Nella seconda sala si potranno ammirare invece 25 fotografie in bianco e nero che ho acquistato da un’agenzia di stampa tedesca oltre ad alcuni scatti  a colori che restituiscono la mappa della metropolitana divisa di Berlino e del muro che si estendeva per oltre 160 km tutt’intorno alla città».

Mostra “Die Mauer – Il muro, Il cielo diviso”: la costruzione del muro di Berlino nel 1961, proprio davanti la Porta di Brandeburgo

Un impegno che si spinge al di là del semplice ricordo e che trova la sua chiave di lettura nel contemporaneo. « Anche se oggi ho una consapevolezza maggiore rispetto ad allora – precisa la Geremia – quando rivedo le immagini del muro rimango sempre molto impressionata. Spesso andavo a trovare i miei amici che vivevano nella zona Est di Berlino; la cosa impressionante era che a solo qualche metro di distanza la realtà era completamente diversa rispetto a quella in cui vivevo io. La libertà del singolo era totalmente limitata e la posta in gioco era molto alta, in molti persero la vita solo perché volevano scappare e tentare di vivere un’esistenza migliore. La zona Ovest al contrario era un’isola felice, stravagante, colorata, andavamo ai concerti punk, respiravamo aria di cultura e libertà».

Dopo parecchi anni Valeria Geremia si trasferì in Spagna, dove ha proseguito il suo percorso artistico anche se non si è mai staccata del tutto da Berlino. «Gli anni successivi alla caduta del muro videro la città come un grande cantiere a cielo aperto con gru disseminate ovunque. Grandi architetti come Renzo Piano, Helmut Jahn, Richard Robert, Rael Moneo firmarono la ricostruzione della Potsdaner Platz fino ad allora terra di nessuno. A livello architettonico la città era stupefacente ma molti di questi edifici rimasero vuoti anche perché in molti si spostarono a Est dove il costo della vita era sicuramente inferiore. Molti amici catanesi vi si trasferirono, anche se io inizialmente frequentai poco quella zona perché la consideravo estranea, poco familiare». Pian piano Berlino si affermò come capitale attirando anche un buon bacino di turisti grazie all’ottima offerta culturale e artistica. «La città oggi è sicuramente ben organizzata ed essendo una metropoli ha molti collegamenti, anche se sono certa che nel giro di trent’anni diventerà caotica come Londra».

Mostra “Die Mauer – Il muro, Il cielo diviso”: il Muro negli Anni 80

Questo legame molto forte con Berlino nasce dall’indole creativa della Geremia: «La mia formazione è legata alle arti visive, prima di arrivare a Berlino ho fatto quindici anni di decorazione, una passione che ho continuato a coltivare anche lì dove ho esposto molti miei lavori dedicandomi al contempo alla danza. Quando sono ritornata a Catania ho aperto la sala Hernandez, uno spazio dove tutt’oggi svolgo varie attività fra cui yoga e meditazione. L’approccio con Berlino è stato per me una valvola di sfogo, un luogo dove poter esprimere me stessa come persona e come artista. L’arte è la possibilità di regalare visioni, di connettersi con l’universo, è salvezza e a Berlino si poteva vivere di arte. In quegli anni c’erano musicisti come Nina Hagen, Einstürzende Neubauten che facevano sperimentazioni anche un po’ estreme oltre a grandi artisti come i Dead Chicken che realizzarono straordinari capolavori in ferro saldato, per me era come vivere in una giostra e per questo che oggi voglio portare a Catania una spiraglio di quelle emozioni».

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