Un sanguigno Pirrotta ricrea il pathos dell’Iliade

Recensioni Protagonista del primo appuntamento della rassegna Il Bellini nel Barocco l'attore palermitano, accompagnato dal flauto del M° Vella, ha trasmesso tutta la sofferenza della tragica morte di Ettore e dell’odio di Achille

I magici versi di Omero accompagnati dal melodioso suono del flauto? Ebbene sì. Questo inizio d’estate catanese ci ha donato una vera e propria esibizione doc con due protagonisti d’eccezione come l’attore Vincenzo Pirrotta e il maestro Salvatore Vella, che, nell’ambito della rassegna Il Bellini nel Barocco Poesia in musica all’interno di Porte aperte Unict 2019, hanno davvero ricreato, nel cortile del Palazzo Centrale dell’Università di Catania, l’atmosfera degli antichi aedi.

Vincenzo Pirrotta durante la lettura dell'Iliade

Nel primo appuntamento organizzato in sinergia dal Teatro Massimo Bellini e dal Teatro Stabile di Catania in una delle sedi storiche dell’ateneo, Pirrotta si è confermato attore ormai completo, capace di passare agevolmente dal classico al contemporaneo (ce lo ricordiamo con gioia, per citare una delle più recenti, nella commovente piéce Storia di un oblio, ispirata alla vicenda di Stefano Cucchi): la sua lettura del canto XXII dell’Iliade, nella bella traduzione in esametri curata da Daniele Ventre per Mesogea (che non a caso ha vinto il premio Marazza per la traduzione poetica) ha ammaliato l’intero uditorio. Con la voce il sanguigno performer è stato davvero capace di ricreare e trasmettere all’attento pubblico tutto il pathos della tragica morte di Ettore e dell’odio di Achille; mirabili i passaggi di tono dalla dolce preghiera dell’eroe troiano, che chiede in un supremo anelito giusta sepoltura, alla feroce risposta dell’eroe greco, che promette di lasciare il suo corpo insepolto ai cani e agli uccelli, fino alla straziante profezia della morte di Achille, che unirà vincitori e vinti in un’unica grande sconfitta, quella dell’uomo davanti al Fato.

Il maestro Vella ha accompagnato dolcemente l’attore palermitano con delicati brani di anonimi, ma soprattutto con la sognante Syrinx del grande Debussy, un celebre assolo per flauto, in cui l’esecutore ha manifestato grande bravura e doti interpretative, in particolare nei passaggi di tono dall’acuto al grave.
Non è mancato, infine, l’appello proprio di Vincenzo Pirrotta a salvare il Teatro Massimo Bellini, un’Ente prestigioso che lotta strenuamente per la sua sopravvivenza; e non è mancato nemmeno un rimprovero alla città, che poco si è mobilitata per proteggere un’Istituzione che non deve morire. E proprio la poesia deve essere nutrimento delle coscienze. Dall’acuto al grave: tutte le sfumature degli stati d’animo hanno pervaso la bella serata catanese con un omaggio al Sommo Poeta fondatore della tradizione occidentale. E ci siamo sentiti tutti quell’Ettore vinto e infelice, che ebbe grande onore di pianti…

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