“I giganti della montagna”, Lavia incarna l’ultimo inno all’arte di Pirandello

Recensioni Arriva sulla scena al Teatro Bellini di Catania per la stagione dello Stabile etneo, fino al 12 febbraio, il testamento spirituale di Luigi Pirandello, con e per la regia di Gabriele Lavia. Di grande effetto la meraviglia incantata della camera dei fantocci, cui la compagnia ha impresso davvero l’atmosfera sognante che Pirandello desiderava, creando un vero sogno parlante e danzante

Arriva sulla scena al Teatro Stabile di Catania, dall’8 al 12 febbraio, il testamento spirituale di Luigi Pirandello. E arriva Gabriele Lavia a incarnarlo con profonda umanità e la recitazione ormai consumata del grande attore. Così I giganti della montagna, ultima immensa incompiuta opera pirandelliana, hanno preso corpo e vita, per una produzione Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Stabile di Torino e Teatro Biondo di Palermo, sulla grande e adattata scena del Teatro Massimo Bellini (che ospita lo spettacolo), impreziosita dalle soluzioni visive di Alessandro Camera, un triste teatro cadente, metafora dell’arte dilaniata dall’avvento impietoso della società industriale, e dal sapiente gioco di luci di Michelangelo Vitullo, volto ad inquadrare icasticamente, di momento in momento, le storie che si agitano sulla scena, i diversi nuclei e piani di teatro, matrice fondamentale del dramma.

L’intero cast de “I giganti della montagna” in scena al Bellini di Catania

Su questo sfondo si consuma, in una adeguata dimensione onirica e surreale, la vicenda della Contessa Ilse, una splendida Federica Di Martino, donna carnale e sanguigna, e dei suoi disperati attori di contro al mondo incantato della compagnia degli Scalognati, col loro dolente Mago Cotrone, cui Lavia ha trasmesso tutta l’anima che era nelle intenzioni di Pirandello, creando un personaggio umano, troppo umano e dispiegando una regia poetica dove la contrapposizione tra i comici, gravati da un peso di tensione, di disperazione, di lotta quotidiana, si è perfettamente contrapposta alla ingenua tenerezza degli “scalognati”. Di grande effetto anche la meraviglia incantata della camera dei fantocci, cui la compagnia ha impresso davvero l’atmosfera sognante che Pirandello desiderava, creando un vero sogno parlante e danzante, arricchito dalle musiche di Antonio Di Pofi e dai clowneschi costumi di Andrea Viotti e le maschere di Elena Bianchini.

Gabriele Lavia, regista e attore de "I giganti della montagna", sulla scena è Cotrone

Gabriele Lavia, regista e attore de “I giganti della montagna”, sulla scena è Cotrone

Una chicca poi si è rivelata la profonda anima di vecchia contadina siciliana che Matilde Piana ha donato alla Sgricia (sostituendo la compianta Nellina Laganà cui Gabriele Lavia ha dedicato sentite parole alla fine della rappresentazione) che ha donato con la sua parlata verace un momento di profonda emozione agli spettatori.

Un altro momento de “I giganti della montagna” di Lavia

I Giganti sono stati definiti, e giustamente, l’unica vera grande commedia sul teatro. E in questa bella, sentita messinscena su un rombo terrificante che allude all’inesorabile avanzata dei Giganti, la modernità industriale e mercificata che spazzerà via l’arte, si chiude significativamente il sipario. Nel corteo funebre che trasporta Ilse morta ci siamo noi tutti, figli di un mondo arido, alla deriva, senza magia, senza fedi. Ma siamo ancora bambini, possiamo incantarci e crederci, bambini che sanno già troppo, certo, ma sempre pronti ad un gioco di poesia.

E’ questo l’ultimo, profondo, disperato, eppur speranzoso grido del grande scrittore siciliano, che Gabriele Lavia ci ha donato con semplicità e intensità grandiose, in un concerto inestricabile di frasi e di corpi, di comicità e di pena.

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