Recensioni Nel suo recital in sestetto "La musica è pericolosa", andato in scena al Teatro Massimo Bellini di Catania, il compositore e concertista romano ha fatto assaporare all’immensa platea le colonne sonore principali della sua lunga e fortunata carriera. Un concerto dominato dal carisma, lungo musiche intriganti che si fanno introdurre da chi le ha vissute e continua a farle rivivere insieme ad un ensemble ben assortito e coeso
Amare la musica da grande compositore non vuol dire soltanto tradurla sullo spartito con le dovute competenze e trasmetterne il pensiero al grande pubblico, ma può essere molto di più. E’ quanto ci ha rivelato con garbo Nicola Piovani nel recital in sestetto, tenutosi domenica 11 febbraio sui legni del Teatro Massimo “Bellini” di Catania facendo assaporare all’immensa platea, per un’ora e quaranta, le sue colonne sonore nel concerto “La musica è pericolosa”.
Ed eccolo iniziare il Maestro romano col motivo che divenne il tema portante del film “Intervista” di Federico Fellini. Tanto insistente fu il regista romagnolo, dopo aver ascoltato il tema una volta, da far cedere lo stesso autore che già aveva impegnato quel tema per un lavoro teatrale. Il “pericolo incombente” per il regista (dalle cui parole deriva il titolo) era quello di farsi soggiogare del tutto dalla musica, anzi “strangolare” da un susseguirsi di note, all’inizio apparentemente innocue.

Nicola Piovani al Teatro Massimo Bellini, foto Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini
Da lì, sapendo raccontare con eleganza quello che ha preceduto quasi ogni film, col pubblico che ne diventa prezioso interlocutore, il nostro Piovani, già competente pianista, ha tirato fuori tutto il suo carisma, lungo le musiche intriganti che si fanno introdurre da chi le ha vissute e continua a farle rivivere insieme ad un ensemble ben assortito e coeso: Marina Cesari al sax, clarinetto, Sergio Colicchio, alle tastiere e fisarmonica, Pasquale Filastò al violoncello, chitarra e mandoloncello, Vittorino Naso, alla batteria e percussioni e Marco Loddo, al contrabbasso, i quali si sono prodigati tra motivi dal ritmo arguto e di stuzzicante leggerezza, accanto a temi più ammalianti, sempre ben completati dal pianoforte di Piovani.

Un momento del concerto “La musica è pericolosa” di Nicola Piovani durante l’esecuzione del tema de “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini, foto Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini
Ed ecco, per citarne alcune, “Ginger e Fred” di Mario Monicelli (con Marcello Mastroianni e Giulietta Masina) , “I Fratelli De Filippo” di Sergio Rubini, il tema di Lucignolo dal “Pinocchio” di Roberto Benigni, “Il traditore” di Marco Bellocchio, mentre il brano “Il pianino delle meraviglie” è dedicato a tutti coloro che non hanno avuto l’occasione di emergere nel mare magnum dei compositori, pur avendone le qualità. Basti pensare – sottolinea il compositore – che il grande Johann Sebastian Bach è stato rivalutato dal musicista Mendelssohn nella prima parte dell’Ottocento, con la “Passione secondo Matteo”, sottraendosi all’oblìo nel quale era caduto.
Piovani ha saputo toccare le corde dell’animo umano, coordinando, dirigendo ed esternando le sue emozioni che il pubblico ha fatto proprie. E tutto questo nel compiacersi di non avere filtri, schermi, e di “essere esistito” durante il concerto, sia pure senza la televisione . La platea entusiasta glielo ha dimostrato alzandosi in piedi per tributargli un’ovazione affettuosa, culminata nei bis dal film di Benigni “La vita è bella”.

Saluti e applausi finali per l’eccezionale ensemble musicale, foto Giacomo Orlando per il Teatro Massimo Bellini
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