lunedì 16 settembre 2019

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Sofonisba la "paternese", incantata dalla Sicilia cuore del Mediterraneo

Storie

Per oltre 4 secoli la sua Madonna dell'Itria, che si trova nella chiesa della Santissima Annunziata di Paternò, non le fu attribuita, finché nel 2002 fu ritrovato a Catania l'atto di donazione ai francescani della città simetina. L'artista rinascimentale lombarda era arrivata nel 1573 al seguito del marito, don Fabrizio Moncada, nuovo governatore per il re spagnolo Filippo II


di Salvo Fallica

Quando si pone mente alla dimensione artistica e culturale della cremonese Sofonisba Anguissola la si collega geo-storicamente alla Lombardia ed alla Spagna del XVI secolo. In seconda battuta ne viene ricordata la parentesi esistenziale a Palermo, proprio nel capoluogo siciliano la sua vita si spense. Ed è infatti seppellita a Palermo. Negli ultimi lustri è venuta fuori una parte importante della sua esistenza che è invece legata alla città di Paternò, dove visse per ben 5 anni, a partire dal 1573. E' una notizia che ancora sorprende, ma è vera, fondata su documenti oggettivi ed inconfutabili. Vi è di più: la notizia che ha scosso il mondo degli addetti ai lavori ed è diventato un caso nazionale ed internazionale sul piano della storia dell'arte, è che a Paternò si trova un suo importante dipinto. Anzi, si tratta di una delle sue opere di maggior rilievo ed originalità. Sofonisba, famosa per i ritratti - si ricordi la sua attività di ritrattista nella corte di Filippo II a Madrid -, in realtà nel suo soggiorno paternese elaborò un dipinto sui generis, “La Madonna dell'Itria”, olio su tavola (cm 230 x 162). Un'opera diversa sia per i contenuti sia per la forma, sia come genere, rispetto all'attività artistica di Sofonisba. E così per oltre 400 anni nessuno si era accorto che il prezioso dipinto della Madonna dell'Itria che si trova nella chiesa Santissima Annunziata di Paternò (nota anche come ex Monastero), fosse stato realizzato da una delle più importanti artiste del Rinascimento.

Sofonisba Anguissola, autoritratto

Nel 1995 però la storia cambia e per merito di un medico paternese, Alfio Nicotra. Appassionato di storia dell'arte e di beni culturali, con uno studio filologicamente raffinato sul piano storico-critico e con intuizione geniale Nicotra giunge all'attribuzione del dipinto paternese a Sofonisba Anguissola. Lo dimostra sul piano degli stilemi artistici, della ricostruzione storica, sul piano biografico-intellettuale. E lo esterna con logica argomentativa efficace. Aveva ragione ma per anni ha dovuto subire l'ostracismo di una parte della critica. In realtà però già alcuni grandi studiosi di Sofonisba gli avevano dato credito. Ma la questione rimaneva aperta. Nel 2002, però, accade un fatto molto importante. Viene ritrovato dal notaio Filippo Marotta Rizzo nell'Archivio storico di Catania – con data 25 giugno 1579 -, un documento che in maniera indubitabile ed oggettiva mostra come il dipinto fosse stato donato da Sofonisba Anguissola ai frati francescani del convento di Paternò. Si tratta dell'atto di donazione del suo dipinto. Sull'evento nacque un dibattito a seguito di un bell'intervento del prestigioso studioso di letteratura, di filologia e di arte Salvatore Silvano Nigro. La scoperta del documento diede piena ragione ad Alfio Nicotra, nel contempo diventato anche un critico d'arte. La cosa notevole è che era giunto ad una scoperta storico-artistica illuminante e dall'alto valore culturale, senza alcun documento. La dimostrazione che le capacità logico-razionali ed intuitive possono creare teorie che anticipano anche la conferma dei fatti, che avviene in una fase successiva. Come più volte è avvenuto nella storia della scienza, ed in particolare nella fisica teorica. Nicotra continua a studiare, scrivere articoli e saggi sul tema, amplia ancora le sue relazioni culturali, molti addetti ai lavori di diverse parti d'Europa e del mondo iniziano a discutere del dipinto “paternese” di Sofonisba.

Trascorrono parecchi lustri, Nicotra nel contempo giunge ad attribuzioni di altri dipinti di Sofonisba, amplia i suoi studi, si occupa di svariati argomenti. Ma l'Anguissola è sempre nella sua mente, è diventata una presenza nella sua vita intellettuale, ed essendo anche un cultore di storia locale ed appassionato della sua Paternò (pur vivendo a Catania, città da lui anch'essa amata) continua a far opera di divulgazione mettendo in primo piano il rapporto fra Sofonisba e la città che dalla sua Collina storica ha una delle visioni più suggestive dell'Etna. Come ha ricostruito lo studioso Mario Marubbi, Conservatore della Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona e docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Sofonisba che giungeva dalle valli padane, che aveva conosciuto i fasti della Corte spagnola, rimase incantata dalla bellezza ambientale dei luoghi del Simeto. La sua abitazione, palazzo Moncada, non era lontana dalla sommità della collina storica, dalla quale si poteva e si può ammirare da un lato il vulcano attivo più grande d'Europa e dall'altro la Valle del Simeto. Una pluralità di paesaggi che affascinarono Sofonisba, giunta nell'autunno del 1573 a Paternò come sposa di don Fabrizio Moncada, nominato governatore di questi territori da Filippo II. Era stato lo stesso Filippo II, l'uomo più potente della fase storica del '500 a decidere il matrimonio tra Fabrizio Moncada (proveniente da una delle più illustri famiglie dell'aristocrazia catalana-sicula) con Sofonisba Anguissola, che era vicina alla consorte di Filippo II. Spiega lo storico Luigi Sanfilippo: «Alcuni si stupiscono di questo passaggio dalla corte di una delle città più importanti del mondo di allora a Paternò, e sbagliano perché sottovalutano il ruolo di grande importanza strategica della Sicilia nella dimensione dell'Europa mediterranea. La Sicilia era davvero il cuore del Mediterraneo, e nell'Isola vivevano delle élites potenti, ricche, colte, e ben legate diplomaticamente al centro nevralgico dell'impero». La scoperta di Nicotra ci consente dunque anche una rilettura e riscoperta storica. Le élites di Spagna, Sicilia e Lombardia nell'era spagnola erano ben collegate, avevano vere similitudini sul piano culturale e degli stili di vita. Anche il rapporto centro-periferia va riletto in maniera diversa, in realtà il Mediterraneo del '500 era già globalizzato, e lo era ancor di più nelle sue élites. Basti pensare ad una opera dallo straordinario valore storico: “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II” del grande studioso Fernand Braudel.

La Madonna dell'Itria di Sofonisba Anguissola

Non che mancassero profonde contraddizioni sul piano politico e sociale, sul piano delle politiche economiche e delle strategie militari, ma è evidente che il mondo spagnolo giunse nel '500 ad essere centrale e nel contempo presente diffusamente nell'Europa ed in particolare nel Sud del Vecchio Continente, affacciato su quello che i latini chiamavano con efficacia “Mare Nostrum”. Sempre meno “nostrum” in un periodo quale quello attuale dove prevalgono la dimenticanza della storia, la frammentazione del potere ed un sovranismo populistico che mina i dialoghi fra i popoli. Sia chiaro il Mediterraneo non era il luogo della pace tout-court, è sempre stato luogo di incontri ma anche di scontri feroci. Ma non v'è alcun dubbio che il Mediterraneo sul piano dell'incontro e della mescolanza di popoli ha prodotto la prive vere globalizzazioni della storia, già i Fenici avevano fondato sulla libertà degli scambi commerciali un impero economico. Non politico-statuale ma economico-commerciale. Una intuizione innovativa e moderna, e fondarono la loro civiltà sui porti che erano strategici per i loro traffici commerciali. E dallo scambio commerciale si passò alla scambio culturale, di idee, di stili di vita. Non ebbero il grande ed immenso influsso culturale che esercitarono successivamente i greci, popolo costituito anche di migranti-colonizzatori che crearono le basi per la nascita della civiltà occidentale. I greci si distinsero dai popoli precedenti perché attuarono una razionalizzazione della cultura, dei sistemi del sapere e della conoscenza. Ed oltre alle vette toccate nell'ambito della filosofia, della letteratura, del teatro, della scienza matematica (si pensi ad Euclide ed al greco di Sicilia, il siracusano Archimede), nell'architettura, nell'arte, nella scultura, ed altre forme del sapere, nella storiografia (Tucidide), nella politica seppero trasformare il sapere in dimensione pragmatica, anche grazie all'uso sapiente e concreto della dialettica, si ponga mente a Pericle. La democrazia è nata con il confronto dialettico nell'agorà.

Chiesa della Santissima Annunziata di Paternò, dove si trova esposta La Madonna dell'Itria

Spostandoci al XVI secolo, l'agorà di Paternò era nella Collina storica, che nel periodo greco-romano e poi in particolare nel Medioevo (epoca normanno-sveva) aveva toccato il suo apice. Ma anche nei periodi successivi, e non solo con gli aragonesi. Poiché nel '500 i Moncada continuano la loro ascesa al potere, e Paternò era dunque inserita in circuiti internazionali di rilievo. La storia di Sofonisba lega locale e globale, ci permette di riscoprire le vicende della Paternò del '500, spesso dimenticate. E ci consente di capire meglio il ruolo di Paternò e del suo vasto comprensorio, così come quello altrettanto importante di Adrano ed i suoi territori. Sull'argomento dei Moncada va citato il libro della storica Lina Scalisi “La Sicilia dei Moncada. Le corti, l'arte e la cultura nei secoli XVI-XVII”, ben strutturato sul piano della ricerca storica e ben scritto, con una chiave di lettura di ampio respiro.

Attraverso la scoperta “paternese” di Sofonisba possiamo riporre attenzione e riscoprire periodi storici importanti. Attraverso gli studi di Alfio Nicotra e di altri autori che hanno sondato l'anima di Sofonisba possiamo compiere un itinerarium nella sua vita artistica ed umana, attraverso i suoi dipinti incredibilmente moderni possiamo cogliere la sua influenza su grandi artisti del suo tempo e dei secoli successivi. E qui non bastano storia, arte, filosofia, antropologia, per comprendere appieno i ritratti di Sofonisba dobbiamo riprendere le analisi di una studiosa spagnola, Julia de La Torre Fazio. La quale ha messo in evidenza che i volti dipinti da Sofonisba testimoniano non dimensioni estetiche astratte ma sentimenti ed emozioni, espressioni ad esempio di tristezza, di nostalgia. E vi è una vera e propria indagine psicologica. Con Sofonisba lo sguardo psicologico - in termini moderni - entra nell'arte. E dunque non stupisce che Sofonisba abbia influenzato Caravaggio, El Greco, Rubens, Van Dyck , Velasquez… Ecco perché dopo una giornata di studi internazionali all'ateneo di Catania, Nicotra sta lavorando per un tour culturale internazionale con eventi in grandi città. Mostre, dibattiti, confronti. E nel contempo prepara un prestigioso evento nella sua Paternò, il luogo nel quale nella seconda metà del '500, nell'autunno del 1573, Sofonisba giunse a Paternò, accolta da un clima mite e da persone gentili. Incuriosite dalla moglie del nuovo governatore Fabrizio Moncada, ed ancor di più da una donna artista. Che per l'epoca era una rivoluzione culturale e sociale. Ma Paternò, città delle regine, basti citare Bianca di Navarra (si pensi in particolare alle innovative e moderne - sul piano giuridico e sociale - “Consuetudini della città di Paternò”, approvate l'undici novembre del 1405, con firma autografa della regina), era abituata a figure di donne potenti. Già a partire da Adelasia del Vasto, moglie di Ruggero il normanno e madre di Ruggero II. Questo è lo spunto per un nuovo iter culturale.

Torniamo a Sofonisba, attraverso la sua presenza abbiamo collegato i territori etnei al mondo. E nuove storie si affacciano all'orizzonte, storie di un tempo trascorso che non va fatto cadere nell'oblio della dimenticanza. Riscoprendo la memoria si rilancia l'identità di una comunità e si guarda allo spazio esterno in maniera diversa e nuova...


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Pubblicato il 03 settembre 2019





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