30 anni senza Rosa Balistreri, l’identità della Sicilia più vera è ancora un film senza volto

Storie Il 20 settembre 1990 moriva la "cantatrice del Sud", la pasionaria della musica popolare siciliana. Un trentennale che registra qualche iniziativa sparsa qua e là per l'Isola. Il nipote Luca Torregrossa, pronto a pubblicare un libro di memorie e un disco con alcuni inediti dal vivo: «Manca ancora la giusta attenzione per i suoi meriti culturali. Rosa merita una fondazione ed un film che racconti la sua vita». Quel "film senza volto", di cui già parlava Ignazio Buttitta nel 1962, che nessuno ancora ha voluto girare

«Io sono sempre attuale. Edith Piaf ha cantato fino ottant’anni. Io non sono la cantante che bisogno della “spacca” nel vestito. Io non sono una cantante, sono una cunta storie e una cantastorie». In quelle parole a Francesco Pira durante uno speciale a Tele Video Faro della sua Licata c’era l’essenza di Rosa Balistreri, la pasionaria della musica popolare siciliana, già dal nome una radice viva impiantata in una terra arsa e difficile. A ottant’anni purtroppo Rosa non ci arrivò perché un paio d’anni dopo quell’intervista, il 20 settembre 1990 a 63 anni morì a Villa Sofia a Palermo per le conseguenze di un ictus che la aveva colta qualche giorno prima durante un concerto in Calabria. Oggi riposa nel cimitero di Trespiano, sulla collina che guarda Fiesole vicino Firenze, la città che le diede i suoi secondi natali, quelli artististici.

La voce della Sicilia

Rosa Balistreri

Trent’anni sono passati ma ha ragione Rosa, è sempre attuale. Non si finisce mai di cantarla – quanti i musicisti più giovani che ripropongono a modo loro “Cantu e cuntu” o “Cu ti lu dissi” solo per citarne un paio delle canzoni da lei rese immortali -, è da tutti riconosciuta come la voce della Sicilia, immagine e canto di un’isola che non conosceva rassegnazione. La sua voce rauca e tragica, emozionante come poche, non si è mai spenta. «Sono andato l’altro giorno a Trespiano al cimitero per rinnovare la concessione amministrativa della tomba prima che scada, e mi sembra ieri – racconta Luca Torregrossa, nipote di Rosa, in quanto figlio di Angela, l’unica figlia della “cantatrice” licatese, figlio di fatto in quanto ha vissuto a lungo con la nonna che in cuor suo sente come mamma -. Io comunque la sento perché di Rosa comunque si parla sempre».

Una giovane Rosa Balistreri

Adesso pure il grande rock internazionale si è accorto di Rosa Balistreri. Thom Yorke il leader dei Radiohead ha inserito in alcune sue playlist i brani “Ciuriddi di lu chianu” e “Nta la vicaria (Canto di carcerato)” di Rosa Balistreri, che ha conosciuto grazie alla fidanzata, l’attrice palermitana Dajana Roncione. Di questo Luca è molto orgoglioso, lui che da sempre cerca di perpetuare la memoria storica dell’esperienza artistica delle celebre nonna, scontrandosi non poche volte con una scarsa attenzione da parte sia delle istituzioni locali che di vari operatori culturali. Compatibilmente, però, con la sua vita personale lo sforzo di Torregrossa non si ferma mai a cominciare da un’idea che accarezza da numerosi anni che è quella di raccontare in prima persona “mamma” – «Rosa madre, Rosa padre, Rosa amica, Rosa figlia» confessa da sempre Torregrossa – in un libro che parli non solo della vita artistica che in molti conoscono, ma anche dell’aspetto privato che viene dalle memorie di famiglia ripercorrendo gli anni vissuti sia a Palermo sia in Toscana, regione dove lo stesso Torregrossa vive.

La vita di Rosa in un libro

Rosa Balistreri e Lillo Catania

«Ci sono grandi progetti ma non li posso rivelare tutti adesso, anche per scaramanzia – rivela Torregrossa –. Il primo è il libro, che si intitolerà “L’amuri ca v’haiu” con il mio racconto di Rosa, progetto nato tanti anni fa e che ora vede finalmente la luce, spero entro la fine di quest’anno, grazie al finanziamento della Regione siciliana. Il libro sarà pubblicato da AvEditoria di Bergamo. Qualche anno fa ho parlato con vari editori siciliani ma ho incontrato sempre molta resistenza. Un altro progetto riguarda un disco che produrrò io stesso e uscirà in contemporanea con il libro. Conterrà un inedito bellissimo che si intitola “Pirchì chianciti picciriddi” e poi dei brani tratti dalla “Ballata del sale” ed una canzone che omaggia Pippo Fava, un brano forse anomalo per quello che era lo stile di Rosa. Sono tutti materiali che avevo io o che tanti amanti di Rosa negli anni mi hanno dato, spesso registrati dal vivo con mezzi personali. E poi c’è un progetto che per il momento resta segreto. Per ora non ne parlo, ma solo per scaramanzia. Se tutto andrà in porto sarà una cosa importante».

Luca Torregrossa e Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana della Regione siciliana

Su una cosa Torregrossa ha ragione da vendere: Rosa Balistreri, in tutti questi 30 anni dalla sua morte, non ha mai ricevuto il giusto riconoscimento ufficiale della sua importanza. «Voi capirete Rosa quando sarò morta. Quando sono viva mai, perché protesto. Chi capisce capirà» raccontava la Balistreri con durezza ma col sorriso sulle labbra in quella intervista a Video Faro 32 anni fa. Vada che questo anniversario speciale arriva nell’anno più difficile del mondo della cultura e dello spettacolo ma l’ennesimo appuntamento importante a cifra tonda che dovrebbe servire per celebrare l’artista licatese in maniera definitiva registra ancora una volta alcune iniziative in ordine sparso.

Torregrossa personalmente prenderà parte all’evento palermitano, “In forma di Rosa”, in calendario al Museo regionale d’arte Riso, spettacolo concerto con Melino Imparato e Laura Troia, con la partecipazione di Tobia Vaccaro, storico chitarrista di Rosa, e la regia di Matteo Bavera, direttore del teatro Garibaldi alla Kalsa, con la collaborazione della Compagnia Franco Scaldati. Lo spettacolo, alle 19.30, sarà preceduto dal dibattito “Rosa, voce dell’identità siciliana” cui prenderanno parte oltre Torregrossa, l’assessore alla Cultura e all’identità siciliana della Regione siciliana Alberto Samonà, Paolo Valentini e il regista Matteo Bavera.

Sempre a Palermo, domencia 20 settembre il “mito” di Rosa Balistreri sarà protagonista  de “L’Alloro fest” al Giardino dei Giusti in via Alloro dove alle 18.30 si svolgerà “Rosa Balistreri 30 anni dopo”, incontro con Ignazio Buttitta, Sergio Bonazinga, Mario Modestini, Pino Apprendi e Fulvio Cama.

Inutile chiedere a Torregrossa di iniziative a Licata perché anche per lui, come fu per la nonna, il rapporto con la cittadina dell’Agrigentino è naufragato definitivamente, dopo un tentativo di riavvicinamento qualche anno fa. «Io Licata l’avevo preso a cuore perché Rosa era licatese. Rosa stravedeva per la sua città. Grazie agli sforzi personali dell’allora vice sindaco Salvatore Avanzato, oggi scomparso, che si mise contro un paese, eravamo riusciti a fare tanto, si voleva fare del teatro la casa terrena di Rosa, eravamo riusciti anche ad avere la disponibilità del Conservatorio di Palermo di aprire una sezione a Licata. Poi non se ne è fatto più nulla. Mi dispiace dirlo ma Licata non merita nulla. Dovrebbe essere la città che dovrebbe valorizzare di più la figura di Rosa e invece non è così, e me ne dispiace». Che Licata non abbia mai amato la Balistreri in vita è ormai storia. Ma anche da oggi non va meglio: è notizia di metà giugno che qualcuno ha imbrattato il murale a lei dedicato che l’artista licatese Desirè Di Liberto aveva dipinto sul muro dello stadio “Calogero Saporito”.

Il murale di Desirè Di Liberto per Rosa

Per la cronaca Licata ricorda la Balistreri con una tre giorni al Teatro Re Grillo che è iniziata venerdì 18 settembre, con lo spettacolo “La vita di Rosa” di Angelo Vecchio con la Compagnia La svolta e che prosegue sabato 19 settembre con il concerto “Semu tutti figli di Rosa” dell’ensemble Cantu e cuntu. Domenica 20 settembre, si chiude alle 20.30 con “Omaggio a Rosa Balistreri”, con gli interventi dell’etnomusicologo Giuseppe Giordano, del sociologo della comunicazione Francesco Pira (lo stesso che nel 1988 intervistò la Balistreri per Video Faro), del giornalista Mario Graziano, dello scrittore Piero Carbone. Interventi artistici saranno a cura della cantante folk Cinzia Caminiti, dell’attrice Lia Rocco, del musicista Ezio Noto e del cantante folk Antonio Zarcone che cura la direzione artistica dell’evento. Le iniziative saranno trasmesse in diretta streaming sulla pagina facebook del Comune di Licata.

Al Servizio cristiano Valdese di Riesi domenica 20 settembre alle 21 spettacolo “RosadiLicata”, testo e interpretazione di Chiara Casarico, musiche dal vivo della chitarrista Stefania Placidi. A Sciacca le iniziative in omaggio di Rosa Balistreri sono iniziate già l’8 e il 9 settembre con il concerto di Ezio Noto e i Disìu e il video omaggio “La voce di Rosa” e proseguono il 19 settembre nell’atrio superiore del Palazzo comunale con il concerto dei Solarte e il 20 settembre, nella stessa location, con il concerto “Terra can un senti” degli Sciarrabba.

Un film senza volto

Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri

Forse sarebbe il caso di pensare seriamente adesso ad una Fondazione che porti avanti con organizzazione e metodo storia e eredità culturale e di un personaggio enorme come Rosa Balistreri. «Ci sto lavorando – replica Torregrossa -, anche perché ho due scopi nella mia vita in merito alla figura di mamma: uno è un film e l’altra è una fondazione. Devo riuscire a realizzare entrambe queste cose». “Quella sera Rosa cantò il Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali. Io quella sera non la dimenticherò mai. Rosa Balistreri è un personaggio favoloso, direi un dramma, un romanzo, un film senza volto”. Così il poeta Ignazio Buttitta, autore di quella cantata musicata da Nonò Salamone, nel 1962 descriveva l’incontro con Rosa Balistreri. Chi scrive lo sottolinea “solamente” da poco meno di 20 anni che la storia di Rosa Balistreri è un film “già scritto” che nessuno vuole girare, un romanzo popolare degno di un feuilletton d’altri tempi. «E’ vero, un film “già scritto” che nessuno vuole girare – replica Torregrossa  – e non capisco neanche il perché. Abbiamo visto film dedicati ai più disparati artisti della musica, da Domenico Modugno a Edith Piaf ma su Rosa Balistreri che ha una storia che – come si direbbe in siciliano – “fa arrizzari i carni” niente».

Dieci anni fa fu il regista campano Nello Correale (direttore del Festival del cinema di frontiera di Marzamemi) a realizzare il docufilm “La voce di Rosa”, mentre tre anni fa il programma “Italiani” di Paolo Mieli su Rai Storia mandò in onda “Rosa Balistreri. Un film senza autore”, documentario di Marta Licata sull’artista folk licatese. «No, non è proprio possibile che nessun regista voglia girare un film su Rosa» non riesce a capacitarsi Torregrossa. Sul progetto di fondazione siamo ancora all’anno zero. «In questa fase ne sto parlando con la Regione siciliana. Una fondazione va fatta anche perché ho materiali di Rosa che devono essere messi a disposizione di tutti».

La politica da sempre fa della chiacchiera sterile il proprio fiore all’occhiello e in Sicilia in questo siamo stati sempre maestri. L’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo diede la svolta “identitaria” all’assessorato dei Beni culturali, per una operazione di puro marketing politico fine a sé stesso nell’era dei partiti autonomisti e finto decisionisti. La verità è che nessuno, però, né a destra, né a sinistra né al centro, ha mai pensato che la vera identità siciliana sta tutta nella figura di Rosa Balistreri, donna del popolo, nata nel 1927 nella Sicilia più povera e maltrattata che è stata capace di sdoganare la cultura popolare della gente di Sicilia, fatta di passioni, amore, poesia ma anche tanta rabbia e sofferenza per una gestione politico-mafiosa del territorio – “E mafia e parrini si detteru la manu” recita una delle sue canzoni più note – tanto da farla accettare dalla cultura “colta” nazionale fino a diventare lei stessa l’unica e vera “cantatrice del Sud”. Erano altri tempi, indubbiamente, rispetto ad oggi, quegli anni 50 e 60 del secolo scorso quando la stagione del secondo folk revival italiano andava di pari passo con la politica “antagonista” ancora dominata dal Partito comunista italiano con cui la Balistreri strinse un rapporto stretto. Torregrossa: «La storia personale ha visto Rosa in vita fare le sue battaglie con il Partito comunista, ma oggi il patrimonio culturale di Rosa non ha colore politico, è di tutti».

L’unico atto degno di nota, due anni fa, fu l’iscrizione della Balistreri nel Registro delle Eredità immateriali della Sicilia – Libro delle pratiche espressive  e dei repertori orali. “Rosa Balistreri – si leggeva nella motivazione – ha rappresentato magistralmente le asprezze di una terra difficile elevando le difficoltà di una situazione soggettiva a condizione umana collettiva, tanto che è riuscita a farsi apprezzare ben oltre i confini dell’isola e ricevendo validi riconoscimenti”.

La politica anche oggi, per il trentennale dalla morte, è stata inerte e priva di iniziativa motu proprio e tutto ciò che accade, se accade, lo si deve all’impegno personale di Luca Torregrossa il quale sottolinea: «Questo purtroppo è vero, la politica è fatta così, nessuno mai della politica ha fatto qualcosa di propria iniziativa per Rosa, e se aspetto che accada qualcosa del genere posso dire che non accadrà mai. E questo lo posso dire sia per la Sicilia sia per Firenze, città che la vide nascere come artista. A peggiorare il quadro voglio ricordare che tanti comuni, Licata compresa, non mi hanno neanche risposto alle mie proposte di progetti per le celebrazioni del trentennale. Adesso ho avuto finalmente una risposta dall’Assessorato alla Cultura della Regione che mi ha permesso, almeno, di partecipare al progetto di Bavera già in itinere per giorno 20 e di pensare a qualcosa per il futuro».

“Quannu iu moru faciti ca nun moru, diciti a tutti chiddu ca vi dissi. Quannu iu moru ‘un vi sintiti suli, ca suli nun vi lassu mancu di ntra lu fossu”. Nei versi di Lillo Catania che Rosa ha consegnato all’eternità, c’è il lascito di chi al tempo preferisce la lungimiranza, testimone fra le generazioni.

 

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