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"Pensaci, Giacomino", la tragedia di vivere negli occhi degli altri

Recensioni

Soddisfacente Pirandello allo Stabile di Catania con un ennesimo “Pensaci, Giacomino” (ultime repliche il 10 e l'11 novembre) affidato a Leo Gullotta, più in forma che mai nella sua dolente interpretazione di un personaggio complesso, assurdo e straziante come tutti i più riusciti personaggi pirandelliani


di Silvana La Porta

Una società becera, bigotta e conservatrice. E un povero professore ormai alla fine della sua carriera che riscatta, con un gesto di generosità, il fallimento della sua vita di misero insegnante.

Soddisfacente Pirandello al Teatro Stabile di Catania con un ennesimo “Pensaci, Giacomino” (ultime repliche sabato 10 novembre alle 17.15 e domenica 11 novembre alle 17.30) affidato a un interprete d’eccezione: il nostro Leo Gullotta, più in forma che mai nella sua dolente interpretazione di un personaggio complesso, assurdo e straziante come tutti i più riusciti personaggi pirandelliani.

Leo Gullotta in Pensaci, Giacomino in scena allo Stabile di Catania

Fabio Grossi, uno dei registi più convincenti del momento, ha optato per una soluzione scenica che non ha mancato di indulgere a momenti farseschi, bilanciandoli sufficientemente con il dettato pirandelliano, che come ben sappiamo, era molto rigoroso ad ogni messa in scena e mirava a forzare i canoni del teatro naturalistico. Molto efficaci i volti deformi e grotteschi stagliati sul sipario che hanno accolto piacevolmente gli spettatori, introducendo poi la piéce e dandole da subito una chiave di lettura ben precisa: è il “vivere negli occhi degli altri” la vera tragedia, come la definiva Pirandello stesso, ovvero la trappola sociale da cui Agostino Toti cerca disperatamente di fuggire, offrendo alla giovane e povera Lillina una esteriore verniciatura d’onorabilità.

Un'altra scena di Pensaci, Giacomino con Leo Gullotta

Leo Gullotta è stato un professor Toti sobrio, mai sopra le righe, che anzi si è distinto dagli altri personaggi “comici”, superficiali per assurgere a una valenza pienamente “umoristica” in certe modulazioni di voce ben studiate e nella ricerca di una recitazione davvero sofferta a rendere un uomo vecchio e solo, amaramente disincantato, che provocatoriamente sfida il mondo. Bravissimo Sergio Mascherpa, un padre Landolina ipocrita e cattivissimo prete che cerca di recuperare Giacomino, mentre il professore urla: “Che crede? Lei neanche a Cristo crede!”, quasi in vesti sacerdotali per indicare da che parte sta la giustizia. Perfettamente nella parte tutti gli altri attori, Liborio Natali (il direttore Diana), Federica Bern (Lillina), Marco Guglielmi (Giacomino), Valerio Santi (Cinquemani), Valentina Gristina (Rosaria, la sorella di Giacomino), Rita Abela (Marianna), Gaia Lo Vecchio (le due serve).

Ne è risultato un accorato inno alla libertà soffocata dalla meschina e gretta società, anche se non sarebbe dispiaciuta, a tratti, una lettura più intima del dramma pirandelliano…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 novembre 2018





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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