Panettoni come opere d’arte, da Raffadali un viaggio nella Sicilia d’eccellenza

Arte Per il Natale 2020 l'azienda dolciaria Di Stefano ha affidato a due rinomati artisti siciliani le Capsule Collection Limited Edition di quest’anno: si tratta del palermitano Domenico Pellegrino, che per la sua latta si è ispirato a Federico II di Svevia, e del catanese Ligama che ha dedicato i suoi piatti a Scilla e Cariddi

Per conoscere le ricerche e i lavori di Domenico Pellegrino e Ligama più che un tradizionale studio visit è consigliabile organizzare un viaggio itinerante in Sicilia, preferibilmente in loro compagnia, cosi da entrare in contatto con il contesto naturale, storico e antropologico che tanto ispira e guida i loro lavori e le loro ricerche sempre attente al passato e al contesto attuale.
Il sodalizio arte contemporanea e aziende non è di certo una novità.  Sempre più spesso si sente parlare di queste collaborazioni volte a valorizzare e raccontare i luoghi in cui si vive e lavora e che, di fatto, ispirano ricerche e produzioni di artisti e imprenditori. L’idea è di raccontare un territorio, una scelta produttiva innovativa o un ritorno alle origini attraverso il linguaggio visivo contemporaneo che è capace di creare un senso comune e reciproco d’appartenenza e di condivisione valoriale.

Paolo Di Stefano con uno dei suoi panettoni – ph Alessandro Castagna

Per il Natale 2020 l’azienda Di Stefano invita a compiere un viaggio in Sicilia alla scoperta di materie prime d’eccellenza e nuove ricette, di sapori unici e genuini, di storia e mitologia riletta in chiave contemporanea dagli artisti Domenico Pellegrino e Ligama, autori delle due Capsule Collection Limited Edition di quest’anno.
Già da anni, l’azienda siciliana di Raffadali, chiamata dagli arabi il “villaggio delle eccellenze”, sceglie l’arte contemporanea e l’artigianalità made in Sicily come simbolo delle sue produzioni, grazie alle collaborazioni con artisti, designer, stilisti e chef.
Dal 2015 ha iniziato una staffetta del bello all’insegna della valorizzazione e rivisitazione in chiave attuale della cultura e della tradizione siciliana. Dalla “truscia” con cui avvolgere il panettone della stilista Marella Ferrera, che ha cucito a mano antichi tessuti di batista di cotone al piatto in legno serigrafato, alla latta salva freschezza ispirata ai personaggi simbolici dell’Opera dei Pupi dell’artista Alice Valenti; ed ancora, dal piatto in Laminan sempre a tema cavalleresco del designer Andrea Branciforti, al piatto in ceramica realizzato dall’artista Domenico Pellegrino insieme a Ceramiche De Simone, infine, al dittico in vetro del 2020 dell’artista Ligama.

Domenico Pellegrino con la latta limited edition realizzata per Di Stefano – ph Alessandro Castagna

 

Per il Natale 2020 il testimone di Alice Valenti – autrice della prima latta d’autore – passa a Domenico Pellegrino. Classe 1974, artista e pittore amante delle policromie: ha fatto delle tradizioni della sua terra il leitmotiv della sua ricerca. Unico artista siciliano presente alla Biennale di Venezia del 2019 e che ha partecipato anche alla Biennale Arcipelago Mediterraneo. Scelto da Disney Italia per il lancio dell’ultimo film di StarWars a Milano, ha preso parte a Manifesta12 e a Palermo Capitale della Cultura. Miti greci e leggende, supereroi contemporanei, a metà tra il pop e il folk, vestiti di tradizionali decori siciliani e le luci delle feste patronali diventano/inventano un nuovo linguaggio con cui l’artista racconta il nostro tempo.

«Mi sono ispirato alla figura e alla corte di Federico II di Svevia – spiega Domenico Pellegrino – perché trovo attuale la sua visione del mondo e il suo progetto di rivoluzione culturale. Nello specifico, il soggetto scelto per la latta – il leone antropomorfo passante – è la trasposizione di una mia opera in luminaria che è mia intenzione esporre al Palazzo dei Normanni di Palermo per renderla fruibile al pubblico. Federico II di Svevia è stato il primo re a parlare d’inclusione e unione di popoli e culture diverse com’è testimoniato nei mosaici della Cappella Palatina e della Sala di Ruggero dove, tra le altre rappresentazioni, troviamo il leone antropomorfo passante realizzato con tessere in oro zecchino provenienti da Bisanzio simbolo della luce divina e tessere rosse simbolo della regalità. Mi sono rifatto a un Re perché volevo che questa latta fosse concepita come un dono regale carico di simboli e significati positivi legati alla cultura e alla pace tra i popoli. Ritengo che l’amore di Federico II per la Sicilia e le arti, l’avvicini virtualmente alla mia ricerca e al lavoro fatto in questi due anni con l’azienda Di Stefano, altrettanto illuminata nella sua scelta di unire il buono al bello e di valorizzare il nostro patrimonio artistico culturale e gastronomico».

Lavorazione dei panettoni della Di Stefano Dolciaria – ph Giuseppe Casaburi

L’artista palermitano, giunto alla sua seconda collaborazione con l’azienda di Raffadali, tratteggia, attraverso le sue luminarie pop folk, i contorni di un uomo che più di ogni altro rappresenta l’ingegno, la mentalità libera ed eclettica e la capacità di valorizzare e integrare le diversità tipiche della storia della Sicilia: Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi. Pellegrino rievoca la luminosa essenza della “meraviglia del mondo” disegnando sul coperchio dal fondo rosso, un leone antropomorfo passante dai contorni dorati con la zampa anteriore destra alzata, e lungo i lati, su un fondo verde, la corona imperiale: entrambi i soggetti sono chiari rimandi all’iconografia araldica e regale classica.

Il testimone del piatto associato al formato Magnum ai gusti Carrubo Classico e Mela da 3 e 5kg invece, passa a Ligama. Classe ‘86, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Catania, diventa assistente della Cattedra di Incisione che lascia nel 2015 per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Dopo anni di ricerca sulle tecniche di stampa, il suo percorso artistico si concentra sui pixel quali elementi che compongono l’immagine virtuale e, nel 2015, debutta con la sua prima personale 8bit. I pixel diventano mobili e macro e prendono a oggetto la sua Sicilia. Nascono così le sue opere su grande scala a Farm Cultural Park, al Palazzo della Cultura di Catania, sulla superficie di un imponente ecomostro sequestrato alla mafia in provincia di Trapani e il suo lavoro più noto, lo ULM con cui manipola il paesaggio rurale siciliano attraverso colori inediti generati da uno speciale algoritmo.

«Conosciute le intenzioni dell’azienda, la libertà d’espressione lasciata all’intuizione artistica e i nomi degli altri artisti, stilisti, designer che hanno lavorato in passato con la Di Stefano – spiega Ligama – sono stato felice di iniziare questa collaborazione. Dopo aver appreso la volontà dell’azienda di avvicinare il grande pubblico alla storia e ai miti legati al nostro territorio attraverso il linguaggio visivo contemporaneo è stato quasi naturale indirizzare la mia proposta verso il mito di Scilla e Cariddi, così autentico, cosi rappresentativo, quanto cruento».

Ligama con il piatto limited edition realizzato per Di Stefano – ph Alessandro Castagna

Ligama ha realizzato per la Di Stefano Dolciaria due piatti tondi in vetro, presentati separatamente all’interno della confezione del Magnum così da sottolineare l’importanza singola e doppia di queste due ninfe destinate a diventare due creature mostruose. La leggenda racconta che Scilla (“colei che dilania”) fece innamorare di sé il pescatore Glauco che per lei respinse la maga Circe che si vendicò, trasformando Scilla in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Scilla sconvolta si nascose in un antro delle coste calabresi seminando stragi tra i naviganti che vi passavano vicino. Cariddi (“colei che risucchia”) mangiò i buoi di Eracle e Zeus, per punirla, la trasformò in un orribile mostro che ingoiava tre volte al giorno enormi quantità d’acqua per poi sputarla, trattenendo però tutti gli esseri viventi che vi trovava. Le due figure mitologiche emergono, nei piatti di Ligama, da campiture geometriche dai colori accesi e mostrano una solennità tipica delle statue classiche. La fragilità del vetro, inoltre, rimanda a quella dei ruderi abbandonati cui Ligama dona nuovo segno e senso con i suoi interventi. Ligama si rifà all’epica greca, a Scilla e Cariddi, descritti da Omero nell’Odissea come i due mostri marini che con il moto perpetuo delle correnti scandiscono l’ingresso allo Stretto di Messina, consentendo l’accesso ai tesori dell’Isola solo ai viaggiatori più virtuosi. Ligama ritorna alle origini dell’arte figurativa. I colori e i tratti tipici della sua street art si fondono e convivono con reperti d’arte classica che si stagliano, con stridente e armonica bellezza, sullo sfondo di un murales virtuale stampato su vetro temperato.

La storia della Di Stefano inizia nel 1986 a Raffadali, nei pressi di Agrigento, quando Paolo Di Stefano avvia – insieme ai figli Enzo, Benvenuto e Settimio – un piccolo laboratorio di pasticceria artigianale a conduzione familiare. Una storia genuinamente siciliana, nata e cresciuta nel solco della tradizione e della creatività tipici dell’isola, ma orientata al futuro attraverso scelte dal carattere audace e innovativo come il lancio del Pandoro Siciliano, e capaci di soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente con lo sviluppo delle linee gluten free La qualità è il faro che orienta da sempre le scelte della dolciaria Di Stefano, la ricerca dell’eccellenza la sua massima espressione di arte e amore per il prossimo.

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