Lucio Luca: «Adesso in Sicilia è tempo di rimboccarsi le maniche. E i ragazzi devono farcela dove noi abbiamo fallito»

Sugnu Sicilianu Il giornalista e scrittore palermitano, da qualche anno cittadino di Roma dove lavora a Repubblica, è un attento osservatore della società e della politica italiana. Luca è uno di quelli che ha il coraggio di esprimersi con sincerità e che auspicherebbe un futuro migliore per la nostra Isola: «Io alla possibilità di riscatto credo sempre, solo che fino a quando faremo scappare via le nostre menti migliori sarà difficile riemergere»

Il giornalista di Repubblica Lucio Luca, attento osservatore della società e della politica italiana, mantiene un rapporto stretto con la sua città d’origine, Palermo, nonostante l’abbia lasciata quasi quindici anni fa per trasferirsi nella Capitale. Uno di quelli, insomma, che ha il coraggio di esprimersi con sincerità e che auspicherebbe un futuro migliore per la nostra Isola. Ha pubblicato due libri legati al territorio, uno sulle radio e tv private di Palermo e l’altro sulle storie di emigrazione siciliana negli Stati Uniti. Di recente ha invece ripubblicato “Puellae” storia di prostituzione e prostitute di Sicilia. Con Lucio mi lega una lunga comune esperienza lavorativa a Telecolor e una breve al quotidiano palermitano “Il Mediterraneo” e risentirlo è stato un grande piacere.

Lucio Luca, giornalista e scrittore

Lucio, tu non hai mai nascosto la tua fede calcistica bianconera. Chi era per te Pietro Anastasi e cosa rappresentava per i tifosi siciliani di allora?
«
Anastasi è stato un grande campione di umiltà che è riuscito in un’impresa leggendaria, al di là delle reti in campo con la maglia bianconera. Ha dato ai tanti siciliani di Torino, agli operai della Fiat costretti a lasciare la propria terra per garantire un futuro ai propri figli, l’orgoglio delle proprie origini. Per questo andava ricordato dal mondo del calcio che, invece, purtroppo lo ha dimenticato. Non aver osservato un minuto di silenzio su tutti campi di calcio, quando Pietro ci ha lasciato, è una macchia indelebile per una Federazione troppo attenta al denaro e non ai veri valori che lo sport si tramanda da secoli. Peccato, “Petruzzo” lo meritava. Ma chi ama il calcio non potrà mai dimenticarlo».

Pietro Anastasi, cuore bianconero

Palermo sembra essere rinata negli ultimi anni, togliendosi di dosso quella cappa d’illegalità mafiosa che la identificava in maniera negativa. Cosa ne pensi?
«Palermo è una città che vive a fasi alterne. Ha vissuto un’epoca di rinascimento tra gli anni Ottanta e Novanta con la cosiddetta “Primavera” che ha avuto in Leoluca Orlando un assoluto protagonista. E’ stata una rinascita culturale che ha rischiato di arenarsi nei dieci anni successivi, quando le amministrazioni hanno pensato più a distruggere quanto di buono era stato fatto che a costruire. Negli ultimi anni, malgrado le difficoltà economiche, Orlando ha provato a far nuovamente risorgere la città. Io credo che ci sia riuscito. Cito un’opera su tutte, la linea del tram, che fa dannare gli automobilisti per i lavori che hanno ristretto le carreggiate ma che in futuro garantirà a Palermo una mobilità che non ha mai avuto. La mafia, che esiste ancora, non è più forte come prima: ma questo è merito della magistratura e delle forze dell’ordine che progressivamente l’hanno colpita nelle sue basi più solide. Sì, Palermo oggi è una città migliore di tanti anni fa, anche se so che tanti palermitani non saranno d’accordo. Io, però, ogni volta che torno, la trovo sempre più bella». 

Il tram di Palermo

A proposito di mafia due anni fa hai pubblicato “L’altro giorno ho fatto quarant’anni” (Laurana editore), libro che rievoca la vicenda di un giovane e sfortunato giornalista calabrese. Perché hai deciso di raccontare questa storia?
«
E’ una storia di precariato, di prepotenza, di mancato rispetto della dignità umana. Alessandro Bozzo, questo il nome del protagonista, ha creduto di poter combattere l’illegalità della sua terra, la Calabria, con la forza delle parole. Ci è riuscito fino a quando lo hanno abbattuto. Non con i proiettili, come spesso avviene nelle nostre parti, ma umiliandolo e non permettendogli più di fare il suo lavoro di giornalista da uomo libero. Lo hanno costretto a licenziarsi, ad accettare un contratto a termine con un salario indecente: ha provato a resistere fino a quando, stremato, ha deciso di togliersi la vita. E’ una storia esemplare di cosa vuol dire fare questo mestiere in terre come la Calabria, la Sicilia, la Campania. Una storia finita nell’oblio che andava raccontata. Sono fiero che Roberto Saviano abbia voluto scrivere la prefazione del libro e che il libro abbia vinto due premi importanti come l’Articolo 21 per la libertà di stampa e il premio Mario e Giuseppe Francese». 

Palermo ti è rimasta nel cuore. Hai raccontato la storia dell’emittenza privata in città in “Prove tecniche di trasmissione. Trent’anni di radio e tv private a Palermo”, ma anche storie dolorose di emigrazione in Dall’altra parte della luna, siciliani d’America che ce l’hanno fatta”, e perfino una storia della prostituzione millenaria in Puellae”. Che tipo di rapporto hai con la città?
«
Palermo è una madre. Come tutte le madri, puoi anche avere un rapporto conflittuale con lei, ma poi ci torni sempre perché nessuno può sostituire tua madre. Ci ho vissuto per quarant’anni, la conosco in ogni angolo, ne respiro gli odori. Non hai idea di quanto mi manchi, per esempio, quello delle stigghiole nelle strade. E dire che a me nemmeno piacciono le stigghiole, che per i non palermitani sono le interiore di vitello alla brace, una cosa per stomaci forti. Non il mio…». 

La nuova edizione di “Puellae” di Lucio Luca

A Palermo, come a Catania, figure mitiche di prostitute hanno iniziato centinaia di giovani. Chi erano la trimmutura, la sciancata, a scimiuna?
«
Erano dei miti, come dici tu. Personaggi che raccontano un pezzo di storia della città. Io dico spesso che la storia di un posto si può raccontare attraverso le vicende politiche, magari i successi sportivi, ma anche – e soprattutto – attraverso quelle storie minime che poi minime non sono. Ci ho provato con le tv e le radio private, un fenomeno degli anni Settanta che ci ha profondamente cambiati da un punto di vista culturale. E anche con le prostitute in un libro che racconta 2500 anni di storia di Palermo e della Sicilia attraverso il mestiere più antico del mondo. E poi, prova a chiedere a un palermitano di 60-70 anni se ricorda chi era il sindaco o il deputato di un certo periodo della sua giovinezza. Difficilmente se lo ricorderà. Prova a parlargli della trimmutura, vedrai che ti racconterà decine e decine di aneddoti su di lei e le “colleghe” dell’epoca. Significherà qualcosa, no?

La prima versione di “Puellae” del 2006

Un mio amico napoletano ha definito Palermo la città più bella d’Italia. Tu cosa ne pensi? E’ così? Un’armonia potente di monumenti, panorami, odori e sapori?
«Sono troppo di parte. Che ti devo dire, a me piace tantissimo. Non so se sia la più bella, ma certo è sicuramente tra le più belle. Quale altra città può vantare una storia come la nostra? Da noi sono passati tutti, fenici, arabi, spagnoli, svevi. E Palermo conserva ancora le testimonianze di queste dominazioni. E poi, parliamoci chiaro, come si mangia a Palermo non si mangia da nessuna parte. Però dai, io sono troppo tifoso per essere credibile…».

L’A19 che collega Palermo con Catania è in condizioni disastrose. E’ la più grande metafora di una terra che sta crollando a pezzi o può esserci la possibilità di un riscatto?
«Io alla possibilità di riscatto credo sempre, solo che fino a quando faremo scappare via le nostre menti migliori sarà difficile riemergere. Nel libro sui siciliani che ce l’hanno fatta negli Stati Unitiho raccontato ragazzi di 30-40 anni che avrebbero potuto fare tantissimo per la Sicilia ma non sono stati messi nelle condizioni di lavorare e di esprimere il proprio talento. La sfida più grande penso sia proprio questa, al di là della A19 che resta uno scandalo. Ecco, sento ancora qualcuno che parla di Ponte sullo Stretto: cerchiamo di migliorare le strade, facciamo il doppio binario per i treni, poi di Ponte ne riparliamo».

Lucio Luca con l’ex presidente Usa Bill Clinton

Come sempre ci consoleremo con le pagine dei nostri grandi scrittori? Con la nostra storia millenaria impareggiabile?
«Ci siamo consolati per troppo tempo, forse è il momento di rimboccarci le maniche e ripartire. Lo dico ai ragazzi che malgrado tutto decidono di rimanere. Penso che tanto si possa fare, noi fino a un certo punto ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti fino in fondo. Loro ce la possono fare. Anzi, devono farcela assolutamente».

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