L’Italia palermocentrica di Sergio Mattarella e Piero Grasso

Sugnu Sicilianu Con Mattarella, primo Presidente della Repubblica siciliano, e l'ex magistrato seconda carica dello Stato, la Palermo anti-mafia è ai massimi vertici della Repubblica

“Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo”. Poche parole che in quadrano il personaggio: Sergio Mattarella, da stamattina il 12° Presidente della Repubblica italiana. “Onorato ad essere il 12esimo Presidente della Repubblica. Spero di lavorare al meglio per il bene del paese. Ringrazio tutti, grazie Italia!”. Con questo saluto su Twitter il palermitano Mattarella diventa Capo dello Stato. E’ la prima volta che un siciliano viene eletto alla più alta carica dello Stato. Settantaquattro anni a luglio, palermitano la cui famiglia però è originaria di Castellammare del Golfo, Mattarella, che si insedierà martedì prossimo alle 10 a Montecitorio, è stato deputato dal 1983 al 2008, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro, dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare.

Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“Scusate per le poche parole.. Un emozione unica, una giornata che non dimenticherò mai” è stato il nuovo tweet di poco fa. E’ un momento storico per il capoluogo siciliano che si ritrova ai massimi vertici dello Stato con la prima e la seconda carica istituzionale, essendo Piero Grasso presidente del Senato. Ed è soprattutto la Palermo anti-mafia che guida in questo momento la Nazione. “Auguri e buon lavoro Presidente Mattarella. Palermo è orgogliosa di Lei” ha twittato intorno alle 14 il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

Sergio Mattarella è stato sposato con Marisa Chiazzese (morta nel 2012) figlia dell’ex rettore dell’università di Palermo, e docente di storia romana, Lauro. Il fratello Piersanti aveva sposato la sorella di lei, Irma. Uno dei tre figli della coppia, Bernardo Giorgio, è docente all’Università di Siena e alla LUISS e dal 2014 capo dell’ufficio legislativo del Dipartimento della Funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

Figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. In gioventù ha militato tra le file della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica, della quale fu responsabile per il Lazio dal 1961 al 1964, e poi della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Laureatosi in giurisprudenza, è stato docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo. Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, dopo la morte del padre nel 1968 e l’assassinio del fratello, alle elezioni politiche del 1983 fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale, candidato in quota Zaccagnini. L’anno dopo fu incaricato dal segretario politico Ciriaco De Mita di bonificare la DC siciliana nella quale avevano allora un ruolo di primo piano Vito Ciancimino e Salvo Lima. In tale veste nel 1985 promosse la formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana.

Rieletto alla Camera nel 1987 si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita ed ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli. Nello stesso anno fu nominato ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e confermato nell’incarico nel 1988 con il governo De Mita.

Nel 1989, con la formazione del governo Andreotti VI fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. Si dimise dall’incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo, che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.

Privo di incarichi di governo, fu vicesegretario della Democrazia Cristiana nel 1990 al 1992, anno in cui venne rieletto alla Camera. Nello stesso anno gli fu affidata la direzione del quotidiano democristiano Il Popolo.

La legge Mattarella. Nel corso della XII Legislatura della Repubblica Italiana Sergio Mattarella fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.

Solo sfiorato dalle inchieste su Tangentopoli – venne assolto dall’accusa di un imprenditore siciliano di aver ricevuto 50 milioni di lire e dei buoni benzina – Mattarella fu uno dei protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996.

L’adesione al centrosinistra. Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L’Ulivo) comprendente tra gli altri il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari. Caduto il primo governo Prodi, assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D’Alema I. Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II, sino al 2001. L’incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell’Italia all’operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l’approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.

Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l’intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige.[7] Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.

Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell’Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico,[8] ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

Gli incarichi istituzionali. Il 22 aprile 2009 è stato eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.

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