La musica ribelle

Libri e Fumetti Con Ragusarock70 omaggio alla generazione post-68 in cerca di affermazione, la memoria di Aldo Migliorisi viaggia a ritroso per raccontare la scena musicale giovanile iblea, a cavallo tra gli Anni 60 e 70

Gli Incappucciati

Gli Incappucciati

Si annunciava il Maggio francese quando nel 1968 Mick Jagger
in “Street Fighting Man” cantava “Cosa può fare un povero ragazzo se non
cantare in una rock’n’roll band?”, una rima che diventò un inno generazionale,
da Londra all’estremo Sud dell’Europa. Anche a Ragusa, tra gli Anni 60 e 70
estrema periferia italica che musicalmente cercava, seppur a fatica, una sua
identità, raccogliendo, almeno in parte, quell’eredità morale degli Stones.
Quell’epoca di gioventù comunque in movimento, seppur coi modi e i tempi
rallentati di una Sicilia ancorata alle tradizioni, sono stati raccontati da
Aldo Migliorisi nel libro Ragusarock70 – Come fu che le band iblee tirarono
fuori le unghie, editore Sicilia Punto L, albo di ricordi, in parole e
immagini, che sottrae all’oblio decine di gruppi musicali iblei in attività tra
gli Anni 60 e il 1980.

Aldo Migliorisi

Aldo Migliorisi

Migliorisi, oggi lavoratore della scuola, a metà degli Anni
70 aveva la sua band e come tanti altri ragazzi della sua età cercava di
contribuire a quell’aria di rinnovamento. «In questo libro voglio raccontare
storie che altrimenti sarebbero rimaste nei cassetti di ognuno. Al di là delle
questioni individuali, io volevo sottolineare la rilevanza artistica del
fenomeno, l’espressione generazionale. Racconto il passaggio avvenuto negli anni
70 da una generazione ad un’altra, di chi viveva quegli anni con uno strumento
in mano”. “E’ la musica. la musica ribelle, che ti vibra nelle ossa, ti entra
nella pelle” cantava Eugenio Finardi nel 1976 e il racconto di Ragusarock70 ,
emblematico di un’epoca, ne raccoglie lo spirito, dove anche la politica ha
avuto un ruolo importante: il libro si apre, infatti, col racconto dei
funerali, che coinvolse moltissimi giovani, del cronista Giovanni Spampinato,
ucciso nel 1972 da un estremista di destra.

Una scena, quella di allora tra Ragusa e dintorni, che
vantava una trentina di band, che coinvolgeva un migliaio di ragazzi accomunati
dai simboli della generazione post-sessantottina, dai capelli lunghi alle minigonne. Ed ecco che si passa dalle
domeniche degli show, le kermesse beat del fine settimana degli Anni 60 che
vantavano nomi affermati come Jaguars, Visconti, Gregoriani, Goldfingers, al
rock più duro e più impegnato politicamente degli Anni 70, di gruppi come
Carmen Domini, Pop Corn, Acqua, Performance, questi ultimi rimasti nella storia
per la doppia identità condivisa con gli Incappucciati, band che suonava a
volto nascosto. «La cosa strana di allora fu che se a livello nazionale la
scena ragusana è rimasta sconosciuta, a livello internazionale no – sottolinea
Migliorisi -. Ci furono diversi gruppi che ebbero successo nel Nord Europa. Nel
1968 e 69, alcuni gruppi beat ragusani finirono per suonare in Norvegia e
Danimarca ed alcuni ci restarono a vivere, vedi i Gold Fingers, i Jaguards, i
Cobra».

Ragusarock70

Ragusarock70

In Ragusarock70 c’è, quasi alla Benni di “Bar sport”, il
racconto della provincia d’antan vista e raccontata da chi l’ha vissuta in
prima persona, nell’età migliore della
vita di ciascuno, con quella voglia di scoprire sempre qualcosa di nuovo,
partendo dal nulla o quasi. E in quell’epoca pre-tecnologica, dove anche la
scena musicale era figlia della società che la esprimeva, erano possibili
episodi gustosissimi come il furto del basso Rickembacker 4001 nero dei
Camaleonti che erano venuti nei primi ’70 alla Notte di Marina di Ragusa,
locale allora del cantautore ibleo-belga Salvatore Adamo. La leggenda vuole che
quel basso sia passato di mano in mano e che si trovi tutt’ora nel Ragusano.
Tutto il libro è dedicato a questo basso fantasma. “Quello che si presume possa
essere il basso rubato nei primi Anni 70 dal furgone dei Camaleonti ha poi
avuto molti padroni e in tanti dicono di averlo visto e usato. La leggenda
vuole che questo basso sia stato verniciato di bianco, per camuffarlo meglio”.
Queste cose capitavano in un’epoca dove ancora non esistevano né cellulari né
internet né i mille canali televisivi di oggi. Ma grazie a Internet, il gruppo
su Facebook legato al libro sta avendo un grande successo. «Moltissima gente da
varie parti del mondo sta mandando materiali interessanti, foto, notizie. C’è
un bel movimento intorno all’idea”.

Ed è già in movimento l’idea di un evento speciale, che
servirà anche come presentazione ufficiale del libro. «Abbiamo già chiesto al
Comune, per la prossima estate, l’utilizzo del cortile del castello di
Donnafugata per un evento a metà tra una conversazione pubblica su quei tempi e
un evento di musica che possa abbracciare almeno 4 gruppi dell’epoca, magari
col sostegno di una radio che alterni musica e interviste».

Commenti

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.