Elvira Siringo: «Ecco il sonetto nascosto di Shakespeare»

Poesia e racconti A 400 anni dalla morte del drammaturgo e poeta inglese, una poesia cifrata del Bardo è scoperta dalla docente siracusana Elvira Siringo tra le righe e i punti del Sonetto Dedica: «E' strabiliante che l’indicazione cifrata fornita dalla serie di lettere e punti in frontespizio indichi esattamente un nuovo sonetto intrigante da giustificarne l’occultamento»

Un misterioso sonetto di Shakespeare spunta fuori in occasione delle celebrazioni del 400° anniversario della morte del drammaturgo inglese. Una poesia inedita scoperta da una docente siciliana,
Elvira Siringo, che aggiunge nuovi tasselli alla grandiosa attività letteraria di William Shakespeare. Appassionata dello scrittore, Elvira Siringo ha scoperto la chiave matematica che permette di identificare un sonetto intriso di mistero e che è contenuto tra le parole di una enigmatica “dedica” apposta alla pubblicazione del 1609.

Elvira Siringo

«Potrebbe trattarsi di una elaborata “Corona di Sonetti” – spiega la docente che insegna Storia e Filosofia a Siracusa – che era una moda letteraria dell’epoca. Un autore, infatti, poteva dar prova del suo virtuosismo attraverso la redazione di corone di 14 o 28 sonetti. Ma quello che mi ha incuriosito è stato il fatto che i sonetti di questa corona fossero 154: un numero piuttosto strano e che stride con le altre composizioni dello stesso genere. Da qui è iniziata la mia indagine letteraria che è partita casualmente, poiché la mia passione per Shakespeare mi aveva spinta a scrivere un romanzo ancora in fieri e, invece, mi ha portato alla redazione di un saggio, il “Codice Shakespeare”, in cui, appunto, ho divulgato un sonetto inedito e la innovativa ipotesi interpretativa che evidenzia le coordinate per estrapolare esattamente quattordici versi del 155° sonetto nascosto».

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Il ritratto Droeshout, l'unico riconosciuto, oltre la statua funebre, che riproduce il Bardo

Un viaggio a ritroso nel tempo per la docente aretusea che ha cominciato a studiare la storia dei sonetti del drammaturgo inglese intrecciandola con le scarne notizie della sua biografia. «I Sonetti furono pubblicati a insaputa di William Shakespeare – dice Elvira Siringo -. Fu un anonimo curatore a riordinarne 154, appunto un numero significativo e non casuale, secondo un ordine preciso che fu commissionato al tipografo Thomas Thorpe. È probabile che il 155° sonetto fosse un messaggio nascosto, rivolto proprio a Shakespeare, il quale quando vide l’opera non commentò nulla ma decodificò semplicemente il messaggio e agì di conseguenza. In risposta scelse di aderire all’appello contenuto nel sonetto nascosto e tornò a vivere al suo paese, per portare a termine un determinato progetto».

I Sonetti di Shakespeare

Il sonetto dedica

Una scoperta che ha suscitato l’interesse degli accademici e che ha stupito la stessa docente. «Anche se si trattasse di una mera coincidenza, è davvero strabiliante che l’indicazione cifrata fornita dalla serie di lettere e punti in frontespizio indichi esattamente un nuovo sonetto molto significativo, di senso compiuto e abbastanza intrigante da giustificarne l’occultamento. La mia ipotesi vuole essere un dono rivolto a tutti, ma naturalmente richiede la speciale attenzione del mondo accademico dal quale sono pervenuti i primi, cauti, segni di assenso». Una combinazione, dunque, oppure una casualità che nasce dalla disposizione di punti e lettere nella dedica disposta su 12 linee che lascerebbe pensare a un codice. «Il sonetto incoraggia a non guardare al passato – dice Elvira Siringo – ma di volgere lo sguardo al futuro. Invita a lasciare le ombre del passato chiuse dentro di sé. Poi parla di un progetto da completare e dice che per il completamente di questo piano “lascia che sia negletta la verità sotto una tinta di bellezza”. Ed è molto interessante la scelta del termine “negletta” poiché indica l’intenzione di tralasciare qualcosa, è molto significativo. Sono convinta che, a fronte di una carente biografia, il patrimonio testuale lasciatoci da Shakespeare costituisca la vera risorsa per conoscere l’autenticità della persona. Tutto ciò che non è scritto nei documenti d’archivio è chiaramente proclamato nei testi, tuttavia molte indicazioni sono state reiteratamente trascurate nei secoli, catalogate come “incongruenze”, sistematicamente travisate in corso di traduzione, solo perché non aderenti al modello precostituito d’autore che si è consolidato nel tempo. Ciò che lascia più sgomenti è che anche gli studiosi anglofoni abbiano aderito ad un’interpretazione distorta di determinati vocaboli, nel rispetto di un contesto prefabbricato. L’elenco dei segni di tali forzature costituisce una lunga serie di evidenze inequivocabili, dettate anche dal tentativo di porre l’autore su un piedistallo intangibile, perché rimanga l’inviolabile icona che ne fu plasmata nella prima metà del 17° secolo. Infatti, dopo la morte di Shakespeare si compì una vera e propria operazione culturale che in sette anni portò all’edizione del corpus completo delle sue opere, un “monumentale manifesto” della nuova cultura inglese destinata a solcare l’oceano e pervadere l’intero mondo. Dunque, ritengo che solo una traduzione asetticamente “genuina” possa condurre a comporre un mosaico che espone un innovativo modello di Shakespeare. È possibile mettere insieme tutti i tasselli che appaiono incoerenti in superficie, ma accostati fra loro ci indicano un ritratto inedito, non coincidente con il ritratto tradizionale, di uno Shakespeare che ci ha lasciato limpidi segni del suo pensiero, del suo essere e dei suoi segreti».

Un ritratto innovativo, dunque. Ma che rispetta la sua grandiosità. «Ma non solo – dice Elvira Siringo – perché quel che emerge con forza è la versatilità di uomo e poeta che riuscì nell’impresa di innestare in terra inglese il patrimonio rinascimentale italiano producendo una rinascita linguistica senza paragoni in grado di alimentare tutta la cultura letteraria e filosofica successiva».

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