lunedì 21 agosto 2017

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Mostra, concerto e restauro per il doppio compleanno del Massimo

Eventi

Quest’anno un doppio anniversario, i 120 dall’inaugurazione (16 maggio) e i 20 dalla riapertura (12 maggio), per il teatro lirico palermitano, il terzo per ordine di grandezza in Europa. L'11 pomeriggio si inaugura la mostra di costumi di scena “Artisti e artigiani di eccellenza”, il 12 è prevista la Seconda Sinfonia di Mahler “Resurrezione”. E tra qualche giorno pariranno i lavori di recupero di due scale storiche, primo di sette interventi totali per un importo di 20 milioni di euro


di Redazione SicilyMag

Fu inaugurato il 16 maggio del 1897 con Falstaff di Verdi. Erano passati ventidue anni dalla cerimonia della posa della prima pietra salutata da una folla festante, a dispetto delle polemiche per la demolizione di un intero quartiere (quello di San Giuliano, compresa la chiesa), del monastero delle Stimmate, della chiesa di Sant’Agata, della Porta Maqueda. Era ed è un gigante il Teatro Massimo di Palermo, terzo in Europa per ordine di grandezza architettonica dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna, costruito su progetto dell’architetto palermitano Giovan Battista Filippo Basile e realizzato dal figlio Ernesto Basile, il più grande interprete dello stile Liberty.

L'esterno del Teatro Massimo di Palermo

Da allora sono passati centoventi anni, un anniversario che il Teatro si appresta a celebrare insieme con quello della sua seconda nascita, datata 12 maggio 1997. Il giorno in cui, dopo ventitré anni di chiusura per un restauro finito in un’inestricabile matassa di contenziosi e inchieste, il Teatro riaprì alla città con uno storico concerto che vide protagonisti, nel concerto pomeridiano, l’Orchestra e il Coro “di casa” con la direzione di Franco Mannino e, in quello serale, la Berliner Philarmonisches Orchester guidata da Claudio Abbado. Un anno dopo, il 22 aprile 1998, completati i lavori sul palcoscenico, il Teatro tornò a ospitare l’opera, con una memorabile Aida, mentre pubblico e critica apprezzavano il suono “di pulizia assoluta” e i palchi addobbati di festoni.

L'interno del Teatro Massimo di Palermo

Quest’anno, quindi, un doppio anniversario: i 120 dall’inaugurazione e i 20 dalla riapertura. Oggi, a presentare le iniziative alla stampa Leoluca Orlando, sindaco e presidente della Fondazione Teatro Massimo; il sovrintendente Francesco Giambrone; il vicesindaco e assessore al Centro storico Emilio Arcuri che coordina i prossimi lavori di restauro; l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano; il direttore musicale Gabriele Ferro; il direttore artistico Oscar Pizzo; i rappresentanti dell’associazione Amici del Teatro Massimo; i componenti del consiglio di indirizzo del Teatro; i partner e i privati che hanno investito sul teatro con la formula dell’Art Bonus.

Per celebrare l’anniversario, quest’anno, una stagione importante: nove opere, tre balletti, due progetti speciali, tredici concerti, un’importante e lunga tournée in Giappone. E tre iniziative dedicate. La prima è il concerto del prossimo 12 maggio (alle 20.30), la Seconda Sinfonia di Mahler “Resurrezione” che vedrà sul podio il direttore musicale del Teatro Massimo Gabriele Ferro, e sul palcoscenico il soprano Rachel Harnisch e il mezzosoprano Marianna Pizzolato. La stessa Sinfonia che fu eseguita il 16 maggio del 1997, quattro giorni dopo la riapertura, per celebrare il giorno esatto dell’inaugurazione del Teatro. Il concerto sarà trasmesso gratis in diretta sul maxischermo in piazza e sulla web tv del teatro – seguita da spettatori da ogni parte del mondo - in modo che il ventennale sia un momento di festa per tutta la città.

La platea durante la serata inaugurale nel 1997

La seconda è la mostra di costumi di scena del Teatro Massimo “Artisti e artigiani di eccellenza” ideata e organizzata da Gloria Martellucci dell’associazione Amici del Teatro Massimo con la collaborazione della musicologa Anna Tedesco, che si inaugurerà nella Sala pompeiana giovedì 11 maggio alle 17.30. A essere esposta sarà una parte di quel giacimento di figurini e costumi che racconta la storia del teatro e l’eccellenza dei suoi sarti e dei suoi artisti.

Terza iniziativa al via è l’imponente progetto di restauro (che si farà rigorosamente a teatro aperto) finanziato con i fondi del Patto per Palermo che partirà nei prossimi giorni con il recupero delle due scale storiche, con circa 2 milioni e mezzo di euro, e che si svilupperà in altri sette macro-interventi che si concluderanno nel 2023.

Claudio Abbado dirige i Berliner nel 1997

«Festeggiamo in maniera sobria e nel segno della concretezza – dice il sovrintendente Francesco Giambrone -. Sobrietà vuol dire che festeggiamo con un concerto dei nostri complessi artistici guidati dal nostro direttore musicale che eseguiranno una Sinfonia non a caso chiamata Resurrezione, e con una mostra che racconta un pezzo del nostro passato. La concretezza sta nel regalo più bello che si può fare a questo teatro, cioè i 22 milioni del Patto per Palermo con cui finalmente si potranno fare gli interventi strutturali che il Massimo aspetta da anni. Di questa nostra storia voglio ricordare due persone: Attilio Orlando, che fu il sovrintendente della riapertura e che ebbe il gravosissimo compito di spostare l’attività da un luogo all’altro, e Ferruccio Barbera, che lanciò la corsa degli sponsor che in quell’occasione si riunirono intorno al teatro, la stessa mobilitazione che serve oggi e per cui faccio appello. Questo è un Teatro in buona salute, che ha appena chiuso il suo quarto bilancio in attivo, che ha riaperto alle assunzioni di personale tecnico, che ha accolto l’anno scorso quasi 250 mila tra spettatori e visitatori paganti, che ha visto un incremento del 41 per cento delle entrate proprie, che ha una percentuale di occupazione della sala del 76 per cento, che fa tourneé ogni anno e che ospita grandi artisti internazionali».

Il futuro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e consorte all'inaugurazione nel 1997

Una storia, quella del Teatro Massimo, strettamente connessa a quella della città. «Il Massimo – aggiunge Giambrone - si inaugura nella stagione della Belle Epoque, quando la città è una capitale economica e culturale grazie ai Florio, ai Basile, ai Ducrot, chiude nella stagione più buia, quando Palermo rinnega la sua bellezza con il suo "sacco" e assiste inerme e in parte complice al dilagare della violenza mafiosa. Il teatro riapre negli anni della rivolta civile che segue alle stragi mafiose del 1992 in una stagione di nuovo impegno di un’intera comunità. Oggi il Teatro Massimo è diventata la casa dei palermitani, una casa sempre aperta, 365 giorni all’anno, che accoglie famiglie, bambini, signore in lungo e giovani in jeans.

“Il Teatro Massimo è davvero il simbolo di Palermo. Nel bene e nel male – dice Leoluca Orlando -. Lo è oggi nel bene, come lo era quel 12 maggio del 1997. Lo era nel male per i tanti prima del 12 maggio 1997. Anni di incredibilmente lunga e inaccettabile chiusura. Ma dopo il concerto splendido del maggio 1997, col maestro Claudio Abbado e i ‘suoi’ Berliner Philharmoniker, il teatro divenne uno dei motori del cambiamento e dell’affermazione della Primavera di Palermo. Oggi il Teatro Massimo è nuovamente al centro del cambiamento ed è nuovamente motore di una rinascita culturale, sociale ed economica. Anche per questo, celebrare quel doppio anniversario, i 120 anni dalla fondazione e i 20 anni dalla riapertura è un modo per guardare al futuro non solo del Massimo ma di tutta la città». «Ricordo con assoluta chiarezza, come se fosse oggi, quella corsa contro il tempo che portò alla riapertura – dice il vicesindaco Emilio Arcuri – i gatti e gli uccelli annidati in ogni angolo del gigante chiuso, ricordo l’emozione di tagliare per la prima volta la lamiera che circondava la cancellata ed entrare nel foyer, ricordo l’entusiasmo degli sponsor, se ne aggiungeva uno al giorno, che volevano partecipare alla grande festa della città. E ricordo la trepidazione delle ore precedenti all’inaugurazione e la grande gioia della riapertura».

La locandina del Falstaff ched inaugurò il teatro nel 1897

Il progetto di restauro

I cantieri stanno per partire e si chiuderanno tra il 2021 e il 2023. «E il Teatro Massimo non chiuderà per un solo giorno, questo è sicuro», garantisce il sovrintendente Francesco Giambrone. Certo è che sulla rampa di lancio c’è un programma di interventi che restaurerà stucchi e affreschi, darà al teatro avanzati impianti tecnologici, consentirà il recupero dei manti di copertura in foglia di rame della cupola e del palcoscenico. Sette progetti, per un valore di circa 20 milioni di euro, finanziati in gran parte grazie al Patto con il Sud. In ciascuna delle schede redatte dall’ufficio del Centro storico, una frase in evidenza: «Durante il corso dei lavori non sarà possibile interrompere le attività dell’ente gestore all’interno del Teatro». E per tutti lo stesso responsabile unico del procedimento, l’architetto Giovanni Crivello che fece parte del team incaricato, venti anni fa, del progetto per la riapertura del Massimo.

L’intervento più consistente, per oltre 5 milioni e 847 mila euro, è quello tecnologico. Bisogna rimuovere i vecchi impianti obsoleti, realizzare la nuova centrale tecnologica ipogea con cabina di trasformazione, il gruppo di continuità, il data center, la centrale termica. Il cronoprogramma prevede che la progettazione inizi ai primi del prossimo anno e i lavori si concludano a marzo del 2023. Secondo intervento per volume di spesa – oltre 4 milioni 650 mila euro - è il restauro conservativo del cassettonato a stucco del pronao, delle decorazioni del foyer, delle decorazioni della Sala degli Specchi, delle decorazioni lignee della Sala Grande. La progettazione è già partita agli inizi dell’anno, i lavori cominceranno ai primi dell’anno prossimo per concludersi a metà del 2023. Stessi tempi all’incirca per un secondo lotto di restauri, dal costo di oltre 3 milioni di euro, che riguarderanno invece le decorazioni pittoriche e gli stucchi della Sala degli Stemmi, della Sala pompeiana e del corridoio del piano nobile. Avvio dei lavori previsto, a febbraio del 2018, conclusione alla fine del 2022.

Altro progetto, da oltre 4 milioni e 400 mila euro (provenienti per metà dal Patto per Palermo e per metà dalla legge regionale 25 del 1993) riguarda invece il recupero architettonico e funzionale degli ambienti di sottotetto che circondano la Sala Grande e il potenziamento degli spazi destinati a servizio culturale del Teatro: fa parte di questo progetto il recupero delle due scale storiche che partirà tra pochi giorni. Gli altri interventi si concluderanno nel 2023. Ci vorranno invece circa 820 mila euro per il restauro dei manti di copertura in foglia di rame della cupola e del palcoscenico e per la razionalizzazione e il miglioramento funzionale dei lucernari di copertura. Qui la progettazione è giù partita e il cantiere si concluderà – secondo programma – ai primi del 2021. Infine, due interventi di più ridotta entità: la manutenzione delle cornici e dei rivestimenti di ardesia sommitali della facciate e il restauro delle parti del pavimento lapideo degradato (123 mila euro, lavori da concludere ai primi del 2019); e il restauro della cancellata metallica che delimita il parterre del Teatro, con l’integrazione delle parti metalliche mancanti e la manutenzione dei sistemi di apertura/chiusura dei cancelli (95 mila euro, lavori tra il 2018 e il 2019).

La storia del teatro

Già prima dell’Unità d’Italia si parlava della necessità per Palermo di un nuovo, spazioso e moderno teatro d’opera, tanto che nel 1859 era stata individuata la zona di piazza Marina come sede del nuovo edificio, da intitolare a Ferdinando II di Borbone. Dopo l’annessione al Regno d’Italia il consiglio comunale identificò invece l’area nella zona di Porta Maqueda, procedendo all’esproprio dei terreni dove sorgevano tre chiese e altrettanti monasteri: la Chiesa e Monastero delle Stimmate, la Chiesta e Monastero di San Giuliano, e la Chiesa di Sant’Agata, sorta sul luogo che sarebbe stato quello della casa di Sant’Agata. La tradizione narra che una suora detta "la monachella”, la cui tomba sarebbe stata profanata durante i lavori di costruzione, si aggiri ancora per il teatro.

1875, la posa della prima pietra

Il 10 settembre 1864 il sindaco Antonio Starabba, marchese di Rudinì, succeduto a Mariano Stabile, bandì un concorso per «provvedere alla mancanza di un teatro che stesse in rapporto alla cresciuta civiltà ed ai bisogni della popolazione», aperto ad architetti italiani e stranieri. La scadenza era fissata al 9 settembre 1866, data poi prorogata di sei mesi per varie ragioni, «fra le quali, oltre l’importanza e la vastità del progetto, non ultima è quella dell’imminenza della guerra [la terza guerra d’indipendenza] a cui taluni riputati artisti concorrenti prenderanno parte». I partecipanti furono 35, dodici dei quali stranieri. La commissione giudicatrice era presieduta da Gottfried Semper, l’architetto autore della Semperoper di Dresda e impegnato proprio in quegli anni nella creazione della Ringstrasse di Vienna.
Il 4 settembre 1868 la giuria formulò la graduatoria dei primi cinque premiati, conferendo il primo premio a Giovan Battista Filippo Basile, noto architetto palermitano, mentre al quarto posto era il progetto di Giuseppe Damiani Almeyda: il sindaco, Salesio Balsano, si premurò di annunciare al Basile l'esito del concorso accompagnato dalle sue congratulazioni. Seguì un periodo di attesa, legato anche all’ambiguità del bando, che prevedeva che tutti e cinque i progetti premiati restassero di proprietà comunale e che tra questi il consiglio comunale avrebbe dovuto scegliere quello da portare a termine. La prima pietra fu posata il 12 gennaio 1875, anniversario della rivoluzione siciliana del 1848, in piazza Giuseppe Verdi, con la partecipazione di tutte le maggiori autorità cittadine e un discorso del barone Nicolò Turrisi Colonna. I lavori furono sospesi nel 1878 e ripresi nel 1890, con l’obiettivo di completarli in tempo per l’Esposizione dell’anno successivo e sempre affidati a Giovan Battista Filippo Basile, che però morì pochi mesi dopo, il 16 giugno 1891. Gli subentrò il figlio Ernesto, anch'esso architetto, che accettò di ultimare l'opera in corso del padre su richiesta del Comune di Palermo, completando anche i disegni necessari per la prosecuzione dei lavori del Teatro. L’inaugurazione avvenne il 16 maggio 1897 con "Falstaff" di Giuseppe Verdi, opera che ancora non era stata mai eseguita a Palermo, sotto la direzione di Leopoldo Mugnone: i prezzi dei biglietti andavano dalle 80 lire dei palchi di seconda fila alle 3 lire del loggione. Il teatro Massimo all’epoca della sua inaugurazione era con i suoi 7730 metri quadrati di area il terzo teatro più grande d’Europa, secondo solo alle Opere di Parigi e Vienna.

Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele appena nato

I due gruppi bronzei con i leoni che fiancheggiano la maestosa scalinata raffigurano la Tragedia, opera di Benedetto Civiletti, e la Lirica, opera invece di Mario Rutelli, autore anche della Quadriga che sovrasta il Politeama Garibaldi. Al termine della scalinata, un pronao con sei colonne corinzie accoglie lo spettatore. Il fregio in alto reca la scritta: “L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. La cupola che sovrasta la sala ha un diametro di 28,73 metri ed è composta da una struttura di ferro coperta da squame bronzee, sovrastata da un grande vaso anch’esso d’ispirazione corinzia. Ad Antonio Ugo sono dovuti il busto di Giuseppe Verdi e quello di Giovanni Battista Filippo Basile, mentre diversi rilievi scultorei sono opera di Salvatore Valenti. Tra i pittori che hanno decorato le sale del Teatro, Ettore De Maria, Michele Corteggiani, Luigi Di Giovanni, Rocco Lentini, Giuseppe Enea, Enrico Cavallaro, mentre Giuseppe Sciuti raffigurò il corteo dell’incoronazione di Ruggero II nel grande sipario decorato.
Nei primi decenni di attività il teatro fu affidato ad imprese private, spesso diverse di anno in anno, fino al 1935, quando con un decreto del Ministro della Cultura Popolare venne proclamato Ente Teatrale Autonomo, e dall’anno successivo assunse la denominazione ufficiale di Ente Autonomo Teatro Massimo di Palermo. Nel 1974 il Teatro viene chiuso per lavori di ristrutturazione, che si protraggono fino al 12 maggio 1997, quando il teatro viene riaperto con un concerto diretto nella prima parte da Franco Mannino e nella seconda parte da Claudio Abbado con i Berliner Philharmoniker.


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Pubblicato il 08 maggio 2017





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