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Una luce, mille lucciole

Blog A giugno ero in cartellone al Campania Teatro Festival, che mette in scena gli spettacoli nel bellissimo bosco di Capodimonte vicino Napoli. Cinque minuti prima dell’inizio del mio “Turi Marionetta” il generatore di corrente ha dato forfait, lasciandoci al buio. A Capodimonte la sera puoi ancora vedere migliaia di lucciole. Lo spettacolo è comunque andato in scena e tutto è stato pura magia...

Nello scorso mese di giugno ho avuto il piacere di essere in cartellone al Campania Teatro Festival, che per quantità e qualità di spettacoli credo non sia secondo a nessuno. La sua organizzazione è impeccabile, cortese, molto disponibile e pure tanto simpatica. E forse non potrebbe essere diversamente per un festival che è uno degli eventi più attesi del panorama culturale nazionale che quest’anno ha proposto 145 spettacoli in 33 giorni. La vera chicca è che la maggior parte delle loro iniziative si svolgono a Capodimonte, un bosco enorme e bellissimo che lambisce la città di Napoli. È in questo contesto “fuori dal comune” che il mio “Turi Marionetta” ha debuttato in Campania. Oggi però voglio parlarvi di quell’alone di magia che impregna il Campania Teatro Festival, e vi racconterò, per esperienza diretta, del suo incanto.

C’era una volta… No, non inizia così questa storia, ma con: cinque minuti prima, dico, cinque minuti prima, dell’inizio di “Turi Marionetta”, il generatore di corrente dà forfait, lasciandoci tutti al buio.

Savì Manna in “Turi Marionetta”

La fase preparatoria che precede l’entrata in scena mi richiede una concentrazione non indifferente, sono talmente immerso nel tentativo di dimenticarmi chi sono, che quello che mi succede attorno non mi scalfisce più di tanto. Intuisco che, nonostante l’accaduto sia abbastanza grave, nessuno perde la calma. Il personale tecnico sa cosa fare, e interviene con quella sicurezza tipica di chi può contare su competenza ed esperienza. Infatti, in men che non si dica, il problema viene superato. Vi posso garantire che questo ritardo si è rilevato fatale per le sorti della mia messa in scena, perché in quei cinque minuti di buio è successo di tutto: un aeroplano ha sorvolato radente il palco producendo un frastuono assordante, e subito dopo è subentrato un altro frastuono, una continua e quasi interminabile esplosione di fuochi d’artificio. Senza questo ritardo, quei rumori avrebbero inevitabilmente distratto e allontanato dal racconto quasi tutti gli spettatori.

Il palcoscenico del Campania Teatro Festival, foto Salvatore Pastore

Appena terminato il mio “Turi Marionetta” ero già molto contento, la mia soddisfazione massima. Gli applausi scroscianti sul finale mi hanno rincuorato e fatto capire che tutto era andato per il meglio. Mi hanno confermato quanto già percepivo andando avanti con lo spettacolo: sentivo arrivare dalla platea quella strana energia che mi suggerisce quale zona di pubblico è più partecipe, un’energia che però si espandeva sempre di più, fino a propagarsi ovunque attorno a me. Ero davvero molto soddisfatto, dopo aver ringraziato ad uno ad uno tutti gli spettatori – come mia consuetudine – mi sono congedato e diretto verso il camerino. Mentre mi strucco, mi asciugo il sudore e mi cambio d’abito, continuo a sentire gli elogi di alcuni spettatori. Salito nuovamente sul palco, questa volta per smontare l’allestimento scenico – qui ci vuole, m’arricogghiu ‘i pupi! -. Cerco di essere quanto più veloce possibile, nonostante la stanchezza, per lasciare campo libero alle altre maestranze. Sono sicuro di essere solo, mi ci vuole un poco prima di capire che non è così. Vicino a me c’è una presenza, sembra un folletto dalle orecchie appuntite e un lungo cappello verde… lo guardo meglio e mi rendo conto che è u munaciello… ci avete creduto? Sto scherzando!

Effettivamente non ero solo, vicino a me c’era un signore dello staff, un tecnico per l’esattezza, ed ero pronto a liquidarlo con la solita frase di rito “sei gentilissimo, ti ringrazio, ma non puoi aiutarmi, solo io so come bisogna posare le marionette”. Ma lui – che poi scoprirò essere il responsabile del generatore di corrente – invece non mi parla, mi osserva in silenzio, con attenzione, garbo e rispetto. Non si perde nessuna delle operazioni, mentre ripongo nei loro sacchi e poi dentro la valigia il resto della mia compagnia teatrale. Lui mi sta semplicemente vicino e mi guarda. Solo quando capisce che ho finito attacca a parlarmi dandomi del Lei. E nonostante più volte lo inviti a chiamarmi Savì, lui continua dritto per la sua strada, e per tutta la discussione continuerà a darmi sempre e solo del Lei.

Il servizio su “Turi Marionetta” a Capodimonte su Pupia.tv

«Mi spiace, mi spiace che le parli solo da spettatore. Lei meriterebbe altro… insomma, sono solo una persona che ha visto il suo spettacolo, tutto qui, invece Lei…».
«In che senso scusa?».
«Sì, non vale tanto la mia parola, ma devo dirglielo, il suo lavoro è veramente bello!».
«Grazie, sei troppo gentile e generoso…».
«No davvero, non dovrei essere io a dirglielo, ma lo dovrebbe scrivere qualcuno che ha potere… qualcuno che abbia la forza e la capacità di poter influenzare anche gli altri».
«Ma io ti ringrazio, ti posso assicurare che mi fa molto piacere ascoltare queste tue parole, grazie di cuore!».
«No, non dovrei dirglielo io, è troppa poca cosa la mia parola, ci vorrebbe qualcuno di autorevole. È stato veramente bello assistere al suo lavoro. Perché dopo che uno lo ha visto si sente meglio, è come se dentro si mettesse tutto a posto… il suo spettacolo pulisce l’anima».

A Capodimonte la sera puoi ancora vedere migliaia di lucciole che ti svolazzano dappertutto. Non so se è per questo, ma al Campania Teatro Festival era tutto pura magia…



 

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