Rosario Scandura: «La tutela dell’ambiente è filo conduttore del mio film “Lo scoglio del leone”»

Visioni Sarà nelle sale cinematografiche dal 28 gennaio il primo film del regista, sceneggiatore e produttore acese che attraverso la storia di formazione e crescita di Saro, un ragazzino siciliano figlio di pescatori, affronta importanti tematiche ambientali come l’abusivismo edilizio e la pesca clandestina. Una scelta che gli è già valsa il prestigioso riconoscimento "Hot Corn Green" assegnatogli durante il Festival del Cinema di Roma

«Ciò che mi ha spinto a realizzare questo film è stata la voglia di dare forma ad alcuni miei ricordi di bambino e fra questi quello legato al momento in cui scoprii la pesca clandestina».  L’acese Rosario Scandura parla così dell’idea iniziale che l’ha portato, dopo tanti anni di sedimentazione, a sceneggiare, dirigere e produrre il suo primo film “Lo scoglio del leone”, nelle sale cinematografiche dal 28 gennaio 2020.
«Anche se nella vita faccio tutt’altro – racconta il regista esordiente che, a 40 anni, gestisce una gioielleria ad Acireale – il cinema, la lettura, la scrittura sono da sempre le mie più grandi passioni. Avevo già scritto la storia di Saro parecchi anni fa, ma è stato solo parlandone un giorno con dei miei amici di Roma che è nata l’idea di farne un film».

“Lo scoglio del leone”, Federico Guglielmino è Saro bambino

Il risultato di un anno di lavoro è stato una pellicola indipendente, prodotta dalla Scandura Production, con l’importante sponsorizzazione da Sector, e che parla siciliano. Oltre agli interpreti – Marco Iermano (Saro adulto), Rosanna Sapia (Consuelo adulta), Pier Giuseppe Giuffrida (Nonno di Saro), Laura Gigante (Maria), il giovanissimo Federico Guglielmino (Saro bambino), l’attore comico Gino Astorina (Papà di Maria) e Alfio Sorbello (Luciano, amico di Saro) – sono siciliani anche il responsabile del montaggio Alessandro Marinaro, l’autore delle musiche Fabio Abate, gli scenografi Martina Ciresi e Stefano Privitera e le costumiste Giusy Nicosia e Anna Crocellà. Completano il cast tecnico Fino La Leggia (aiuto regia), Blu Falabella (suono), Michele Musarra (missaggio), Antonella Muzzetta e Rossella Lanzafame (trucco), Enrico Ventura “Tendenze Parrucchieri” (parrucco).

Una scena de “Lo scoglio del leone”

Rosario Scandura e Rosanna Sapia con il premio HotCorn Green 2019

«Sono convinto – dice Scandura – che in Sicilia ci siano tante professionalità che vengono spesso sottovalutate, perché soffriamo un po’ troppo di esterofilia. Dovremmo, invece, sempre di più guardare intorno a noi e cercare di valorizzare le nostre maestranze e i nostri artisti che non hanno nulla da invidiare a nessuno». Proprio a partire da questo principio, l’uscita del film è preceduta da settimane da un battage sui social che, attraverso l’hastag #guardasiciliano (nelle varianti #parlasiciliano e #ascoltasiciliano), sottolineano la sicilianità della pellicola.
Una volontà rivelata anche dal musicista e cantautore Fabio Abate, autore delle colonne sonore: «Sono entrato nel team del film – spiega il musicista – solo in un secondo momento, coinvolto da Alessandro Marinaro con cui avevo lavorato, tra le altre cose, in Mauro c’ha da fare. Con Rosario si è creata subito una bella sintonia che ci ha portato a pensare a progetti futuri, e soprattutto a puntare molto sull’aspetto Made in Sicily dei nostri progetti. Non nascondo che stiamo davvero pensando di creare un polo artistico siciliano che parta dal catanese per arrivare lontano».

La pellicola “Lo scoglio del leone” racconta la storia di formazione e di crescita di Saro, un ragazzino siciliano figlio di pescatori che da grande s’innamora di una giovane di famiglia facoltosa, scontrandosi con gli ostacoli delle differenze di classe sociale e finendo col non credere più all’amore. Una storia che trova il suo risvolto positivo solo quando Rosario, anni dopo, rincontra l’amica di infanzia Consuelo, di cui si innamora, ricambiato, riconciliandosi così con l’idea dell’amore. Il percorso di crescita e formazione alla base del film si interseca, però, all’importante tematica ambientale dell’abusivismo edilizio. Inoltre, il film è una denuncia nella denuncia, poiché in alcuni punti tocca, sottilmente e con molta delicatezza, anche il tema della pesca clandestina, che, purtroppo, ancora oggi esiste.

“Lo scoglio del leone”, Marco Iermano, a sinistra, è Saro adulto

«Il tema della tutela dell’ambiente – continua Scandura – è diventato il filo conduttore dell’intera storia. Per Saro, infatti, difendere il suo scoglio da un tentativo di abusivismo edilizio è un po’ come difendere la propria famiglia e i valori che lo hanno accompagnato durante tutto il suo percorso di crescita. Volevo che l’argomento fosse inizialmente sfiorato, per poi ripresentarsi drammaticamente alla fine, così da lasciare nello spettatore un po’ di amarezza nell’osservare la fotografia di una Sicilia nella sua eterna condizione di irredimibilità».
Il film, infatti, porta alla luce il tema della pesca clandestina, che causa enormi danni alla fauna marina incidendo sul naturale processo di riproduzione dei pesci, e al contempo fotografa l’ingiustizia nei confronti dei pescatori onesti, ai quali viene sottratto il frutto del proprio lavoro.

“Lo scoglio del leone”, Saro piccolo con il nonno (Pier Giuseppe Giuffrida)

«Il tema del film è legato al doppio binario di ingiustizia e di ambiente, per dare spunto ad una riflessione profonda sull’inevitabile danno all’ecosistema, che è patrimonio di tutti, e sulla brutale prevaricazione verso quei lavoratori onesti e rispettosi che si ritrovano vittime innocenti. Sin da ragazzino – aggiunge Scandura- mi turbava il solo pensiero di poter assistere a comportamenti così scellerati. La pesca clandestina non è il tema portante del film, ma è un passaggio obbligato per suscitare nel protagonista un sentimento di sdegno, d’inasprimento e di rabbia che lo porterà a maturare un forte senso di giustizia. È bene precisare che tale pratica non è ovviamente una realtà legata al solo territorio italiano, ma è presente in ogni angolo di mondo, con metodi simili, ma proporzioni differenti».

“Lo scoglio del leone”, Marco Iermano e Rosanna Sapia sono Saro e Consuelo

Proprio la tematica ambientale è valsa alla pellicola, durante il Festival del Cinema di Roma, il prestigioso riconoscimento Hot Corn Green, ideato dal magazine digitale di cinema e serie TV Hot Corn.
Oltre alla tutela dell’ambiente, cara a Scandura sin da bambino, il film pesca a piene mani nei suoi ricordi di infanzia. «All’interno – aggiunge – ci sono alcuni momenti autobiografici, a partire dal rapporto intenso di Saro con il nonno che ricalca il mio con entrambi i miei nonni. Ci sono anche molte immagini che ritornano dal mio passato, come quelle dei pescatori che annodavano le funi delle barche».

“Lo scoglio del leone”, Marco Iermano e Laura Gigante sono Saro e Maria

Nel rappresentare quelle immagini dei luoghi, l’idea di base è stata quella di ricorrere alla verosimiglianza più assoluta: «Insieme al direttore della fotografia, Matteo De Angelis, ci siamo voluti concentrare su alcuni bellissimi scorci della nostra zona come il piccolo borgo marinaro di Santa Maria La Scala, Acireale, Tremestieri o Valverde, cercando di trasferire la loro autenticità».
Una ricerca di verosimiglianza che è stata alla base della scelta degli attori e della contestualizzazione. Partendo dall’aspetto estetico sino all’idioma locale, capace di restituire allo spettatore l’esatta corrispondenza con i luoghi dove nasce e si sviluppa la storia. «I volti dei personaggi – conclude il regista – e i loro abiti dovevano essere veri, non stereotipati, così da rendere vera la loro condizione sociale, che fosse borghese o meno abbiente».

A sottolineare l’unicità dei luoghi, che regalano alla pellicola un tocco d’autore, c’è anche la colonna sonora firmata dal cantautore catanese Fabio Abate: «Per questo film  ho lavorato in modo diverso dal solito, visto che sono arrivato quando qualche ripresa era già stata fatta. Mi sono lasciato ispirare dalle suggestioni del racconto, dalla storia dei petardi e delle bombe in acqua, nonché dall’atmosfera del porticciolo di Santa Maria La Scala».

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