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Sul molo di Catania la povera patria schiacciata dagli abusi del potere

Blog Primo assioma: la Sicilia è Africa. Secondo assioma: gli esseri umani sono cittadini del mondo. Una inferriata separa la società civile dalla nave Geo Barents della ong Medici senza frontiere. Qui si effettua una selezione, alcuni di questi naufraghi, i “soggetti fragili”, possono scendere, gli altri no. Non avrei mai potuto credere che il tramonto al porto di Catania potesse essere così triste e malinconico. Poi un giorno dopo, il grido di gioia: tutti a terra

Da leggere ascoltando in loop “Povera patria” di Franco Battiato. Primo assioma: la Sicilia è Africa. Secondo assioma: gli esseri umani sono cittadini del mondo.

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Con il cuore “piccolo piccolo”, molto sconfortato e parecchio affranto, ieri, lunedì, mi sono diretto verso il molo del porto di Catania. Normalmente la vista del mare, le sue tante barche a vela, i suoi pescherecci e le sue navi mi rasserenano l’animo, ma questa volta so per certo che non sarà proprio così. Vado al molo per esprimere la mia solidarietà a uomini, donne e bambini che sono nati dalla parte “sbagliata” della costa. Sono qui soprattutto per manifestare il mio dissenso verso le scelte politiche di questo nuovo governo: non autorizzano lo sbarco di un gruppo di poveri cristi che scappa  dalla guerra o  da una povertà che noi occidentali facciamo parecchio fatica persino ad immaginare. 

Non è una storia nuova, ma questa volta l’esecutivo la fa ancora più sporca: qui si effettua una vera e propria selezione, alcuni di questi naufraghi, i “soggetti fragili”, possono scendere, gli altri no. Sembra non basti affrontare un’infernale odissea attraverso campi lager, stupri, violenze di ogni genere e attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, è troppa poca roba per essere accolti.

La Geo Barents attraccata al porto di Catania

Lascio questi frustranti soliloqui mentre oltrepasso il muretto che divide Catania dal suo mare. In questo preciso istante la mia mente mi catapulta nel passato: con un brivido che mi corre veloce lungo la schiena rivivo la selezione che i nazisti facevano lungo i binari della morte all’arrivo degli ebrei: le donne e i bambini da una parte, gli uomini dall’altra.

Le voci di protesta dei manifestanti mi riportano alla realtà, c’è tensione nell’aria. Una inferriata separa la società civile dalla nave Geo Barents della organizzazione non governativa Medici senza frontiere. Non siamo in tanti, ma è lunedì pomeriggio e parecchia gente ancora lavora, e poi penso che la puntualità non è proprio tra i pregi dei catanesi. Penso che presto questo molo sarà stracolmo di pacifici manifestanti, perché non è possibile rimanere inermi e passivi difronte a queste palesi ingiustizie. La vista della nave ormeggiata, e soprattutto sentire le voci disperate dei suoi passeggeri, mi provoca ancora più strazio: un senso di impotenza mi assale e mi si accappona la pelle quando arriva la notizia che tre profughi, per  disperazione, si sono buttati in mare.

L’orrore spinge la mia mente a evadere, a viaggiare libera. Ripenso a tante cose passate e risento nitidamente quel boato di gioia di una scolaresca che anni fa all’aeroporto di Catania accolse un giovanissimo ragazzo, loro compagno,  reduce da una brutta avventura. Penso e parlo da solo. Penso che  lo spirito d’accoglienza nei confronti di questi nostri fratelli dovrebbe somigliare, quanto meno avvicinarsi, a quel boato… dovrebbe procurarci la stessa gioia. 

Neanche faccio in tempo a bloccare questi pensieri associativi che il suono aspro di un mazzo di chiavi sbattuto con rabbia contro l’inferriata mi riporta alla dura realtà. Non avrei mai potuto credere che il tramonto al porto di Catania potesse essere così triste e malinconico.

La Geo Barents al di là dell’inferriata che ha diviso in due il porto di Catania

Il buio avanza velocemente e inizio ad avvertire dei brividi; ho freddo, forse è solo l’umidità che inizia a farsi sentire. Mi guardo meglio intorno e capisco che qui il presidio è permanente. Qui si dorme anche, a turno, per non lasciarli mai soli, per dire che esiste un’altra Italia. “Povera patria… la primavera intanto tarda ad arrivare”.

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Alle fine il boato di gioia che avevo sperato è arrivato. Alle ore 19.15 di stasera, martedì 8 novembre, è arrivata la notizia che tutti i migranti sulla Geo Barents scenderanno dalla nave, e con buona probabilità scenderanno anche i migranti dalla Humanity One.

Io c’ero, ero proprio lì quando è arrivata l’autorizzazione allo sbarco. Ecco cosa è successo quando abbiamo saputo che tutti e 35 i naufraghi finalmente sarebbero scesi a terra.

 

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