Maurizio Spinello: «Ho creato il primo panificio biologico della Sicilia in un borgo fantasma»

Sugnu Sicilianu E' nel borgo nisseno di Santa Rita, la piccola frazione tra i comuni di Delia e Sommatino che oggi conta poco più che una decina di abitanti, che il visionario e appassionato panificatore ha deciso di aprire quel forno che presto è diventato un'eccellenza grazie al suo pane realizzato con farine biologiche di grani antichi, impastato a mano con il lievito madre. Oggi il suo è considerato il "migliore forno dell'Isola", ma ha ancora un sogno da realizzare: «Vedere risorgere il mio borgo»

Durante la dominazione romana la Sicilia e la Sardegna non facevano parte del suolo Italico, come le altre regioni d’Italia. Venivano considerate “province” dell’impero al pari di altri territori come la Giudea, la Macedonia e l’Egitto. In molte di queste province, Sicilia compresa, venivano applicate da parte del senato di Roma regimi fiscali agevolati. Grazie a questo status tributario i patrizi romani, proprietari dei latifondi coltivati a frumento dagli schiavi nel centro Sicilia, ricavavano grandi utili dalla vendita del prezioso grano.

Per favorire e sviluppare il florido commercio del “granaio dell’impero”, come venne definita la Sicilia, vennero costruite apposite strade che dal centro della Sicilia arrivavano ai porti di imbarco dell’isola: le vie frumentarie. Furono selezionate a questo scopo numerose cultivar di frumento più resistenti alle intemperie. In epoche più recenti con la raffinazione dei grani, e l’utilizzo di sostanze chimiche, si è riusciti ad avere una maggiore resa del frumento, al “costo” di un impoverimento dal punto di vista qualitativo e nutrizionale. Ultimamente c’è stata una presa di coscienza da parte dei consumatori e un conseguente cambio di tendenza: oggi si sceglie sempre più spesso un cibo più “ecologico” e, soprattutto, salutare. Anche in Sicilia, regione ad altissima varietà di cultivar di grani, è in atto questo cambio di tendenza, grazie ad uomini che credono nella “memoria” e nel valore del territorio.

La chiesa del borgo di Santa Rita – ph Luca Urzì

Tra questi c’è la straordinaria storia di un uomo “invisibile”, fornaio per passione, che vive ed abita e in un luogo altrettanto invisibile, nel cuore antico della Sicilia. Si tratta di Maurizio Spinello, appassionato fornaio e panificatore, che ha fatto del borgo di Santa Rita – una frazione tra i comuni di Delia e Sommatino, in provincia di Caltanissetta, che oggi conta poco più che una decina di abitanti -, un’eccellenza gastronomica grazie al suo pane di farine biologiche, impastato a mano e lievitato esclusivamente con pasta madre. Il borgo, che in origine si chiamava Pisciacane, venne fondato agli inizi del 1900 dal barone Ignazio La Lumia per i contadini del suo feudo, appunto sulle pendici del monte Pisciacane. Come ogni borgo che si rispetti, il barone fece costruire nella zona più alta del sito, proprio accanto alla sua dimora, una chiesa che, in onore della moglie, venne dedicata a Santa Rita. Attorno e ai piedi della chiesa, nacque un agglomerato di basse case in pietra, dove risiedevano i contadini. Il borgo di Santa Rita fino agli Anni 70  del secolo scorso contava circa 600 abitanti, la vita scorreva scandita dal ritmo delle stagioni e dal lavoro nei campi. Lentamente però, a causa della crescente crisi economica, ha iniziato a svuotarsi: giovani e famiglie emigrano verso lontane mete, alla ricerca di lavoro.

Maurizio Spinello davanti al suo forno- ph Luca Urzì

Maurizio, quando hai iniziato e cosa ti ha spinto a fare il fornaio?
«Al rientro dal servizio militare ho trovato il mio borgo, dove sono nato e cresciuto, deserto. Si contavano forse 20 persone! A questo punto avevo solo due possibilità: seguire gli altri, ed emigrare, oppure inventarmi un lavoro. In casa, mia madre ha sempre fatto il pane per la famiglia nel forno di casa, pane che durava tutta una settimana. In quel periodo, oltre le uova, ne vendeva una parte ad alcuni paesani che passavano. Così presi la decisione di seguire le orme di mia madre e di trasformare l’arte della panificazone nel lavoro della mia vita. Devo molto ai miei genitori, che mi sono stati vicini e mi hanno supportato: da mia madre ho imparato tutti i segreti della panificazione, e mio padre mi ha fatto conoscere le caratteristiche e le varietà di grano di cui è ricco il nostro territorio». 

Una panoramica del borgo di Santa Rita – ph Luca Urzì

Perché hai deciso, contro ogni logica razionale, di aprire il tuo forno in un borgo così isolato?
«Quando si hanno vent’anni si è giovani e anche incoscienti. Mi sono buttato in questo progetto contro il parere di tutti, mi prendevano per pazzo e mi consigliavano di emigrare. Io mi sento profondamente legato a questo borgo, al  territorio dove sono nato, cresciuto e dove voglio continuare a vivere con mia moglie e i miei figli. Per aprire un forno ci vogliono molti soldi, così chiesi in banca. La fortuna ha voluto che il direttore fosse un mio vecchio amico, anche lui originario del borgo, e che non appena seppe del mio progetto si commosse e decise di finanziarlo con 100 milioni di vecchie lire. Nel 1999, dopo aver rilevato un vecchio forno a legna e fatto registrare la mia attività, ho iniziato a produrre e distribuire personalmente il pane. Con il mio furgone giravo per tutta la provincia: Delia, Sommatino, Caltanissetta…  e la domenica andavo anche fino a Catania, Messina e Palermo».

L’insegna del forno – ph Luca Urzì

Quando e come sei passato al biologico?
«Dopo sette anni di duro lavoro, pagando il mutuo e mettendo da parte i guadagni, ho ristrutturato la vecchia stalla di famiglia per avere un forno più grande. Il mio pane però, pur essendo ottimo, non era biologico. Grazie alle dritte e al supporto di un amico agronomo, Lelio Lunetta, sono riuscito ad ottenere la certificazione biologica utilizzando i grani antichi delle varietà Russello, Perciasacchi, Tumminia ed altri che faccio lavorare in un antico mulino a pietra di Castelvetrano gestito da un altro pazzo come me, Filippo Drago. Oggi posso dire con orgoglio, il panificio del borgo Santa Rita è stato il primo panificio biologico di tutta la Sicilia».

Maurizio Spinello nella sua bottega – ph Luca Urzì

In questi anni hai ricevuto molti riconoscimenti, tra cui spicca un articolo apparso sul quaotidiano La Stampa. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Era il 2013 quando il quotidiano di Torino pubblicò un articolo su di me intitolato Il panettiere del paese fantasma. Avevo da poco partecipato ad una fiera delle eccellenze gastronomiche proprio a Torino, dove ho riscosso un buon successo con il mio pane. Nel mio lavoro seguo sempre tre regole: mettere sempre passione, materie prime di qualità e rapporti umani. Oggi spedisco la mia pasta, i biscotti e i miei prodotti da forno fino al nord Italia, in Belgio, Germania e persino in Corea, grazie ad un amico palermitano e al mio negozio on line. Alcuni di quelli che anni prima mi avevano dato per pazzo, oggi purtroppo sono disoccupati, e questo mi rattrista. Ma io ho ancora un sogno da realizzare:  vedere risorgere il mio borgo con botteghe di artigiani , B&B, trattorie, macellerie, caseifici. Vedere gente di fuori venire a fare turismo esperienziale qui, con i prodotti e gli uomini del nostro territorio. Forse sogno ad occhi aperti, ma sono un inguaribile ottimista».
Per un uomo che è riuscito a creare nel borgo “fantasma” protetto da Santa Rita,
la santa delle cause impossibili,  il “miglior forno di Sicilia” (secondo il portale Cronache di Gusto) è probabile che il sogno si avveri.

 

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