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Maria Grazia Cutuli e il gattopardismo di americani e talebani

Blog Non conta chiedersi cosa facevamo l’11 settembre di 20 anni fa, quanto cosa abbiamo fatto in questi 20 anni che sono seguiti. La risposta è poco, anzi pochissimo di sensato. Cambiare tutto per non cambiare niente è stato l'imperativo sia degli americani che hanno prima invaso e poi abbandonato l'Afghanistan talebano, sia dei talebani di ieri e di oggi nel gioco tra governo e opposizione armata. A conti fatti, quindi, che senso ha avuto il sacrificio della giornalista catanese?

Secondo me non è tanto importante andare a ricordare ciò che facevamo dalle ore 14,46 (ora italiana) dell’11 settembre di 20 anni fa, quando il primo aereo dirottato dai terroristi di al-Qaida perforò la torre nord delle Twin Towers a New York. A quell’ora eravamo più o meno tutti davanti la tv, davanti all’edizione speciale del Tg3 che per primo in Italia ci catapultò in quell’immane cataclisma che ebbe l’epica e drammatica conclusione con il crollo delle due torri, alle 9,59 (15,59 in Italia) e 10,28 (16,28 in Italia).

11 settembre 2001, l’attacco alle Torri gemelle di New York

No, la cosa fondamentale che dobbiamo continuare a chiederci è cosa abbiamo fatto in questi vent’anni che sono seguiti. A sentire come è andata in Afghanistan, con la nuova presa del potere da parte dei talebani senza quasi sparare un colpo, verrebbe da dire: nulla. E se proprio “nulla” non è la parola corretta, “poco”, anzi “pochissimo” di buono, di sensato, risponde in pieno al nostro ragionamento. Tutto è cambiato per non cambiare niente viene da dire citando il «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» che il giovane Tancredi Falconeri esternò allo zio, don Fabrizio principe di Salina, nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

Nella narrazione siciliana di Tomasi di Lampedusa, è la nobiltà quasi feudale, che ancora impera nell’Ottocento, a non disperare in un futuro di sopravvivenza, in altra veste ovviamente quindi lasciando indietro i Borboni, alla vigilia del patto di ferro tra “rivoluzionari” garibaldini dei Mille e la nuova dinastia regnante dei Savoia nel nome dell’Italia unita dal tricolore. Nella narrazione americana del Nuovo millennio il cambiar tutto in Afghanistan, invaso dal presidente repubblicano Bush jr. all’indomani delle Torri Gemelle, per dar caccia ad Osama bin Laden e i suoi accoliti integralisti islamici protetti dai feudali talebani afgani, insieme alla cacciata di Saddam Hussein in Iraq (che tutto era tranne che un integralista islamico, anzi), doveva dare l’idea che l’integralismo islamico si combatteva felicemente con le armi.

Tancredi/Delon e don Fabrizio/Lancaster nel “Gattopardo” di Visconti

Ovviamente questa era una strategia fuori di testa e fuori dal mondo, che dimostrò subito i suoi lati deboli. Soprattutto perché il Gattopardo vero, in questa vicenda, non viveva a Kabul e fra le montagne aride afgane, ma alla Casa Bianca a Washington. Da una parte si dava la caccia agli afgani complici del terrorista saudita Bin Laden, dall’altra si manteneva un patto di ferro con la feudale e integralista islamica Arabia Saudita, forte dell’immenso potere dovuto al petrolio. Solo oggi l’attuale presidente Usa Joe Biden ha dato l’ok alla desecretazione di alcuni atti che fanno capire come un coinvolgimento saudita nell’attentato alle Twin Towers non è da escludere affatto. Cambiare tutto per non cambiare niente: né Bush jr, né Obama, tantomeno Trump  che è andato a fare i balletti tribali a Riad proprio nei giorni in cui i media mondiali puntavano il dito contro la casa regnante saudita “colpevole” a dir loro dell’omicidio in Turchia del giornalista dissidente Kashoggi, hanno mai messo sotto accusa i sauditi da sempre finanziatori del fondamentalismo waabita che comanda il Paese, e indirettamente organizzazioni eversive come al-Qaida e Isis, come ci ricorda il giornalista Fulvio Scaglione nel libro “Il patto col diavolo” (Bur, 2016).

I Gattopardi talebani che oggi comandano nuovamente a Kabul, apparentemente non sono gli stessi che buttarono fuori i comunisti e atei sovietici nel 1989 (con i soldi e le armi degli americani), e neanche gli stessi che arrivarono a spalleggiare i terroristi di al-Qaida negli Anni 90 campando in fondo con i soldi guadagnati dal traffico mondiale di droga (oppiacei), con il primo cliente ovviamente gli americani. Traffico di droga che è andato avanti ininterrotto anche nei vent’anni di occupazione militare americana e occidentale. Nel loro cambiar tutto per non cambiare niente oggi i feudali talebani pretendono che i soldi messi in questi decenni dagli americani adesso arrivino dai cinesi, soprattutto, e dai russi. I cinesi, nel loro cinismo istituzionale di potenza capitalistica di Stato (il comunismo è solo nei simboli della bandiera), sarebbero pure d’accordo a mettere i danari, tanto a loro di fare crociate per la democrazia non interessa affatto, anche perché hanno già i loro problemi di democrazia interna. Ma che garanzia hanno di non subire attacchi terroristici ai loro insediamenti industriali dai più fondamentalisti e criminali ultras dell’Islam radicale? Nessuna, ovviamente, e non a caso per il momento stanno alla finestra ad osservare.

Talebani afgani

Oggi gli americani, e gli europei, sono andati via da Kabul, una cosa che doveva avvenire già 10 anni fa quando Bin Laden fu ucciso, a dimostrazione che l’esportazione della democrazia con le armi è stato un progetto stupido e autolesionista di cui solo oggi Bush jr. dà segni di pentimento.

Fra poco più di due mesi, il 19 novembre, in questo clima surreale di memorie di un ventennio da dimenticare, celebreremo i vent’anni della morte della giornalista catanese Maria Grazia Cutuli, inviata dal “Corriere della sera”, a caldo delle Torri gemelle, in Pakistan e Afghanistan, e uccisa sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, insieme con l’inviato di El Mundo Julio Fuentes e a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari.

Maria Grazia Cutuli

Che fine faranno le scuole realizzate dagli italiani a Herat e intitolate alla cronista catanese? Ma, alla fine, che senso hanno avuto le morti cruente di Maria Grazia e dei suoi colleghi? Sono state vittime di un sistema perverso – tra invasori e invasi, tra gattopardismo americano e gattopardismo afgano -, che, fondamentalmente, come detto più in alto, per motivi opposti non voleva arrivare ad alcun vero cambiamento. L’importante è dire che la colpa e il male vengono sempre dagli altri.

2011, Herat: Maria Grazia Cutuli School. © Gerald Bruneau

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