venerdì 14 dicembre 2018

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Momenti di parole

Tulipani siciliani

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Sarà l'acqua, sarà l'humus di coltivazione che ha impresso quell'insopprimibile pulsione alla vita ma i bulbi provenienti da Amsterdam in Sicilia hanno generato fiori grandi, esageratamente incontentuti. Come le donne che hanno premura di perdere il loro sapore acerbo erano diventati subito maturi


di Daniela Robberto

Da circa una settimana sul balcone di casa, nel vaso lungo, sbocciavano i tulipani che venivano dall’Olanda. Glieli aveva portati in regalo sua cognata da un viaggio ad Amsterdam. Dai bulbi interrati, come denti da latte in una bocca sdentata dapprima erano spuntate le punte delle foglioline verdi e poi, facendosi spazio tra il terriccio, si erano sollevati gli steli, dapprima incerti, poi saldi e rigogliosi. Confrontandoli con quelli stampati nella foto della confezione, nulla avevano con loro in comune se non l’acceso colore. Quelli eterei, perfetti nel loro raffigurarsi fiori da acquarello; i suoi, grandi, esageratamente incontenuti, dalle convessità strabordanti quasi sbracate. Forse era l’acqua siciliana o l’humus di coltivazione che inculcava ai bulbi quell’insopprimibile pulsione alla vita, la resistenza ad una calura inaspettata, l’urgenza della sopravvivenza in un luogo riconosciuto subito difficile, ostile al fiorir bene di ogni cosa.

Tulipani olandesi

Azzerando dunque fragilità e delicatezza, imparavano l’ostinazione delle creature del Sud, la dissimulazione usata come arma nei confronti di amare consapevolezze. Si riaccendeva in loro la fierezza dell’origine, di quei fiori arrivati attraverso i mari, da lontane terre asiatiche e il fascino che nasce da un lungo soffrire. Le striature pennellate dalla natura erano frutto di una lotta persa nell’infezione e che come in tutti i dolori alla fine virava in positivo e si concretizzava nelle sfumature della bellezza che affascinavano i viaggiatori occidentali, incatenando gli occhi dei coltivatori e incorniciando le scollature delle loro donne. La chiamarono “la follia dei tulipani” sporcandola con interessi economici attribuendo al fiore un commercio dalla bizzarra stima che andava fuori scala tracimando al di là di ogni reale valore. Il vento capriccioso di marzo spampinava i fiori e lei avrebbe voluto incollare i margini dei petali come i sultani nei profumati giardini orientali facevano fare ai loro botanici che ricucivano con arte i lembi dei petali ma invece lasciò che si rivoltassero come gli occhi si svoltano al cielo nei mancamenti veri.

Tulipani siciliani

I suoi tulipani sbocciati con l’inconsapevole e un po' insolente bellezza tipica dell’adolescenza e, come le donne che hanno premura di perdere il loro sapore acerbo erano diventati subito maturi, avevano bruciato le tappe della vita e, prematuramente vecchi nelle notti senza luna sorridevano scorati dal vaso di plastica all’umile geranio, al flessibile gelsomino e all’odore della menta convalescente per gli insulti invernali. Cercavano nel cielo stormi di uccelli che non conoscevano e le immense distese dei giardini tagliati dai torrenti rigogliosi delle loro storie che non avevamo mai conosciuto, inventandosi l’odore della legna bruciata ed il lontano abbaiare di cani. Cercavano nei ricordi mai vissuti la forza per continuare in una terra che per quanto straniera li accoglieva con sincero abbraccio mentre l’ombra della fine s’insinuava prepotente nel colore e nel calore di una nuova ma per loro ultima stagione.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 27 settembre 2018




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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