Luciano Canfora, il lupo fascista, l’agnello migrante e gli anticorpi della democrazia

Libri e Fumetti Edito da Laterza, "Fermare l'odio" è il libro di un grande studioso del mondo classico contro la chiusura dei porti in Sicilia e nel Sud del Mediterraneo, un testo molto critico che demolisce il concetto di “muri” e che mette in guardia contro lo slittamento progressivo verso un nuovo fascismo

Il libro di un grande studioso del mondo classico contro la chiusura dei porti in Sicilia e nel Sud del Mediterraneo, un testo molto critico che demolisce il concetto di “muri”. Stiamo parlando di un saggio agile e di veloce lettura, “Fermare l’odio” (edito da Laterza), di un prestigioso intellettuale quale Luciano Canfora, che conosce profondamente il mondo classico e lo ha studiato e studia in maniera multidisciplinare, unendo analisi storica, filologica, politica, filosofica, letteraria, artistica, sociale. E’ un intellettuale eclettico, spazia con competenza dalla storia antica a quella moderna. E da saggista (con diversi libri incisivi) e da opinionista e commentatore culturale (sulle pagine del Corriere della Sera), interviene anche sull’attualità con spirito critico. Il testo “Fermare l’odio” è tutto incentrato su un grande e delicato tema dell’attualità, quello delle migrazioni. E l’autore lo affronta con il suo stile colto e manzonianamente parla anche del passato per illuminare le contraddizioni del presente.

Luciano Canfora

La sua presa di posizione è decisa, a tratti radicale, dai toni molto critici e severi. Il libro lo ha scritto quando al governo vi era Matteo Salvini nel ruolo di ministro dell’Interno. Ed alla luce delle vicende politiche di questi giorni è decisamente attuale.

Nel testo in primo piano vi sono la Sicilia ed il Sud del Mediterraneo. Ma vi sono anche l’Europa e gli scenari internazionali. La tesi di Canfora non lascia spazio a dubbi: “Questo libro è stato scritto mentre imperversava la disumana “chiusura dei porti” imposta dal governo italiano allora in carica (e ancora irrisolta) a danno di profughi in fuga dall’inferno libico. Quella pagina vergognosa della nostra storia recente, che ha macchiato l’onore del nostro paese, è stata anche rivelatrice di un male antico e sempre latente: il lauto consenso che premia la demagogia xenofoba. Drammatica conferma, nell’LXXX anniversario delle leggi razziali italiane, della vitalità, anche da noi, di quello che Umberto Eco definì efficacemente il fascismo eterno“.

La critica demolitrice di Canfora è serrata: “Dal 2016, “America First!”, è la parola d’ordine vincente nella “grande democrazia americana”. Da noi si è passati dalla “difesa della razza” (1938) a “Prima gli italiani!” (2018). Indimenticabile la difesa della “razza bianca”, perno del formulario elettorale dell’attuale presidente salviniano della Regione Lombardia”.

Vi sembra una posizione molto dura? Continuate a leggere gli altri passaggi dello studioso Canfora che riportiamo in maniera testuale – senza alcun nostro commento – sulla vicenda dei migranti sulle coste siciliane e nel cuore del Mediterraneo. Lo storico Canfora facendo chiaramente riferimento all’epoca del fascismo sostiene: “Violenza anche questa volta c’è stata, e continua. E si è manifestata anche questa volta in forme sadiche: a danno di centinaia di disperati ridotti allo stremo (Diciotti, Sea Whatch, Open Arms, etc.), a rischio di ricacciarli nella Libia dei lager e della guerra civile. Lager nei quali la dignità umana viene annichilita, ma dove si può anche morire più in fretta, grazie ad un bombardamento”.

Canfora argomenta: “Anche questa volta imperversa l’aizzamento di massa contro “l’invasione” di stranieri (per giunta neri!) che “ci tolgono il lavoro”, come a suo tempo “contro l’ebreo, affamatore del popolo” nel gergo belluino nazifascista. Rimarrà a lungo nell’album della vergogna nazionale, documento della bassezza verso cui è stata sospinta la morale media nel nostro Paese, la minaccia di stupro urlata da un isterizzato giovane popolano all’indirizzo di Carola Rackete, al momento dello sbarco a terra, dopo l’impeccabile attracco della “Sea Whatch” nel porto di Lampedusa (29 giugno 2019)”. Canfora aggiunge più avanti: “La scena archetipa è, in casi del genere, quella che apre il bel libro del poeta latino Fedro, lupus et agnus. Il lupo “superior stabat” e tuttavia – collaudata tecnica del vittimismo – protestava minaccioso: “Mi stai sporcando l’acqua!””.

La nave Ugo Diciotti della Guardia costiera italiana nei giorni dello stallo al porto di Catania

E conclude questo passaggio così: “Finché ci sono anticorpi (e ce ne sono), si deve reagire: nonostante l’irridente frastuono giornalistico proteso ad enfatizzare le differenze tra “ora” e “allora”. Mostrano di non sapere che anche allora si scivolò per gradi”. Canfora afferma: “Chi visse allora lo capì poco alla volta: ma quello era fascismo in tutte le sue fasi: parlamentari, aventiniane, dittatoriali. E’ questo che non accettano di comprendere coloro che, da mesi, ci spiegano che “ora” è diverso da “allora” perché “ora” non c’è la dittatura (e nemmeno la violenza!). Nel fascismo si sprofonda per slittamenti progressivi”.

Canfora va oltre, secondo la sua visione è in corso da tempo “una più generale diseducazione di massa, spesso barattata “per modernità”, c’è da costatarne uno specifico aspetto: il deperimento dell’educazione all’antifascismo. (Qualche venditor di fumo ha anche coniato per sé l’etichetta fortunata di anti-antifascista.) Stanchezza? Forse! Ignoranza: certo. Clima generale. Ma anche effetto negativo (sul versante antifascista), per esempio nella scuola, di una comunicazione di tipo catechistico e apodittica, povera sul piano storiografico e documentario: controproducente come tutti i catechismi. Il fatto che giovani e giovanissimi nelle nostre scuole – pur dopo lo sforzo illustrativo e commemorativo in occasione di ricorrenze capitali (da ultimo l’LXXX delle “leggi razziali”) -, si proclamino orgogliosamente “fascisti”, non è una febbricola passeggera di cui disinteressarsi. Si tratta dell’indicatore di qualcosa che ha radici. Avranno imparato nelle loro famiglie, e queste, a loro volta – se consideriamo il succedersi delle generazioni -, delle “maggioranze silenziose” degli anni Sessanta e Settanta”.

Manifestazione neofascista di Casapound

Canfora rivaluta, però, l’azione autonoma della classe dirigente della Dc dei primi decenni del Dopoguerra, e ricorda un episodio “emblematico”. Nella tempestosa e drammatica seduta pomeridiana del 14 luglio 1948, al Senato, mentre esplodeva nel Paese la rivolta spontanea innescata dall’attentato, quella mattina, contro Palmiro Togliatti, e qualcuno chiedeva – e altri paventavano – la mano dura e una sommaria resa dei conti, un dirigente democristiano, già esponente della Resistenza fiorentina, Adone Zoli, dichiarò con tutta l’energia e l’impegno che la circostanza richiedeva: “Fino a quando vi saranno alla testa della Democrazia Cristiana gli uomini che vi sono attualmente nessuno in Italia sarà posto fuori dalla legge e tutti i cittadini avranno parità di diritti, parità di rispetto”.

Canfora ritiene che scomparsi i partiti, “non esiste altro luogo di acculturazione civile se non la scuola. Ed è su di essa che si concentra la “sorveglianza” del “sovranismo nero”. (Gli episodi repressivi, poi abortiti, di Palermo e di Monfalcone sono segnali).” Lo storico si riferisce in particolare alla vicenda che ha visto infliggere una sospensione alla docente di Palermo Rosa Maria Dell’Aria. “Motivo del provvedimento: gli studenti avevano elaborato un raffronto tra alcune norme della legislazione razziale del 1938 ed alcune norme del famigerato Decreto Sicurezza”. Decreto sicurezza che per Canfora ha palesi elementi di incostituzionalità, anzi più decisamente “viola nella sostanza il dettato costituzionale (art.10) e ne calpesta il senso e lo spirito informatore”.

La professoressa palermitana Rosa Maria Dell’Aria

Va ricordato che nel suo ruolo rigorosamente super partes, e con autorevole competenza giuridica di costituzionalista, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur senza entrare nel merito delle norme perché non di sua competenza, ha segnalato due profili del Decreto Sicurezza bis “che suscitano rilevanti perplessità”, ed ha invitato le camere a rivedere le norme senza entrare nello specifico ambito politico.

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