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Lo spirito del Catania

Blog Non è solo nostalgia per un'era gloriosa della squadra rossazzurra, quella di Gaspari, Michelotti, Giavara, Ferretti, Grani, Corti, Castellazzi, Biagini, Calvanese, Prenna, Morelli, il mio Catania. Ieri come oggi il bello è tifare per squadre, in Italia o nel mondo, che glorificano lo sport attraverso la rinvincita degli umili contro i divi capricciosi e mercenari

Gaspari, Michelotti, Giavara, Ferretti, Grani, Corti, Castellazzi, Biagini, Calvanese, Prenna, Morelli. Undici nomi che mi martellano nella memoria da più di mezzo secolo. Uno si dimentica il numero di targa, il codice fiscale, il telefono del migliore amico, ma se certe memorie apparentemente futili persistono, un senso dev’esserci: il cervello non scaglia a caso i suoi dadi, è l’anima a guidargli la mano.

Avevo dieci anni o poco più. Allo stadio mi ci portò un alunno di mio zio: Catania-Atalanta 3-1. Era il grande Catania che concluse il girone d’andata al secondo posto, alle spalle di un’Inter che l’umiliò con un secco 5-0 (e ben quattro autogol!). Finì ottavo, comunque: magnifico piazzamento per una squadra magnifica, quella di Marcoccio e Di Bella, quella di quegli undici piccoli eroi che dopo quella stagione, e al di là dello Stretto, piombarono nell’oblio che tocca agli umili e preziosi operai: chi mai si ricorda – direbbe Brecht – di coloro che edificarono le Piramidi e la Grande Muraglia?

Poi arrivarono campioni come Szymaniak, nazionale tedesco e grintoso mediano, come Vavassori o Danova, o come il giocoliere Cinesinho, di cui mi resta nella memoria e mi canta nel cuore un tiraccio carico d’effetto direttamente insaccato in rete dal calcio d’angolo. Ma da allora iniziò pure la prosa, la lotta della provinciale per non retrocedere, infine il declino qua e là interrotto da sporadiche fiammate, da effimere e non sempre lodevoli comparse nella serie superiore.

Era quello il mio Catania: Gaspari, Michelotti, Giavara, Ferretti, Grani, Corti, Castellazzi, Biagini, Calvanese, Prenna, Morelli. A ciascuno il suo ricordo, che sia il primo amore o la squadra del cuore. A ciascuno i nomi, le stagioni, le partite che più e meglio lo confortino: se così non fosse, io che sono stato in passato anche milanista non avrei potuto resistere all’onta berlusconiana; ma per fortuna c’era stato il mio Milan di Rivera e Altafini, e a quello potevo tributare riconoscenza e fedeltà.

Il Catania Calcio 1960-1961

Il Catania Calcio 1960-1961

Chi si ricorda di Elio Grani, roccioso centromediano del Catania d’antan? Fu stroncato da un fallo cattivissimo, dettato da premeditata vendetta, di Sivori, sì, di quel Sivori che viceversa tutti ricordano, perché fu il primo che al calcio degli onesti operai fece subentrare il calcio dei divi capricciosi e cattivi, dei fantasisti mercenari e superpagati. Ma non è solo a quegli undici che va il mio ricordo: è a una folla variopinta e composta, estroversa e civile, che m’insegnò il commento salace e l’insulto temperato dall’estro e dall’ironia, la tornita “malaparola” oggi insidiata dai gerghi, ma pure una lealtà e una correttezza non propriamente britanniche (quanta tensione compressa, quali truculente metafore!) ma sicuramente degne di rimpianto…

Lo so bene: chi legge e ha venti, trenta, quarant’anni mi prenderà per un nostalgico noioso e ricattatorio, per un laudator temporis acti, di quelli che mitizzano il passato perché non sanno leggere il presente. E invece quello che chiamerei lo “spirito del Catania”, di quel Catania, riguarda il passato tanto quanto il presente: come lo “spirito della frontiera” americano, o come il mito napoleonico, riguarda ieri come oggi la rivincita degli umili e dei poveri, la possibilità che la recluta venga promossa generale, il sogno di ribaltare privilegi e gerarchie in una paritaria corsa a cavallo fino all’orizzonte, nelle sconfinate praterie dell’utopia.

E perciò quello spirito lo si può incarnare ancora, tifando Lecce o Spal anziché la solita insopportabile Juventus, o seguendo con fervore il Cile o l’Islanda anziché la Francia o il Brasile. O il Catania nuovamente subalterno, anzi umiliato e offeso, e incostante e caparbio, di questi ultimi campionati e del prossimo, il Catania che incontrerà non più Inter e Milan ma la Leonzio e il Catanzaro decorando il manto verde dell’eterno ritorno con le veroniche di Calvanese, le sgroppate di Ferretti, i rigori di Prenna, i tackles di Grani, i dribbling di Cinesinho.

Clamoroso al Cibali: l'1-0 di Castellazzi all'Inter

Clamoroso al Cibali: l’1-0 di Castellazzi all’Inter

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