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Ferretti e il miracolo del Catania calcio povero ma bello

Blog Possente mediano, padrone del centrocampo e capace anche di andare a rete, Mirko Ferretti fu uno dei pilastri del Catania calcio di Ignazio Marcoccio, una squadra povera in canna che grazie a grandi sacrifici e geniali intuizioni realizzò un miracolo compreso il "Clamoroso al Cibali!". Come mi scrisse in una lettera furono anni vissuti con "grande professionalità e dignitosa “povertà”" che fecero nascere un mito

«Nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria». Così Francesca a Dante; e così (il sommo poeta ci perdoni) diciamo noi ricordando, nella miseria forse inguaribile in cui oggi versa la squadra di calcio etnea, dei tempi felici che la videro svettare ai vertici della serie A.
Quali? Quelli di Pulvirenti e Lo Monaco? Quelli del rimpianto Massimino? Giammai. Quelli piuttosto, i più fulgidi ma chissà perché dimenticati, del Catania di Marcoccio e Di Bella, del Catania dei primi anni ’60, del Catania che concluse al secondo posto il campionato d’inverno, del Catania del «Clamoroso al Cibali!» che batteva tutte le grandi, del Catania di Grani e Prenna, di Biagini e Calvanese. E di Mirko Ferretti.
Già, Ferretti: possente mediano, padrone del centrocampo e capace anche di andare a rete, poi venduto alla Fiorentina, poi passato al Torino dove concluderà la sua carriera da vice dell’allenatore Gigi Radice. E fece goal anche il 9 ottobre 1960, in un Catania-Atalanta 3-1 che mi vide varcare per la prima volta i cancelli d’uno stadio e tenere a battesimo – a undici anni – la mia sessantennale e mai sopita passione calcistica.

Il glorioso Catania calcio dove militò Ferretti

Ma perché parlo proprio di lui? Perché è il caso a offrirci i più bei regali. E il caso, qualche mese fa, assunse le sembianze dell’amico Enzo Barnabà, saggista e narratore, che commentando un mio scritto nostalgico sulle glorie rossazzurre mi scrisse: «E ti ricordi di Ferretti?». «Certo che mi ricordo: un grande mediano, un mito». E lui: «È un mio amico, un mio vicino di casa ad Alessandria. Ti metto in contatto con lui». E così è stato: dal buon Mirko mi sono giunte lettere, fotografie d’epoca, e un bel libro, Una vita da secondo. Storia di Mirko Ferretti, l’allenatore nell’ombra, di Alessandra Demichelis e Michele Ruggiero (Araba Fenice, 2016), che ad onta del titolo ripercorre l’intera carriera di calciatore e poi d’allenatore di Amilcare Ferretti, Alessandria 1935.

Ferretti è il primo da destra

Bel libro, ma ora vorrei dire d’una lettera (Mirko mi perdonerà se lo cito) in cui Ferretti, a proposito dei suoi due anni al Catania, mi scrive: «Sono stati due anni di grandi momenti e non solo calcistici, ma di grande insegnamento sociale, vissuti con grande partecipazione da tutti noi in quegli anni dove per varie ragioni la società stava attraversando momenti poco floridi in senso economico e organizzativo, ma da tutti noi affrontati con grande professionalità e dignitosa “povertà” nell’affrontare avversari molto più attrezzati di noi in tutti i sensi, con grande spirito collettivo e morale, come un corpo unico, noi e la dirigenza. Ecco come può nascere ed è nato quel mitico Catania».
Già, proprio così: un Catania povero in canna che grazie a grandi sacrifici e geniali intuizioni realizzò un miracolo. E lo realizzò grazie a un presidente che pochi ricordano come Ignazio Marcoccio, democristiano di lungo corso e persona amabilissima, che anche come presidente del Teatro Stabile di Catania (e soprattutto in questi tempi, con un Teatro Stabile immemore del suo passato) andrebbe gratificato almeno d’una intitolazione d’una via nella città per cui tanto (anche come sindaco) si spese. Miracoli d’altri tempi, non certo dei nostri mortificati dai Donnarumma e dai Lukaku, dai Lotito e dagli Agnelli, dai Raiola e dai cinesi, dalla finta e truffaldina economia degli avventurieri della finanza.
Grazie, Mirko, di questa bella lezione. Grazie di averci fatto innamorare del calcio quando ancora ne valeva la pena.

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