mercoledì 24 aprile 2019

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La cultura siciliana è servita... nel piatto

Tutto fa panza

Un piccolo progetto dal cuore grande. E' Pasta Madre, il pastificio nato nel cuore di Enna, nell'assolata valle del grano, che produce in modo etico utilizzando semole biologiche di grani duri siciliani, e che mira a riunire tutti i produttori di grano biologico in un’unica cooperativa


di Alessandra Dammone

La pasta secca di Pasta Madre

Acqua e farine pregiate. Il sole, la manualità e il rispetto per l'ambiente. Sono questi gli "ingredienti" di Pasta Madre, non solo "pasta", ma un pastificio artigianale che ha sede nell’assolata valle del grano siciliano, in provincia di Enna, a Catenanuova. Nato da nemmeno un anno, produce pasta secca e fresca realizzata con semole bianche ed integrali di grani duri siciliani provenienti da agricoltura biologica certificata.
L’anima di questo progetto piccolo, ma dal cuore grande è Salvatore Scuderi, tornitore, professore di tecnologia meccanica con alle spalle varie esperienze alla Camera, al Senato e una vita dedicata alle relazioni internazionali. Oggi, messa da parte la politica e l’insegnamento, indossa la giacca e il berretto d’ordinanza ed è diventato un artigiano. Un pastaio per l’esattezza, ma con un progetto culturale tra le mani, che in questi giorni sta promuovendo Pasta Madre alla Fiera Campionaria del Mediterraneo di Palermo.

Salvo Scuderi

«La nostra impresa può definirsi "eretica", perché mira a sbloccare l’economia facendo mercato, ma non nella scala speculativa di borsa - spiega Scuderi -. Il prodotto che realizziamo è fortemente connotato in senso etico: la pasta che produciamo è interamente biologica, e questo tipo di agricoltura non indica soltanto un metodo di produzione alla moda, ma anche un impegno verso un nuovo modello di società più equa. Inoltre la nostra pasta è pesata e confezionata a mano in scatole di cartone realizzate da un artigiano di Paternò, completamente riciclabili e con certificazione FSC sulla provenienza da foreste sostenibili».

Una pasta con una precisa intenzione sociale e morale dunque, ma che persegue anche rigidi standard di qualità visto che, dopo una rigorosa ricerca della materia prima, la semola viene impastata con acqua per almeno venti minuti, estrusa lentamente attraverso trafile al bronzo raffreddate ad acqua, e asciugata a bassa temperatura per 24-48 ore, a seconda dei formati che si intendono produrre.

«Crediamo fermamente che il riscatto sociale di un popolo parta dal suo benessere - continua Scuderi -, per questo produciamo solo con semole realizzate da frumenti siciliani pagati il giusto prezzo, aderiamo alla Rete delle Fattorie Sociali di Sicilia e al progetto Aziende PizzoFree dell’associazione antiracket Addiopizzo, perché noi siamo veri siciliani e come tali diciamo no ad ogni forma di mafia».

Non fatevi trarre in inganno dal nome di questa pasta pregiata, Pasta Madre nulla ha a che fare con i lieviti.
«Perché il lievito siamo noi, siamo noi la pasta madre di questa Sicilia».

Il giovane progetto, etico e sostenibile, ha già raggiunto importanti obiettivi, ma guarda lontano...
«Nonostante la crisi generale quello del bio è un mercato in crescita, e già dal primo mese l’azienda è riuscita a coprire i suoi costi di produzione - conclude Salvo Scuderi .. La nostra più grande soddisfazione oggi viene dai nostri clienti che, al posto dei rappresentanti che abbiamo deciso di non assumere, vanno in giro per i negozi bio a richiedere la nostra pasta, procurandoci così il contatto e la certezza della vendita. Piano piano, sempre in questo modo, col passaparola tra i consumatori e gli operatori del settore, siamo arrivati ad esportare in Germania, in Spagna e a Bruxelles. L’obiettivo è quello di diventare autosufficienti producendo noi stessi, nella valle del grano di Catenanuova, il nostro frumento, nella varietà Senatore Capelli che è la più adatta alla pastificazione, di macinarlo a pietra nel mulino che stiamo attualmente ristrutturando, e di riunire tutti i produttori di grano biologico in un’unica cooperativa, aperta a chiunque ne voglia fare parte».

Uno modo insolito di crescere dunque, che preferisce consorziare i competitors piuttosto che dichiarargli acerrima battaglia. Un modo etico che passa dal grano per arrivare alla pasta. Perché a volte mettere la cultura nel piatto si può, e per farlo basta un pizzico di coscienza.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 01 giugno 2015
Aggiornato il 10 giugno 2015 alle 16:43





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