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Io, anarchico, oggi difendo Conte

Blog Il premier Giuseppe Conte è un qualunque professore che si è trovato a dover fronteggiare l'emergenza più grave nella storia dell'Italia repubblicana, quella d'un paese piagato a causa d'un sistema sanitario dissestato e impoverito. Oggi da anarchico, quindi eretico, che sceglie in maniera libera, lo difendo. Domani lo criticherò. Non difenderò mai l’ottusa coerenza di chi non si mette mai in questione

Prima di dire la mia – plausi o botte che siano – sento il dovere di ricordare Lillo Venezia, la sua dedizione alla causa degli ultimi, il suo contributo alla controinformazione. Una sola parola, per definirlo; una parola oggi non più usata perché sono scomparse la passione politica e morale, la fraternità, il modo di essere e di vivere che esprimeva: Lillo era un compagno.
E visto che parliamo di politica, e dei nostri tempi tristi, devo dire del disgusto provato nell’imbattermi, fra le tante esternazioni sguinzagliate come pitbull su Facebook, nel post d’un mentecatto che asseriva non essere state uccise dal virus le tante vittime di questi giorni, bensì dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.
Che dire di un cretino che così scrive? Meglio tacerne, per rispetto di noi stessi. Ma che dire, piuttosto, di Conte? Be’, Conte non è De Gaulle o Adenauer o De Gasperi, non è Willy Brandt né Olof Palme, né tantomeno Gandhi o Luther King. È un qualunque professore, come me e mille altri (anzi meglio perché ha, o giocoforza s’è fatto, competenze specifiche a tanti di noi ignote), che sta svolgendo il suo compito come meglio può. Per non dire che a confronto d’un Renzi giganteggia per dignità. E che deve fronteggiare l’emergenza più grave nella storia dell’Italia repubblicana, quella d’un paese piagato più d’ogni altro a causa d’un sistema sanitario dissestato e impoverito dai governi precedenti. Punto.

Il premier Giuseppe Conte

Ma gli italiani, scontenti perfino della Creazione e del suo Artefice (loro avrebbero fatto meglio!) coltivano quella innata malevolenza da fermata dell’autobus, quella metafisica del sospetto e del biasimo che nella nostra storia si sono rivelate sempre rovinose.
Siamo sempre al “piove, governo ladro”; siamo all’Italietta di don Abbondio e di Alberto Sordi, meschina e rancorosa, opportunista e servile ma, quando può, ciecamente vendicativa. L’Italia del Griso che consegna ai monatti don Rodrigo, l’Italia dei tanti maramaldi che hanno vilipeso Sciascia dopo la sua morte.

Mi aspetto io stesso un bel po’ di accuse e di sospetti, da parte di amici e no scandalizzati da queste mie righe: sei diventato governativo? ti ha assoldato Casaleggio? ti ha tesserato il PD? non ti atteggiavi fino a eri ad anarchico, a libero pensatore, a nemico del Potere? E allora sarà bene chiarire cosa intendo, io, per anarchia. Non adesione a questo o quel gruppo o movimento recante quel nome, non giuramento sui libri sacri di Bakunin o di Kropotkin (nobilissime figure che certamente amo, ma a fronte delle quali Marx giganteggia), non un astensionismo preconcetto né un “vogliamo tutto” che ignori le differenze, i gradi e le tappe, le soluzioni intermedie, il meglio o il meno peggio.
Per me anarchia è sogno di riscatto, è aspirazione ad una umanità di liberi e uguali, ma che ha bisogno, per raggiungere l’agognata parusìa, delle braccia e delle menti degli uomini e delle donne così come sono, vivaddìo imperfetti, tentati, dubbiosi, gelosi del loro piccolo Io e avviticchiati ai loro quotidiani, sacrosanti bisogni.

La bandiera dell’anarchia

Ed è sinonimo di eresia, αἵρεσις, cioè scelta: libera, incondizionata, da fare ogni momento a costo di contraddirsi, di dar ragione a Cacciari la mattina e il pomeriggio al rivenditore di ortofrutta, e l’indomani di contestarli entrambi. È il Candido di Sciascia che dinanzi alla statua dell’amatissimo Voltaire rinunzia una volta per tutte ad adagiarsi sotto la sua ombra protettrice: rinunzia ai padri, ai miti, alle certezze.
E perciò oggi difendo Conte e il suo governo e domani, se occorre, li criticherò. E sbaglierò, certo, sbaglierò spesso come chiunque si scommette e si espone: il libero pensiero procede per congetture e confutazioni, tradimenti e ripensamenti, azzardi e inevitabili errori. Ma non difenderò mai l’ottusa coerenza di chi non si mette mai in questione, anarchico che sia o sostenitore dello status quo, conservatore o riformista o rivoluzionario, religioso o miscredente, asservito comunque a questa o quella opinione o schieramento, gregario del già detto, approvato e sottoscritto.

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